Ma l’ecopelle è pelle o plastica? Facciamo chiarezza

Scrivo questo post dopo l’esplosione dell’ennesima diatriba tra me, santa protettrice del consumatore distratto, e un rappresentante della categoria “aziende paracule”, quelle che pensano di poter usare parole a caso per ingannare i clienti e avere anche ragione.

Prima di parlare di ecopelle, simil pelle, plastica e paraculi una premessa: il post è lungo, palloso e nel mio profilo Instagram c’è la versione in pillole, ma siccome non è bastata ho deciso di fare chiarezza una volta per tutte.

Detto ciò, quante volte ti è capitato di comprare o provare un giacca low cost in finta pelle, dei leggings all’ultima moda o delle scarpe da pochi euro, e di descrivere alle tue amiche il suddetto prodotto utilizzando la parola “ecopelle”?

Sappi che hai contribuito a confondere le idee del mondo!

Scherzi a parte, la diatriba a cui ho partecipato nasceva da quello che è diventato lessico comune, usato però in modo errato in alcuni casi, ma ingannevole in altri.

Perché no, la finta pelle che troviamo nei negozi low cost non è ecopelle, è finta pelle, o simil pelle. Punto e fine.

L’ecopelle è vera pelle, conciata in un modo particolare che consente di ridurre l’impatto della sua lavorazione sull’ambiente, ma è pelle vera, di provenienza animale; chiaramente ha un costo molto più alto della plastica che nei negozi viene spacciata per ecopelle, ma questo non è un dettaglio che il consumatore è tenuto a sapere.

Tornando a a te e alle chiacchiere con le amiche, capirai che usando la parola “ecopelle” al posto di “simil pelle” durante un aperitivo, difficilmente ingannerai qualcuno, ma se a commettere questo errore sono tutti i brand di moda più conosciuti la faccenda diventa complicata.

E si complica perché l’errore si diffonde, diventa convenzione, ed il consumatore  inizia a pensare che la giacca in “ecopelle” da 15 Euro è amica dell’ambiente, e guarda un po’, costa anche molto meno di quella in pelle, quindi la compra, la usa e la butta con grande nonchalance, perché tanto “è eco”.

E invece è tutto tranne che eco friendly, dato che la finta pelle è un derivato del petrolio.

Purtroppo però il 99% dei siti e dei negozi usa la parola “ecopelle” al posto di finta pelle, per notarlo ti basta leggere le etichette (non quelle della composizione dei tessuti, lì non si può mentire), studiare le didascalie degli e-commerce, cercare su Google “scarpe in ecopelle”: scoprirai che il 90% delle proposte che stai guardando è realizzata in finta pelle, ma viene dichiarata “ecopelle”.

E sembra valer poco la trasparenza che tutti millantano, così come vale poco e niente la norma UNI 11427:2011 (da Wikipedia):

“Nata per imporre la trasparenza a favore del consumatore, la norma UNI 11427:2011 Cuoio – Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale stabilisce i requisiti minimi di prodotto e i requisiti minimi ambientali del processo produttivo che devono essere soddisfatti da una pelle o cuoio per poter essere denominati “ecopelle” o “a ridotto impatto ambientale” o “cuoio ecologico” e similari. Regola l’utilizzo di tali diciture, che “non devono identificare materiali diversi dalla pelle e dal cuoio”.

Requisiti minimi di prodotto:

  • rispetto delle esigenze di salute e sicurezza del consumatore
  • prestazioni delle pelli e cuoi in conformità delle norme tecniche di prodotto specifiche per destinazione d’uso

Requisiti minimi di processo:

  • rispetto dei limiti delle sostanze chimiche sottoposte a restrizione legislativa per l’utilizzo nella lavorazione conciaria
  • rispetto dei limiti delle sostanze chimiche sottoposte ma cssla restrizione legislativa nei cuoi finiti
  • conformità alla legislazione vigente in tema ambientale e in ogni altro tema pertinente
  • rispetto dei valori limite di specifici indicatori ambientali predefiniti (consumo di acqua, prodotti chimici, rifiuti prodotti, ecc.).

La norma UNI 11427 si applica al cuoio e/o pelle, la cui produzione si intende a partire da pelle grezza, cioè dall’inizio del processo produttivo fino all’articolo finito, pronto alla spedizione per l’utilizzo nell’industria manifatturiera dei beni di consumo.

Per attestare la conformità alla norma UNI 11427 esiste un logo registrato acquisibile da ICEC, Istituto di certificazione per l’area pelle.

Attenzione: purtroppo in ambito commerciale è uso comune definire “ecopelle” i fogli di materie plastiche, in prevalenza poliuretano, accoppiati a tessuto. Mai definizione è stata meno adeguata, in quanto tali prodotti sono fra i più inquinanti per l’ambiente.”

ecopelle

Tutto chiaro adesso? L’ecopelle è vera pelle; invece quella che in etichetta viene spesso definita con la sigla PU è simil pelle, finta pelle o pelle sintetica.

Simil pelle, finta pelle e pelle sintetica sono sinonimi, e si riferiscono ad un materiale creato dall’uomo che ricorda nell’aspetto la vera pelle di origine animale, ma è derivata dal petrolio e non contiene parti di origine animale (se siete vegani, occhio, perché per le scarpe non basta scegliere quelle in finta pelle).

Ecopelle significa invece vera pelle di origine animale, conciata in modo da ridurre il suo impatto sull’ambiente.

Meglio comprare ecopelle o simil pelle?

A questo punto sorge spontanea una domanda: è meglio acquistare ecopelle, pelle vera o simil pelle (e tutti i suoi sinonimi)?

La risposta è soggettiva, ed è inevitabilmente legata alle scelte personali di ognuno di noi: la vera pella, sia essa eco o meno, è più resistente della finta pelle, dura di più nel tempo perché può essere trattata e rigenerata, non si spella con la stessa facilità della finta pelle. Ma è ovviamente un materiale proveniente dagli animali, e per alcuni questo è un problema di primaria importanza.

Come dicevo prima, sono scelte molto soggettive.

L’impatto della plastica sull’ambiente è cosa nota, quindi non salterei sul carro del vincitore vestita in finta pelle dalla testa ai piedi, personalmente valuto in base al prodotto: se è una giacca va benissimo la simil pelle, se è una scarpa, anche per rispetto della mia salute, preferisco la vera pelle.

Il vero problema è che qualsiasi scelta ha un impatto sull’ambiente, la plastica ci sta soffocando, uccidere animali è triste, quindi cosa dovremmo fare?

Comprare meno, optare per la qualità invece che scegliere sempre la quantità e il low cost, prenderci cura di ogni singolo oggetto che facciamo entrare in casa nostra. Questa è la mia posizione, non è necessariamente quella giusta, perché nessuna lo è al 100%.

Quello che è certo è che ogni consumatore deve essere libero di prendere la propria decisione senza vincoli, e se le aziende smettessero di usare descrizioni truffaldine farlo con la giusta consapevolezza sarebbe senza dubbio più facile per tutti.

Perché io sono informata, ora lo sei anche tu, ma non possiamo pretendere che tutti i cittadini leggano questo post prima di andare a fare shopping; fidarsi di un commesso o di una descrizione è un diritto, ed essere tacciati di ingenuità solo perché esistono le aziende paracule non mi sembra umanamente corretto.

 

 

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