Scarpe "vegane", appello agli stilisti

La notizia che la maison Dior ha creato diversi modelli di scarpe vegane per Natalie Portman, ultima testimonial del profumo Miss Dior Cherie (a breve si chiamerà solo Miss Dior, come una delle prime fragranze che si trasformerà in Miss Dior Original) ha fatto il giro del mondo, provocando un moto di speranza nei cuori vegetariani e vegani dei cinque continenti. Purtroppo si è trattato di un caso isolato, le scarpe non verranno messe in vendita perché sono state realizzate solo per l’attrice, vegana convinta da anni; ad oggi l’unico marchio di moda rinomato e di successo che crea prodotti cruelty free rimane Stella McCartney: le fashioniste di tutto il mondo sfoggiano con orgoglio la borsa Falabella, uno dei modelli più amati, ma quante di loro l’hanno scelta perché eco? Nessuna temo, ma non vorrei sembrare pessimista, non è da me.

E’ strano che nel 2011 manchi ancora un mercato dedicato a chi vuole poter scegliere di indossare accessori cruelty free, le grandi maison fanno a gara per stupire fashion editors e consumatori per conquistare nuovi proseliti, ma nessuno ha avuto il coraggio di lanciarsi in questa nuova fetta di mercato, che, vi garantisco, è più sostanziosa di quanto sembra. Alcuni sostengono che ancora non esistono materiali di qualità eccellenti e cruelty free allo stesso tempo, quindi il gioco non vale la candela, ma ne siamo certi? Nel web esistono diversi siti che propongono abbigliamento e accessori eco, ma quasi tutti presentano modelli classici, e, siamo sinceri, piuttosto noiosi: per questo credo che il primo passo debba provenire dall’alto, se i grandi designer proponessero scarpe alla moda il concetto di vegan shoes prenderebbe piede e anche i piccoli artigiani verrebbero spinti a creare oggetti moderni e di qualità; le scarpe realizzate in Cina sono prive di materiali proveniente dagli animali, ma non sono esattamente comode e durevoli, non credete? E comunque sono realizzare con metodi e sostanze tutt’altro che eco.

Il mio sogno sarebbe poter calzare un paio di scarpe firmate, lussuose, eleganti, sensuali e cruelty free, dite che è impossibile? Io resto fiduciosa, sono pur sempre un’ottimista 😉

Qui sotto potete trovate una mini guida tratta dal sito di “Di Romeo”, un rivenditore di scarpe eco Made in Italy… impossibile is nothing!

I vegetariani in Italia sono sei milioni. Realizzare e vendere prodotti animalisti non vuole significare mancanza di stile e di qualità.

Il consumatore dRv può avere ogni età, è salutista, attento alla moda, sensibile ai temi sociali ma non per questo rinuncia ai piaceri della vita. È dinamico, curioso, sportivo, ama la compagnia degli amici.
Per il consumatore dRv la scarpa è un accessorio moda a tutti gli effetti che può dire molto sulla persona ed è veicolo di rappresentazione di se stessi.

I consumatori vegani-vegetariani aggiungono anche un sentimento di soddisfazione morale, una sorta di completamento e di appagamento per la sicurezza e la garanzia di essere sicuri che siano effettivamente prodotti senza alcuna componente animale all’interno.

Nel sito c’è anche un piccolo schema per riconoscere le scarpe vegan-friendy, ecco qualche info:

Per riconoscere le scarpe acquistabili nei negozi non specializzati in scarpe vegetariane occorre far riferimento all’etichetta che contiene le informazioni sulla composizione delle 3 parti della calzatura: tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna.

I simboli dei materiali utilizzati generalmente nel commercio di calzature sono quattro: il primo identifica il cuoio ed è costituito dal disegno in miniatura di una pelle conciata intera. Il secondo identifica il cuoio rivestito (è considerato un materiale più scadente) ed il simbolo è un disegno in miniatura di una pelle conciata intera con un buco romboide al centro. Il terzo identifica le materie tessili naturali e sintetiche o non tessute. E’ costituito da un disegno raffigurante una specie di reticolato. Il quarto identifica ogni altro materiale come para o gomma. E’ costituito da un semplice rombo. Solo questi ultimi due simboli identificano dunque dei componenti non animali.

Il problema è che le informazioni devono riguardare l’80% del materiale mentre per il restante 20% non è necessario specificare il materiale usato. In molti casi vengono utilizzati sottopiedi che contengono polveri di cuoio, come pure i puntali e i contrafforti che, essendo inseriti tra la tomaia e la fodera non possono essere individuati.

Una calzatura che presenti l’etichetta dell’immagine, potrebbe quindi contenere il 20% di materiale di origine animale! E’ importante quindi cercare di capire “a occhio” se è possibile che essa lo contenga, e se non si è sicuri è meglio non acquistare il prodotto.

 

 

Secondo voi arriverà il giorno in cui anche le maison abbandoneranno la pelle in favore di nuovi materiali? In tanti ancora fanno sfilare le pellicce, quindi sarà dura, ma se qualcuno avesse il coraggio di iniziare….

24 thoughts on “Scarpe "vegane", appello agli stilisti

  1. Stella McCartney ha iniziato, ma che prezzi.
    Sull’ecopelle sono sempre molto combattuta..purtroppo moltissime ditte che producono questa materia non si fanno scrupoli ad inquinare senza pietà..dopotutto si tratta di materiali che di eco ha ben poco ç_ç: è plastica!

    Poi, da non sottovalutare, moltissime colle sono fatte con prodotti di origine animale. Per chi è attento alle etichette cruelty free, è cosa da tenere conto.

    Personalmente mangio carne e non mi pare una cosa brutta..anche se molti inorridiranno al pensiero, e trovo che utilizzare il 100% di ciò che mangio (quindi anche la pelle e derivati) sia molto più etico che non farlo marcire ç_ç e inquinare producendo qualcosa che non potrà essere smaltito.

    Poi ben vengano materiali vegetali! Quelli si che li apprezzo, e sono anche traspiranti (non sottovalutiamo la salute dei nostri piedi ^_^)
    Questo è il mio punto di vista 🙂

    Baci,
    Momo

  2. Sull’ecopelle e la pelle delle scarpe la penso come Momo. Per quanto riguarda le pellicce proprio non ne capisco il senso dato che personalmente non mi piacciono nemmeno per semplice “moda”. In generale credo che il mercato sia molto lontano dal cruelty free, anche per quanto riguarda i cosmetici, ma spero anche io che con il tempo si possa arrivare sempre di più a rispettare gli animali (e anche le persone magari).

  3. Le pellicce sarebbero da bandire, considerato il metodo con cui si ottengono!
    Non sono vegetariana/vegana e per quanto sia favorevole in linea teorica all’ecopelle, alla fine i prodotti in pelle hanno mediamente una qualità migliore.. poi oltretutto si aggiunge il discorso sopracitato della produzione dell’ecopelle, che spesso non è per nulla ecologica!

  4. Io non ho parlato di ecopelle, ma di materiali nuovi da sperimentare, se nessuno inizia non si arriverà mai a produrre oggetti di qualità!

    @Kika: mi daresti qualche indirizzo, anche in pvt?

    PS: se qualcuno è interessato ad una lista dei cosmetici non testati sugli animali basta chiedere, sto redigendo una lista 🙂

  5. Stella: per adesso leggi qui http://www.lavocedeiconigli.it/lista_della_morte.htm è una lista dei prodotti dichiaratamente testati sugli animali, sono tantissimi e di uso comune per tutti. Parlare di prodotti cruelty free è difficile anche quando non si discute di scarpe, perché non sempre trovare il logo o la scritta “non testato sugli animali” è indicativo, il prodotto finito non è testato, ma le materie prime spesso sono state usate su conigli, cani, etc etc. Quando il mio lavoro sarà finito (lo sto facendo per un’associazione quindi aspetto le loro direttive) lo pubblicherò anche qui, così potrete leggerlo tutti!

  6. Io mi trovo d’accordo con Momo, nel senso che mangio la carne e quindi è giusto non buttare via niente e riutilizzare la pelle per fare qualcos’altro. Certo la ecopelle sarebbe una valida soluzione e, a volte, è anche più carino il risultato rispetto alla pelle stessa, ma gli agenti chimici usati per produrla e raffinarla non sono proprio come l’acqua di rose, bensì altamente inquinanti.
    Discorso contrario per le pellicce: sono assolutamente contraria alle pellicce, perché il più delle volte gli animali vengono squartati vivi ed è una cosa indecente. Uccidere per mangiare ha senso, uccidere per vestirsi NO! Esistono le pellicce sintetiche e ben vengano (a parte che non mi piacciono nemmeno quelle).
    Infine, per il discorso del testare sugli animali…che alternative ci sono? Sono contraria alla vivisezione, anche se è grazie a quella se siamo a conoscenza del funzionamento del nostro organismo, credo sia una pratica crudele ed inutile al giorno d’oggi, ma se certi prodotti non vengono testati su animali su chi verrebbero testati? Su di noi direttamente? Dovrei finire io come quei conigli delle fotografie? No grazie! Quei conigli vengono fatti nascere proprio con quello scopo, il più delle volte in laboratorio, non per “l’amore tra coniglio e coniglia”. È scienza, non crudeltà in quel caso. Ovvio che dispiaccia, ma credo non vi siano valide alternative.

  7. I test sugli animali non servono a niente, ed è dimostrato, noi non siamo conigli quindi se la lacca per i capelli non fa male a loro non è detto che lo stesso sia per noi, è necessario ammazzarli per far stare su una messa in piega?
    Alcuni marchi ricostruiscono in laboratorio tessuti di pelle umana, e fanno i test su quelli, oltre che su persone che si candidano volontariamente e vengono pagate: è una loro scelta consapevole. Il fatto che alcuni animali vengano fatti nascere per quello scopo mi disgusta e non giustifica certi atteggiamenti, i metodi alternativi esistono ma costano, bisogna scegliere di usarli, oltre che pubblicizzare la ricerca mentre si continuano a scorticare conigli (cosa che fa un colosso della cosmesi, non faccio nomi ma è cosa nota!).
    Io non voglio convincere nessuno, è solo la mia opinione, non amo le semplificazioni nella vita, ormai dovreste saperlo 🙂

  8. Sono d’accordo sui test agli animali, è inutile e crudele…poi darei per scontato che un prodotto per l’uso quotidiano non mi ammazzi: mi stupirei se dovessero testare la letalità di un gel…al massimo mi aspetto non funzioni non che mi decapiti! Quindi ben vengano quelli che si candidano per i test (io stessa l’ho fatto :D)

    mi interessa la lista ^_^!!

    ehm..poi parlerei anche delle condizioni in cui vertono le ditte in cui sedicenti grandi marchi impacchettano e miscelano: ci ho perso due anni della mia vita. So cosa succede lì dentro! :C

  9. Anche io cerco di stare più attento possibile. Sono riuscito a trovare diverse marchi e negozi per vegani. Se vi interessano fatemi sapere

  10. Anche a me interessa la lista 🙂

    Nell’ultimo periodo molte case cosmetiche (totalmente ipocrite) stanno lanciando linee bio da super, hanno captato che la fetta di mercato sta crescendo e si stanno adeguando, spero che presto inizi a muoversi qualcosa anche nella moda!!

    I test sugli animali sono assolutamente una vergogna, perfettamente d’accordo con Shoe che non ha senso uccidere per far stare su una messa in piega!!
    Io sono passata all’ecobio da circa 6 mesi e, credetemi, ci sono tantissimi prodotti validissimi e molto più efficaci di quelli che si trovano in profumeria, basta entrare un pò “nel giro” e le opzioni sono parecchie!
    Certo poi che mi rendo conto che alcune sostanze naturali (come gli oli essenziali) possono provocare reazioni allergiche, ma sempre meglio una irritazione da olio che spalmarmi in faccia una crema contenente PETROLIO che deve essere prima testata su un povero animale per vedere se può farmi reazione!! Ma scherziamo? O_o

  11. Vegetariana da pochi mesi, e mi chiedo chi me l’ha fatto fare. Non riesco a trovare delle scarpe che non contengano elementi di orgine animale perché porto il 35. Ci tengo all’aspetto, quindi non ho nessuna intenzione di andare in giro con le ciabatte di plastica, ma finora sembra l’unica soluzione.
    Cosa devo fare? Arrendermi?

  12. ma non conoscete Stiletico?!?
    un sito che da anni pubblica recensioni di prodotti cruelty-free, in particolare scarpe…
    io mi vesto da anni con materiali non di derivazione animale e ho solo l’imbarazzo della scelta!!!

  13. Ho uno stile un pò diverso da quello proposto da molti marchi celebri e cruelty free, mi sono trovata molto bene con Beyond Skin ma ho trovato davvero poche alternative degne di note!

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