Tacchi borchiati per le décolleté firmate Cesare Paciotti

Avevo intenzione di iniziare questo nuovo anno di post con un modello sensazionale ma quando mi sono imbattuta in una décolleté Cesare Paciotti  con tacchi borchiati piuttosto originale ho deciso di presentarvela. Come premessa vorrei ricordare a tutti che recentemente ho parlato molto bene di un’altra scarpa dello stesso brand, cerco sempre di essere sincera nei miei post perché trovo squallido farsi piacere tutto in nome del fashion blogging. Ho un grande rispetto per il lavoro di tutti, le mie sono e saranno sempre opinioni del tutto personali che condivido con chi mi segue, perché farlo è parte del mio lavoro. Premessa finita.

Nel momento in cui ho visto questa scarpa per la prima volta su Facebook  ho pensato di aver messo il like a qualche sito specializzato in “repliche”, non potevo credere che si trattasse di un modello creato da uno dei brand più lussuosi del nostro paese, nonché uno dei miei preferiti; invece questa décolleté è firmata Cesare Paciotti, è realizzata in pelle metallizzata  e probabilmente la foto la fa sembrare molto peggio di quella che è, ma per il tacco che scusante c’è!?

tacchi borchiati

scarpe cesare paciotti 2016

scarpe paciotti 2016

In uno dei miei video ho spiegato che storicamente il tacco era utile ai cavalieri perché li aiutava ad infilare meglio il piede nella staffa, garantendo  stabilità in ogni momento, ma siamo nel 2016, a chi serve oggi un tacco borchiato? L’idea di profilare la tomaia con l’hardware mi piace, è un dettaglio rock che sarebbe bastato a rendere glamour una scarpa dalla forma semplice, mentre invece il tacco è un’inutile forzatura che non trova un suo senso stilistico: non è glamour, non è fetish, non è… niente. La scollatura a cuore è sempre splendida, peccato per il tacco borchiato, è davvero troppo: a voi piace?

Il modello Alex è realizzato in una bellissima tonalità di viola metallizzato e costa 585 Euro.

16 thoughts on “Tacchi borchiati per le décolleté firmate Cesare Paciotti

  1. Salvo solo il colore (splendido), per il resto boccio tutto: il tacco con le borchie all’interno è inguardabile, ma anche le borchiette lungo la tomaia – allineate male – sembrano avere l’unico scopo di sottolineare un plateau interno che era meglio evitare. Proprio a causa del plateau, non mi piace neanche la forma della scarpa. In generale sembrano davvero repliche cinesi, Paciotti mi sta deludendo sempre di più.

  2. La schiettezza che hai messo in risalto nella premessa è la cosa più bella di questo post. “trovo squallido farsi piacere tutto in nome del fashion blogging” dovrebbe essere quasi un motto, uno slogan, una dichiarazione d’intenti di qualsiasi blogger. Non solo. Anche delle followers dei vari blog. Invece purtroppo noto che in 999 casi su 1.000 il contenuto dei commenti sui vari blog si materializza in entusiastici peana sugli outfit proposti. Rarissime le critiche. Notando che non c’è mai voce fuori dal coro, spesso anche io mi faccio problemi e remore a manifestare giudizi critici, mi sento un pesce fuor d’acqua, quasi estranea, temo di far la parte dell’antipatica o di quella che va controcorrente per il solo gusto di farlo. Che c’è di male a commentare “Bello quest’outfit, stupenda la gonna, eleganti le scarpe, carina la borsa, ma la camicetta è veramente orribile”? Oppure “Sinceramente quello di oggi non è un bel look. Non ti dona”. Può sembrare indelicato, forse lo è, ma dato che il blog è fatto apposta per presentare qualcosa e per ricevere commenti, sia consensi che critiche, credo che vada sempre privilegiata la schiettezza, la sincerità. Quando notiamo che qualcosa non ci piace, dobbiamo dire che ci piace per forza? Oppure dobbiamo essere sincere? Io cerco sempre di essere gentile ed equilibrata nei miei giudizi, perché scrivere un commento in un blog non tuo equivale ad entrare in una casa che non è tua, non sono mai offensiva, non intendo ferire nessuno, ma rivendico il mio diritto di critica, pur rispettando – e ci mancherebbe altro – le idee di coloro che non la pensano come me.
    Fatta questa premessa, e riconosciuto a Sara il merito di avere attirato l’attenzione su questo importante aspetto, mi unisco al giudizio negativo espresso quasi all’unanimità da Sara e da coloro che mi hanno preceduta. Un brand come Paciotti non può scadere a questi livelli. Questa Alex non va presa minimamente in considerazione. Non è glamour, non è fetish, dice Sara. Forse è un po’ trash. Il cattivo gusto ce lo vedo, anche se non ai massimi livelli. Salvo solo il colore, non male questo viola metallizzato. Per il resto si è fatto tutto il possibile per rendere brutta questa scarpa. Dal plateau inutile a queste borchie che paiono quasi speroni. La scollatura a cuore? A me non piace. Trovo che tolga slancio alla parte anteriore. Meglio la scollatura netta, quella che avvolge meno il piede, sia all’interno che all’esterno.
    Vabbè, insomma: BOCCIATISSIMA

    1. L’argomento è complesso ma mi piace parlarne, avevo anche pensato ad una serie di post a tema ma non so se possano interessare davvero.
      Questo blog, in questa veste, esiste dal 2009 ma io scrivo sul web da un po’ prima e ti assicuro che la questione commenti non è sempre stata così; all’inizio nei commenti di ogni post si chattava, si litigava, si scoprivano negozi, brand, insomma c’era un’interazione che oggi si è molto semplicemente spostata sui social. Il mondo del blogging si è trasforamto in una piattaforma su cui fare anche marketing, ma anche questa è una sfumatura nuova che si sta formando mentre scrivo! Sono tante le aziende che spiazzate da questo nuovo modo di fare pubblicità (a costi più bassi rispetto ai consueti mezzi di comunicazione si raggiungono molte più persone “targettizzate”) si affidano principalmente a due valori: i like sui social e il numero di commenti ai post. Quindi negli ultimi anni sono successe due cose: nel migliore dei casi è nato il “like for like” tra blogger, quindi ti metto il like se me lo metti anche tu (uno stress indicibile), nel peggiore tanti blogger hanno comprato pacchetti di like per creare l’illusione di gestire una pagina importante. Quali sono? Apri Facebook, guarda il numero dei like alle pagine e il numero dei like ai singoli post e lo vedrai da sola: 300.000 like e zero interazioni su ogni post sono matematicamente possibili? La mia testa da liceo classico dice di no, ma magari mi sbaglio.
      L’altro fattore sono i commenti, e anche qui c’è lo scambio selvaggio di frasi senza senso lasciate dopo aver letto tre righe di post quando va bene: si suppone che una blogger abbia anche una vita e non potrebbe commentare 200 blog al giorno leggendo i post con attenzione ed esprimendo opinioni complete nemmeno se avesse un clone, quindi lascia una frase volante e 380 link. C’è addirittura chi dopo i 380 link scrive “grazie, ti aspetto da me” e abomini simili.

      Tu mi dirai:”ma le aziende non lo capiscono?”. Sì, no, forse: onestamente ho smesso di pormi il problema, perché non è proprio un mio problema. Io faccio il mio lavoro, sono consapevole dei miei “numeri” ma soprattutto della fiducia che ha in me chi mi segue, ed è una cosa impossibile da paragonare a qualsiasi “numero”.

      Scrivo da sempre quello che penso e mi aspetto che chi mi legge faccia lo stesso, trovo alcune critiche superflue ma credo che una bella iniezione di sincerità farebbe bene a noi blogger e alle aziende stesse che decidono di investire sul web; ognuno deve essere libero di scrivere quello che vuole, altrimenti non avrebbe senso “esporsi” sul web, qui come su YouTube, dove le pratiche sono più o meno le stesse, ma essendo un social a tutti gli effetti lì l’affluenza di utenti più o meno anonimi e frustrati è piuttosto elevata. Spesso si generalizza (per comodità e vittimismo, due concetti che destesto), e anche la critica più costruttiva e motivata diventa “il commento della rosicona invidiosa”, ma il bello del democratico web è che siete voi a decidere chi va avanti e chi no, perché un blog senza lettori è un blog morto.
      Alla fine della fiera l’importante è ricordarsi sempre che dietro a video, blog, scarpe o outfit c’è una persona che in un modo o nell’altro si è messa in gioco e ha regalato al mondo una parte di se, spesso senza chiedere niente in cambio, per il semplice gusto di condividere.
      Ora speriamo che la connessione del treno collabori perché se mi cancella tutto impazzisco 😛

      1. Il tuo è un autentico minisaggio di sociologia e di marketing. Un’analisi inappuntabile che dipinge una realtà purtroppo non proprio edificante. Non c’è una virgola che io non condivida. Mi scuso per averti rubato del tempo e ti ringrazio per avermi risposto, ma non c’è stata una volta in cui non abbia risposto a quesiti che venivano posti. Ho letto tutto con grande interesse e continuo a pensare che se tutti i blog fossero come il tuo ci sarebbe più interazione, più entusiasmo, più collaborazione. Ho la certezza che alcune blogger abbiano preso questa abitudine di non rispondere non perché subissate di post, ma solo per indifferenza o superficialità. Tra i blog sui quali intervengo ce ne sono almeno 3 che non raggiungono le 3 (dico 3) risposte al giorno, eppure le blogger titolari non replicano mai, nemmeno a fronte di domande specifiche o richieste di chiarimento e/o approfondimento.
        Ti invito a leggere questo commento sui blog e sulle blogger che ho trovato proprio 5 minuti fa. E’ interessante. Link:
        http://pennablu.it/cattive-pratiche-blogging/

        Bacioni e buona serata

  3. No no e no 😀 ok, le borchie non mi son mai piaciute ma possibile che esagerare possa davvero migliorare l’aspetto e la femminilità di una scarpa?

  4. Tra il dire e il fare c’è di mezzo…. Sara.
    La ragazza é talmente onesta che sarebbe capace di continuare a piedi il viaggio se il controllore le dicesse che il suo biglietto é tarocco.
    Nel suo essere blogger, la purezza supera persino la sua competenza scarpologica. C’é bisogno di difendere il soldato Sara?
    No, infatti scrivo solo per dire che, dopo 13 anni di frequenza di svariati blog, le persone che riescono ad esprimersi a determinati livelli di competenza, capacità, educazione,puntualitàe che trovano sempre la forza e la volontà di rispondere, anche a costo di diminuire la propria popolarità, saranno state al massimo 6/8.
    La voglia di comunicare é il valore aggiunto di ogni persona: quando leggo un dialogo plurisillabo la mia attenzione è subito catturata, viceversa quando mai potrebbe interessare l’elucubrazione di una tifosa romanista?
    Scarpe, musica, sport, tifo, sentimenti…. non è l’argomento specifico l’unico fattore d’interesse ma il modo di esprimersi e di riuscire a raccontare di sé, di altri che rende irresistibile ed attrae.
    Del resto, scarpe della mia taglia, qui, non esistono.
    Grazie, dunque, a Scoiattolina per aver stimolato Sara.
    Vogliatevi bene e sereni giorni innanzi a voi tutti.

    1. La scena del biglietto è quasi successa qualche mese fa a Milano, ma il era valido, giuro 😛
      Con queste avventure assurde potrei scrivere un libro, comunque la mia onestà finora mi ha fatto fare tanta tanta strada a piedi, ma camminare è bello e siccome credo sia un’eredità genetica me la tengo stretta!

      1. A me ‘sti tacchi non dispiacciono: sono “inutilmente bruttine” per voi esseri umani ma sai quanti bei grattini con tutte quelle borchie? Miao

          1. Infatti l’essere umanoide G le ritiene “inutilmente bruttine”, ‘G come gatto’ le utilizzerebbe x altre funzioni.
            Miao equivale al ciao umano.
            Pprrrrrrr invece va’ bene sia x te sia per questi tacchi improponibili.

  5. Del modello proposto salvo solo lo splendido colore e la scollatura a cuore, per il resto sono davvero pessime. Le proposte di Paciotti ultimamente mi lasciano davvero perplessa, infatti non mi piaceva più di tanto neanche l’altro modello.
    Riguardo l’altro tema affrontato nel post, non posso che condividere quanto hai detto… anche andando a piedi si può arrivare molto lontano e io te lo auguro di cuore!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.