Le chiacchiere del sabato: blog, collaborazioni, commenti

Per il post di oggi ho scelto un argomento scottante: i blog. Non sbadigliate, vorrei in qualche modo riuscire a dire tutto quello che penso su questo fenomeno che negli anni è cambiato completamente; mi sento in dovere di precisare che non è un modo per insultare velatamente qualcuno, chi mi conosce sa che se devo dire qualcosa lo faccio in modo molto più diretto e riservato, ma certe volte è meglio precisare tutto. Farò qualche esempio nel post per spiegarmi meglio, ma rimango convinta che ognuno sia libero di gestire il proprio spazio come meglio crede; però ci tenevo a spiegare finalmente il mio modo di vivere questa realtà.
Quando io ho iniziato a scrivere la versione originale di ciò che state leggendo il mondo dei blog era una nicchia per pochi personaggi che in anonimato raccontavano la loro passione; oggi invece si condivide tutto, nome, foto, fidanzati, lavoro, e chi non lo fa è considerato “strano”. Nella mia vita spesso sono stata definita “strana” e ne sono sempre stata fiera, mi piace essere particolare, senza eccessi però! E forse è per questo che ancora oggi non riesco a capire certi meccanismi che hanno preso piede, e hanno trasformato chi, come me, ha stabilito delle regole precise e si attiene a quelle, in una che “se la tira”.
So perfettamente che ai fini del marketing è più “affidabile” una blogger che condivide e racconta tutto (ma ricordatevi sempre che tutti, blogger e vlogger, scelgono esattamente cosa farvi sapere e cosa tenere privato, sempre) ad uno più riservato che non esponendosi al 100% può sembrare meno serio, ma non voglio pensare che si riduca tutto a questo, non voglio pensare che i blog siano visti come un mezzo per ottenere prodotti gratis da promuovere! Oddio, ad essere sinceri so che per molti è così, ma da avida lettrici di blog sento immediatamente cosa c’è dietro ogni post; riconosco i comunicati stampa incollati parola per parola, le opinioni “consigliate” da uffici stampa, e così via, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensa chi non avendo un blog vive solo un lato di questa medaglia.
Altra precisazione: non ho niente contro collaborazioni e sponsorizzazioni, ma non mi piace il modo di “venderle” che si sta diffondendo. Un modo spersonalizzato, distaccato, volto ad occupare righe e spazio nell’armadio; non c’è niente di male nel ricevere rossetti, prodotti cosmetici, abiti, scarpe, e qualsiasi altra cosa vi venga in mente, ma se un blog è un diario personale perché limitarsi ad usare le parole scritte da altri per promuoverlo? A maggior ragione se ci mettete faccia, nome, indirizzo and so on. Io ho sempre scritto il mio blog da sola, ricevo comunicati stampa da anni, ma non mi sono mai permessa di copiare e incollare il testo qui facendolo passare per mio, mi sentirei stupida.
E’ vero che se uno vuole comprare un prodotto lo fa comunque, ma se vuole leggere le parole scritte da esperti del marketing in teoria dovrebbe cercarle sulle riviste, sotto la voce “messaggio promozionale”, e non in un blog dove una ragazza normale racconta la sua visione del mondo.
Dal lato dei consumatori c’è un accanimento contro alcuni brand rei di inviare i loro prodotti a blogger e vlogger, e questa è un’altra cosa che non capisco; i nostri spazi sono inevitabilmente delle vetrine, e lo sono anche quando nessuno ci invia niente, quindi perché prendersela con chi crede in qualcosa che evidentemente funziona?
Quando scrivo di Casadei è ovvio che gli faccio pubblicità, piccola e inutile visto il livello del brand, ma è sempre pubblicità che arriva da una comune mortale invece che da Jennifer Lopez o Madonna: si capisce il concetto? La pubblicità “involontaria” c’è sempre stata, perché accanirsi solo quando è volontaria, quindi sponsorizzata? Se Casadei dovesse inviarmi un paio di scarpe ovviamente io le pubblicherei qui, ma mostrarle certo non significa costringervi a comprarle! Magari avessi questo potere, giuro che lo userei a fin di bene.

Trovo invece detestabile l’atteggiamento di alcune colleghe che si lamentano pubblicamente con i loro lettori perché non hanno ricevuto il prodotto X, che è stato inviato a “tutte”: ragazze mie, già è un privilegio ricevere qualcosa ogni tanto, evitiamo di far passare il messaggio che “tutto è dovuto” perché non lo è, anzi! I cadeaux sono una cosa bellissima, lo dico senza ironia, ma sono un “di più”, la cui mancanza non preclude la nostra passione per l’argomento di cui scriviamo. Anche perché riuscire a comprare l’oggetto dei sogni dopo aver risparmiato per mesi è gioia immensa

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Un altro topic scottante è quello dei commenti, argomento di conversazione che spesso affronto con alcune amiche (che ho conosciuto tramite il blog che state leggendo!!); una volta nei commenti succedeva di tutto, si litigava, si chiacchierava per ore come se fossero chat, arrivava il troll di turno a dare fastidio, oggi invece sono quasi diventati uno spazio pubblicitario fine a se stesso. Eppure nelle classifiche per dedicate ai blogger uno dei parametri di riferimento è il numero dei commenti, poco importa se sono privi di contenuto perché chi li lascia non ha letto nemmeno il titolo del post.

Anche in questo io sono fiera di essere “strana”, per motivi di tempo leggo pochi blog, saranno quindici al massimo, e commento perché ho qualcosa da dire, che non è mai il banale “passa da me”. Ho letto commenti insulsi sotto post che trattavano tematiche importanti di attualità, come l’alluvione di Genova, e sono rimasta basita: come si può sperare di avere successo mostrando tanta superficialità? E’ una domanda senza risposta, perché a quanto pare funziona anche così. Io rimango fiera dei miei pochi commenti, lasciati da persone che seguo, quindi stimo, e da altri lettori che lo fanno perché vogliono comunicare con me e sanno che io rispondo: lasciare il proprio link non è sbagliato, è un modo sano per farsi conoscere, prendere in giro i “colleghi” è patetico.
Nota: chi commenta di solito questo blog è ovviamente parte del mio “dream team”, come lo è chi non commenta ma legge i miei deliri sotto ai suoi post! Davvero, non ne faccio una questione di stato, mi piace commentare e leggervi, ma non sono per il “ricambia o non ti parlo più”, non è da me.
Grazie ai blog ho conosciuto delle persone che negli anni sono diventate amiche, fondamentali nella mia vita; mi piace pensare di poter incontrare tutte le persone che seguo (e che mi seguono!) perché è come se le conoscessi già, ed è anche per questo che continuo a scrivere dopo anni. Per le persone, i blogger, i “commentatori”, chi mi scrive via mail, chi è venuto a conoscermi ad un evento, le persone che gestiscono gli uffici stampa, i designer, e così via. I blog senza le persone non sono niente, solo spazi freddi pieni di foto patinate e parole prive di passione.
E quindi concludo confermandovi che sì, sono strana, ma mi piace essere così; il blog è il mio spazio ed è meraviglioso poterne disporre come meglio credo. Mi mostro se mi va, vi racconto di me se a voi va di leggermi, accetto collaborazioni se le modalità mi convincono, senza sentirmi costretta a farlo perché altrimenti “non entro in classifica”. D’altronde che non sono un’appassionata di classifiche e grandi numeri è chiaro dalla mia fede calcistica, quindi nessuna sorpresa, a me va bene così!

8 thoughts on “Le chiacchiere del sabato: blog, collaborazioni, commenti

  1. Sembra che l’ho scritto io questo post, si vede che essere le blogger originali ci fa vedere le cose per come sono e sapere come dovrebbero essere. Io sono sempre positva sara e insegno ad essere positivi ma in questo caso ti dico che ormai l’ambiente è dopato. O succede un casino o rimane così. Ma almeno noi continuiamo a tirarci fuori dal mucchio.

    1. Purtroppo a noi che siamo le vecchiette tutto questo nin ci appartiene, condido tutto quello che sia tu che francesca avete scritto, l’apoteosi l’ha raggiunta la tipa sul mio post dell’alluvione …..ma ti rendi conto
      Spero di conoscerti asap, anzi è come se ti comoscessi già, il blog quello alla vecchia maniera ha creato delle amicizie ed è una cosa bellissima
      Baci e portami con te in valigia che ormai io il massimo dei viaggi che faccio sono sono quelli con il pensiero

  2. Non ho un blog. E non lo avrà mai. E’ una premessa fondamentale per sottrarmi al rischio che qualcuna possa attribuire alle mie osservazioni un qualche interesse. Il tema è di strettissima attualità. Io ritengo che ognuna sia libera di conferire al proprio blog la forma e gli argomenti che ritiene più opportuni, ma anche di dargli una precisa funzione. Non sono informatissima in materia, ma mi è parso di capire che – come ha osservato prima Francesca Romana – il terreno dei blog sia un po’ “dopato”. Forse i blog erano nati come semplici diari, quaderni confidenziali in cui di mettevano a disposizione di altri una parte dei propri sentimenti, dei propri interessi, delle proprie aspirazioni, delle proprie emozioni e delle proprie preferenze. I blog hanno preso indirizzi ben precisi, specializzandosi, per la gran parte, in una certa materia. Se prendiamo in esame solo quelli che hanno scelto la moda come argomento di esposizione, di riflessione, di discussione e di approfondimento, ora ci possiamo rendere conto, a distanza di tempo, che alcuni blog hanno conservato un’impronta direi familiare, oppure goliardica, comunque dilettantistica, mentre altri, perlopiù quelli che sono risultati più frequentati, perché magari sponsorizzati o più semplicemente perché gestiti con maggiore assiduità, hanno assunto una veste semiprofessionale o addirittura professionale, tanto che alcune (non molte, ma nemmeno pochissime), da quanto mi è parso di capire, proprio ci campano. Io non frequento tantissimi blog e intervengo a non più di 8-10, però ho notato due cose (e mi riferisco alla maggioranza di essi, non alla totalità): 1) contengono informazioni interessanti, ma molto schematiche, spesso simili a veri e proprio comunicati stampa, senza giudizi e/o opinioni della titolare del blog; 2) non si crea un rapporto confidenziale tra la titolare del blog e coloro che intervengono. Ci sono blog che per ogni post possono contare anche 100 interventi e magari più, però da una parte si tratta di interventi standardizzati che hanno una lunghezza media di una riga (“Bello questo outfit. Buona giornata”, la formula preferita), incentrati generalmente su un consenso piuttosto scontato piuttosto che sull’approfondimento, e dall’altra non favoriscono una discussione attorno all’argomento trattato, un po’ perché ormai chi scrive si è abituata a sapere che dopo il suo intervento il discorso muore lì, un po’ perché forse le titolari dei blog sono talmente impegnate nella cura dei loro diari che hanno come unico obiettivo non la relazione con coloro che intervengono ma semplicemente il contatore che calcola il numero di contatti per in proprio blog; 3) la titolare del blog non interviene mai. A prescindere. Anche di fronte a domande o richieste. Tantomeno, poi, per ringraziare, eventualmente, chi ha espresso consensi oppure per controbattere le obiezioni avanzate.
    Quello di Shoegal, ad esempio, è un blog all’interno del quale, oltre ad avere interessanti informazioni e notizie, si può anche avere un dialogo con la titolare, dialogo che come minimo può spaziare nell’approfondimento. E comunque si può avere la certezza, al di là della qualità delle informazioni e dell’ottima capacità espositiva di chi gestisce il blog, di avere una risposta, se richiesta. Secondo me è anche questo che fa un po’ la differenza. E’ vero che un blog non è un forum, ma se si trasforma in una semplice e sterile bacheca sulla quale fare il copia/incolla di un comunicato-stampa o di una velina, come a volte avviene, diventa veramente triste. Spero di non essere uscita fuori tema.
    P.S.: Non ho un blog e non lo avrò mai semplicemente per questioni di tempo. Mi piacerebbe ma temo che non riuscirò mai.

  3. Secondo me la sincerità alla fine paga sempre, vedrai che la scrematura naturale ci sarà, è legge fisica. Io da poco ho aperto il mio blog, c’è una finalità diversa dietro ad ogni mio post, qualcosa di meno moda e più vita, la mia. Poi ovviamente non ho la verità in tasca e anche io mi perdo nei prodotti che mi piacciono, ma cerco di essere sempre me stessa.
    Essendo anche titolare di un marchio di bijoux, mi scontro ogni giorno con email fotocopia, ridicole e surreali di gente alla canna del gas che chiede elemosina (i prodotti), te li schiaffa sui blog, 2 parole in italiano e fine dei giochi, ricomincia il valzer delle richieste. Io mi sono un po’ stancata, non vedo un progetto produttivo e duraturo da non so quanto tempo.
    Assisto a faide, litigate senza senso, infamate degne da cyberbullismo e posso dire senza ombra di dubbio che fa schifo. Avere un blog è mettere in piazza la propria persona con senso logico, ne creare falsi personaggi, ne fare vetrina. La gente si deve ‘innamorare’ di te non esclusivamente se abbini l’ombretto con le mutande, ma se oltre a conoscere i colori, sai anche tenere un discorso sul mondo reale che ti circonda…fuori dal tuo armadio.

    Io la penso così…sicuramente non sono popolare, ma infatti non mi metto nessuna etichetta, se non Vale! 😀 😀
    Mi hai conquistata, è fatta, 6 fritta, ti leggerò sempre!

    Valentina

  4. Come sempre i vostri commenti sono graditissimi ma soprattutto fanno ben sperare per un futuro migliore! Vorrei rispondere personalmente ma sono in partenza e sono presa dagli ultimi preparativi, affronterò di nuovo questo argomento al mio ritorno! Grazie di aver detto la vostra, ci rileggiamo presto!

  5. Su Instagram ho visto non solo che sei già a destinazione, ma anche che hai fatto un salto da Saks: invidia, massima invidia. Ti auguro buona vacanza e soprattutto tanto shopping. *_*
    Venendo al post, come non condividere ogni singola parola? Non starò a ripetere ciò che altri hanno già scritto, né a quotare le tue frasi, sappi solo che per quanto mi riguarda sono stata felicissima di conoscere di persona te e Laim ormai diversi anni fa e da allora rompervi le bal… ehmmmm… frequentarvi assiduamente. Trovare persone corrette, coerenti e intelligenti è ormai talmente difficile che quando le incontro me le tengo strette.

    1. Ci ho fatto giusto un salto, ahahah, sono troppo povera per Saks! Ho visto anche i Lace ciclamino, bellissimi, e le Rockstud bianche e beige… non sono male ma non sono nemmeno le mie preferite, e ovviamente qui costano di piu’!!

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