Crossdressers: uomini in tacchi a spillo

In questo post non troverete scarpe da comprare, marchi da seguire o consigli di stile, ma una pagina di diario; buona lettura a chi vorrà proseguire.

Grazie a questo blog in tanti anni ho letto storie incredibili, le vostre: dalle ragazze che come me fanno numeri da circo per portare a casa l’ennesimo paio di scarpe senza che nessuno lo noti agli uomini che finalmente trovano la loro Cenerentola con cui condividere la passione per le calzature e la vita, fino ad arrivare ai crossdressers, coloro che indossano gli abiti che per consuetudine appartengono all’altro sesso. Quindi donne che indossano vestiti maschili e uomini che indossano abiti femminili, tacchi compresi; sono sincera, nelle mie ricerche ho trovato solo racconti e confessioni di uomini, e questo mi ha fatto pensare molto.

Crossdressers, chi sono?

Noi donne siamo libere di indossare abiti maschili quando vogliamo, le battaglie per arrivare a questa conquista sono state dimenticate da tempo e ormai nessuno nota la presenza costante di pantaloni e scarpe stringate, ma cosa accade quando è un uomo ad uscire di casa vestito da donna? Non parlo di transessuali e transgender, i crossdressers sono eterosessuali felici di esserlo e spesso il sesso non ha niente a che vedere con il loro modo di essere, hanno famiglie “normali” * e partner che hanno saputo accettare questa loro sfumatura; la vita è breve e nascondersi è solo una perdita di tempo, ce lo raccontiamo sempre ma quanti di noi riescono ad essere se stessi fino in fondo?

E’ da mesi che mi chiedo come deve essere, quali sensazioni si debbano provare e quali tormenti superare prima di arrivare alla conclusione che parte della propria felicità è nascosta nelle pieghe di una gonna, tra le trame di un merletto e tra i dolori di un tacco a spillo. Non mi sono data risposta, credo che solo chi vive questa sensazione sulla propria pelle giorno dopo giorno possa rispondere, a modo suo, ma quando mi fermo a pensare alla vita degli altri la testa va da sola e puntualmente finisco per chiedermi cosa farei io al loro posto. Chiamiamola empatia, ma mentre la mente vaga posso quasi sentire quel bisogno di libertà, quella spinta inarrestabile a vivere la vita che mi è capitata, perché già esserci è un’opportunità immensa per lasciare indietro qualcosa di buono.

Coco Chanel, Yves Saint Laurent e Giorgio Armani sono tre dei grandi nomi della moda che dobbiamo ringraziare se oggi nel nostro guardaroba sono presenti giacche strutturate, tailleur dal taglio maschile e i più banali pantaloni: perché io posso vestirmi “da maschio” mentre l’idea di un uomo in gonna e tacchi alti fa storcere tanto il naso? Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista sull’argomento.

Chiudo il mio post con una bellissima intervista fatta a Stefano Ferri, il crossdresser più famoso d’Italia, che tra l’altro ultimamente indossa spesso le scarpe di A.D. Amato Daniele: abbiamo molto in comune, a quanto pare!

*detesto la parola “normale” soprattutto se usata in questo contesto, ma non sono riuscita a trovarne un’altra più adatta.

92 thoughts on “Crossdressers: uomini in tacchi a spillo

  1. Bellissimo topic che fa onore al tuo cuore e alla tua intelligenza.
    Stefano Ferri e’ una persona molto coraggiosa, che ha fatto conoscere la realta’ del crossdressing, un modo di essere appartenente ad entrambi i generi, ma dal punto di vista della cultura attuale soprattutto maschile.

  2. Ciao Sara. Un grazie immenso da parte mia per aver dato risalto e visibilità ad un argomento molto poco discusso. Ma in particolare un argomento come il crossdressing, molto spesso dalla gente travisato e confuso con argomenti inerenti alla sessualità. Infatti per molte persone, la parola crossdresser. O il vedere un uomo vestito e abbigliato in maniera più femminile equivale ad aver visto un travestito e una persona in cerca di sesso. Un argomento che fà paura a molti, il solo parlarne fà ribrezzo. Quindi onore a Stefano Ferri e al suo immenso coraggio nell’affrontare la vita di tutti i giorni in abiti femminili. Un esempio per tutti, perchè veramente l’abito non fà il monaco. Sara, continua così. Ho sempre intuito che eri una persona speciale, sensibile e intelligente. E questo tuo post ne è la dimostrazione lampante. Spero solo che ci siano altri interventi e commenti da altre persone. Che questo tabù venga sfatato.

    1. Lo lascio qui anche domani perché mi piacerebbe parlarne anche con chi di solito mi segue per altri argomenti, vediamo un po’ se succede qualcosa! Intanto ho ricevuto delle mail bellissime scritte da persone che non vogliono commentare pubblicamente, per me è già meraviglioso così!

  3. Sono sincera, non conoscevo questa moda maschile, che come dici tu non ha nulla a che vedere alla sessualità. Devo dire che sono per la libertà dell’essere umano sempre o comunque e trovo che come non è un’ ostacolo per una donna vestita in modo maschile esprimere la sua femminilità, sarà lo stesso per un uomo, qualunque sia il tipo di abbigliamento abbia scelto! baci

  4. Argomento “particolare”.
    Guarda, io la moda di quest’anno non l’ho apprezzata per nulla: troppo maschile. Pantaloni informi con cappotti maschili informi, strati e strati di cose, spesso larghe, spesso troppo coprenti. Mi è sembrato che questa moda così tanto maschile sia talmente estrema da non rendere giustizia a nessuna di noi. E aggiungo anche che detesto i tailleur, penso non ne avrò mai uno. Questo per dire che io sono l’esatto opposto: un maschiaccio vero, ma che ama vestirsi con abiti da bambolina.Difficilmente indosso i jeans, mi sento il sedere troppo abbondante per poterli mettere con tranquillità e preferisco coprirlo con vestiti svasati e gonne bon ton. Che poi siano paranoie mie, ci credo, eh, ma con gli abiti maschili ho un pessimo rapporto personale, pur amandoli (giuro che i jeans mi piacciono tantissimo).
    Come mi ha fatto strano vedere stuole di donne “vestite da mashio” (spesso da barboni, a mio avviso, ma sorvoliamo), mi farebbe altrettanto strano il contrario. Ma non per una questione sociale, anzi, figuriamoci, piuttosto per uno schema preciso in cui incasello la moda. Non so come spiegarlo in altre parole, però effettivamente con abiti e pantaloni faccio una severa selezione mentale e li incasello in stili diversi, quasi con rigidità. Infatti, difficilmente riesco a mixare stili differenti in un solo outfit.
    Tornando al discorso, per quanto mi risulterebbe strano, allo stesso tempo lo troverei divertente -in senso buono, ovvio- e di rottura. Potrebbe spiazzare, potrebbe aiutarci a uscire dagli schemi di cui io stessa sono un po’ osservatrice in fatto di moda e stile.
    E poi sarebbe scherzoso ed irriverente.
    Sinceramente non ho mai sentito parlare di crossdressers, neanche quando vivevo a Barcellona, piena di eccessi che non fanno scandalo.
    Mi ha incuriosito molto l’argomento 🙂

    1. Secondo me parlare solo di moda è riduttivo, qui parliamo di identità più che di voler seguire un trend. Anche a me piace vestire in modo femminile ma come dico sempre al mio fidanzato nella mia vita precedente devo essere stata un uomo, perché su tante cose ho un modo di pensare e un pragmatismo tipicamente maschile. Lo dico scherzando, è chiaro, ma non mi rivedo nello stereotipo della donzella moderna; non sento il bisogno di vestirmi da uomo e sono ben felice di dover litigare contro la cellulite, il mal di piedi e la riga dell’eye liner storta ogni santo giorno, ma non cambierei mai il mio modo di essere e di pormi per essere più “femminile”. Lo stesso vale per i crossdressers, il loro bisogno però non è solo interiore e questo li mette in difficoltà perché il mondo ancora non è pronto a capire che l’essere umano è in continua evoluzione e che nascondere la testa sotto la sabbia non serve a nessuno. Che fastidio può dare un uomo con i tacchi!? Nessuno, non mi toglie libertà, anzi, la sua battaglia mi dà coraggio ma purtroppo non la pensano tutti così.

  5. Questo tuo post mi ha un po’ spiazzata Sara…non avevo mai sentito parlare di crossdressers prima d’ora! Possibile? Quante cose non si sanno o non si comprendono delle persone che magari ci circondano ogni giorno e quante cose non sappiamo di noi stessi! Bellissima l’intervista a Stefano Ferri.

  6. Ciao, innanzitutto, mi presento, sul web, mi conoscono come Irene, ma nella vita quotidiana sono uno dei tanti uomini che passano inosservati, nascosti dietro la quotidianità del loro abbigliamento maschile.
    In realtà, Irene è una delle due amministratrici di xdress.it, l’unico salotto italiano dove noi crossdresser, possiamo chiacchierare serenamente della loro “passione per la femminilità”.
    Vorrei farti i complimenti per aver descritto così bene il nostro amore per il mondo femminile.
    Voglio anche ringraziarti per aver saputo guardare con semplicità,oltre il pregiudizio con cui la società da sempre ci giudica.

    Se mi autorizzi,mi piacerebbe poter condividere questo tuo pensiero sul nostro sito.

    Buona giornata.
    Irene

    1. Ciao Irene!!
      Sai che io sono iscritta al forum? L’ho scoperto grazie ad una mia lettrice che ha commentato qui sopra, purtroppo non ho mai tempo di partecipare ma è davvero molto carino!
      Ovviamente puoi condividere il post, avevo davvero paura di non spiegarmi bene ma sono contenta di sapere che sta piacendo!!

  7. Normale, in effetti, non mi pare il termine piú adatto.
    Una single word non la trovo neanch’io: forse il concetto era ” nucleo di 2 o piú persone prevalentemente conviventi nella stessa dimora, legate tra loro da vincoli prevalentemente affettivi e, comunque, di parentela ovvero come riconosciuto dalle normative vigenti dello stato ove tale nucleo convive”.?
    Perché tu saresti normale?
    Ed il tuo fidanzato?
    Ognuno é speciale per qualcun’altro diverso da se stesso e questo, nella sfera dei rapporti interni al nucleo di convivenza, é persino ovvio.
    Normale riferito all’esterioritá formale apparente del proprio corpo o dell’abbigliamento indossato o delle azioni compiute alla presenza di altri ovvero dei concetti esteriorizzati in modo verbale o, cmq, percepibili da altri mi sembra il tema centrale di quest’argomento.
    E su questo potrei anche accennare i miei concetti personali ma ….., fatta eccezione per Sara, chi legge gli altrui commenti al fine di rispondere?
    Persino Irene che non replica a nessuno dei commenti, mi fa’ pensare che queste forme di espressione verbale siano molto poco “social” anzi.
    Non si sviluppano discussioni e, quindi, non ci si accresce; si lasciano tante affermazioni ma un confronto di opinioni mi pare percepibile solo da Sara,mia curiosa Musa.
    E pensare che solo pochi anni fa’ non era cosí: anch’io mi sento piú povero.
    Lo specifico argomento non m’interessa granché ma per rispetto ho visto la video dichiarazione (anche qui non ho apprezzato granché i concetti): fare outing lo trovo sempre un gesto di notevole coraggio.
    Essere prolissi o non essere? Questo il problema!
    Se sia piú…. diciamo che per stasera, come inizio, mi fermerei qui.
    Poi se vedró repliche, replicheró ….altrimenti una mail a Saretta, di approfondimento.
    Buonanotte a Rumore di tacchi, Veronica, Ivana, Elisabetta, M.Elly, Laura, Irene ed al Fidanzato. ;-0))

    P.s. Io sarei alto ed interista, quindi non rientro nella “normalitá”, sicché con i tacchi non mi ci vedo proprio.
    A Mr. B. invece donano sempre, nonostante l’etá avanzi, hihihihi

    1. Al posto di “normale” avevo inizialmente scritto “ordinario”, ma suona anche peggio. “Convenzionale”?! Boh, alla fine ho scelto l’opzione “me ne frego della parola basta che passi il concetto”, e dalle mail che ricevuto (a cui risponderò presto, scusate!) ti assicuro che è passato.

      Io sono sempre stata fiera di essere “strana” e mi sono sempre circondata di persone “strane”, stimolanti, aperte e pronte al confronto, sarà per questo che ho costantemente bisogno di viaggiare e conoscere sempre realtà diverse. La vita è una ma possiamo farci milioni di cose, sta a noi decidere quali, con chi ed in che modo…

      Come penso tu possa immaginare passo da qui costantemente ogni giorno e ho letto tanti commenti quasi in tempo reale, ma ho voluto aspettare un buon momento per rispondere perché l’argomento è delicato. Un conto è linkare il sito di un negozio di scarpe, un altro parlare della vita degli altri senza cognizione di causa mentre aspetto la metro. Che non prendo mai, ma era per dire.
      Magari anche gli altri fanno come me, magari stanno ancora digerendo le parole lette e le sensazioni provate, o magari come te replicano solo se qualcuno replica, diciamo che ognuno può fare come vuole qui dentro!

      Quali sono i concetti che non hai apprezzato nell’intervista di Stefano? Se vuoi delle repliche lascia degli spunti, altrimenti la vedo complicata 😉

      PS: Saretta no, ti prego, non farmi questo.

  8. E del dresscode dettato da Daria BIGNARDI per Rai3, che vogliamo dire?
    Niente tacchi oltre gli 8 cm, tubini e braccia scoperte …. con tutto il rispetto … a Stefano FERRI va’ di lusso, i problemi saranno i miei che dovró “zappare” oltremodo.
    Crozza sempre sul pezzo …. sará mica passato da quí?

    1. Certo perché ancora pensiamo che “vestita da monaca” si traduca automaticamente con “professionale e preparata”. Quando le donne smetteranno di farsi la guerra da sole il mondo sarà un posto migliore. Per dovere di cronaca specifico che sono stanca, non guardo la TV e ho appena finito di analizzare la nuova versione del blog, che sarà online a breve, se dico cose sconclusionate date la colpa a questa giornata devastante!

  9. Ok. Allora un paio di cose leggere: anch’io stasera non guardo la TV (eccetto Crozza) e vado alla mia 3^ Casa, quella del Cinema.
    Te lo dico perché in sala mi trovo uno stuolo di ragazze diciottenni che ha appena finito di godersi “Interno berlinese”; nel distanziarmene incontro una tipa e mi viene un colpo per la somiglianza col tuo viso!!
    Guardo meglio per non rischiare lo svenimento e mi accorgo che é un uomo vestito da donna!!!
    E basta, su.
    Shhh, il film inizia

      1. Noooo. Lo svuotamento sala è stato lento.
        Certo che la poca luce, per quella frazione di secondo, mi ha giocato un brutto scherzo.
        Colpa tua che mi hai indotto, a livello sub-conscio, ad immaginarti come il “maschio” che dici di essere stata nella tua vita precedente.
        Ah, perché non prendi più la metro? Adesso che lo so, in determinate tratte, sto’ più rilassato, eheheh.
        A tempo debito la mail di risposta (giusto per non riempire troppo questo tuo spazio pubblico): in sintesi, il video mi è parso privo di spiegazioni sul perché di questo suo modo di essere/vivere.
        Ripeto: è coraggioso mostrare la propria realtà ma mi è parso un esercizio terapeutico per l’approfondimento dell’aspetto cognitivo di se stesso (dice lui di essere in analisi), quasi un’utile catarsi.
        Che non vuol dire certo viverlo patologicamente (ma neanche ha escluso di andare dallo psichiatra piuttosto che dallo psicologo).

        A me la conoscenza del diverso da me affascina ma non è che possa trovare qualsiasi notizia/evento interessante: non credo proprio di essere un machista ma, più semplicemente, trovo l’argomento più curioso che interessante.
        La mia tara deriva, probabilmente, dal fatto che per me l’essere femminile rincorre l’idea di bellezza assoluta ed oggettivante, sicché immaginare un maschio non bellissimo vestito da donna mi pare argomento privo di attrattiva.
        Banalizzo: al mare, col caldo, meno roba si ha addosso e meglio si sta.
        Un crossdresser, per sentirsi meglio, indosserebbe 2 pezzi od un costume intero femminile, piuttosto che il solo slip?
        Non ci arrivo: le femmine hanno un corpo, una fisicità, una gestualità ereditata geneticamente da millenni di storia, che le fa stare bene con tutto, i maschi no, le femmine dedicano tempo ed impegno per tale esito, i maschi molto meno.
        Che poi un crossdresser sia contento di come si veste (in modo femminile) a me crea solo simpatia: ammiro le persone vestite bene, molto meno quelle femmine che girano completamente struccate, capelli ed altra peluria incolti, vestite da maschio e gesticolano da troglodita con espressioni verbali prive delle più elementari nozioni grammaticali. Se adeguiamo il discorso ad un maschio che si veste con abbigliamento convenzionalmente femminile, il discorso non cambia. Anzi.
        E poi vorrei capire: lo scopo è di sentirsi bene così oppure è il fatto di assomigliare esteriormente (in parte) ad un essere femminile che fa sentire “bene”?
        Sarà sintomo di un principio di transgenderismo?

        Beh, allora ammiro lo sforzo compiuto da quei maschi che ancora lo sono ma modificano ogni dettaglio del proprio corpo e tutto l’aspetto esteriore da sembrare di una bellezza “femminile”.
        Come si chiama quel cantante barbuto che vinse l’Eurofestival … Conchita WURST: ecco, in tal caso mi piace (con quella voce a chi non piacerebbe) tutto …. tranne la barba … hai fatto trenta, raditi e vai di fondotinta (ma in quel caso il messaggio mediatico che voleva fornire credo fosse prevalente rispetto alle proprie esigenze).

        E tu Sara, lo sai, una delle tue migliori qualità è la felice convivenza di femminilità associata all’uso del congiuntivo!!

        Vorreste il cielo che mi smentirebbe al listante 😉

        1. Caro G.,

          come in tutte le realtà,anche nel crossdressing ci sono infinite sfumature e infiniti modi di viverlo. C’è chi lo fa per feticismo, chi per attrazione della bellezza femminile, chi sconfinando nel transgenderismo. E in mezzo gradazioni e intensità a non finire. Per me è una grande attrazione, uno straordinario affascinamento del femminile che mi spinge a volermi immedesimare nell’altro genere. E nel momento in cui ciò si realizza al meglio, ne consegue una condizione psicologica di benessere totale, quasi di riappropriazione di sè e la sensazione è quella di aver colmato un vuoto, di aver superato la nostalgia di ciò che sembrava irrggiungibile.

          1. Per il solo fatto di aver ricevuto una replica (della precedente neanche ricordo più la data dell’evento), sento l’onore, il piacere ed il dovere morale di continuare la discussione, benché non provi passione per l’argomento.
            E questo anche perché, talvolta, nella routine ci si dimentica che dietro un nick più o meno fantasioso c’è sempre e cmq una persona, un essere umano al quale rendere la stessa dignità che si aspetta per se stessi.
            Fatto il preambolo, passiamo alla sostanza? Ma si, proviamoci.
            Prima del chiarimento, non avevo mai colto che Veronica avesse manifestato la propria identità di genere. Distratto o meno, ho sempre pensato che qualche maschietto frequentasse questo blog per i motivi in argomento ma il primo del quale ho avuto certezza è stato Irene (che, peraltro, mi sembra di aver letto solo l’altro ieri).

            Se posso chiedere, tanto la padrona di casa è very friendly e sento di poter dire che questo post è stato creato a questo specifico scopo, quando e come hai sentito, manifestato (e, finalmente, indossato) quest’esigenza?
            E, tanto per chiarire, perché un nick femminile (e non uno neutro, magari, come me, per esempio)?

            P.s.: Certo che se la tua passione sono le scarpe femminili, ti avviso che frequentare questo luogo ti porterà sul lastrico, eheheheh!!!

            1. Praticamente da sempre. Il primo ricordo e’ a tre anni, mentre indossavo un paio di scarpe di mia mamma. Quindi un desiderio di indossare capi femminili fin dalla tenera infanzia.
              Il mio nick e’ femminile perche’ questo e’ il mio nome quando esco con outifit femminile.
              La mia collezione di scarpe non arriva alle 400 di Sara, ma ai 150 si’. In gran parte pero’ prese in saldo o comunque low cost.
              Un caro saluto e grazie per aver fatto proseguire la discussione che permette di far conoscere un po’ meglio questo modo di essere liberandolo da pregiudizi e false idee.

  10. Non vorrei essere frainteso: mica a tutte le femmine stanno bene i tacchi a spillo!!
    Ciò a voler significare che l’aspetto esteriore aiuta sicuramente a vivere meglio ma non è che indossare una scarpa (o altro) femminile con tacco da 12 cm renda chiunque, automaticamente, una bellezza divina.

    Poi questa battuta, per stemperare, non riesco a trattenerla: un crossdresser, a Carnevale, si veste da maschio?
    E quest’altra (sapete, siamo in tempo di par condicio elettorale): perché le femmine quando giocano a calcio non indossano mai una minigonna ma solo fuseaux con sopra i pantaloncini?
    E per stasera basta. Buonanotte a tutti, belli e brutti (che poi sono spesso quelli più interessanti, per compensazione … come me 😉 ))

  11. Riscrivo qua il commento perche’ l’editing in verticale e’ quasi illegibile.

    Il primo ricordo che ho e’ all’eta’ di tre anni mentre provo un paio di scarpe di mia mamma. Da li’ il desiderio di vestire al femminile e’ andato via via crescendo e costruendosi in totale immedesimazione.
    Il nick e’ femminile perche’ questo e’ il nome con cui mi presento quando esco a fare shopping o a cena.
    Sulla passione per le scarpe: non arrivo ai 400 di Sara ma a 150 si’, in gran parte low cost e prese in saldo.
    Grazie per aver continuato la discussione che permette di far conoscere un po’ di piu’ questo modo di essere liberandolo da pregiudizi e false idee.
    Un caro saluto

  12. @ Veronica
    Mi sembri un animo (pardon, un’anima) gentile e va’ bene cosí.
    Posso “interrogarti”?
    Perché tanto rispondere o meno sará una tua decisione.
    Farlo in modo pubblico mi sembra di gran lunga la miglior scelta.
    Sei (ti senti) in equilibrio con te stessa?
    Oltre all’aspetto esteriore c’é qlcs di ulteriore che (mancandoti) desideresti?
    E, per concludere in leggerezza, il tuo modo di apparire Veronica quanto é distante dal crossdresser piú televisivo che io abbia mai visto e cioé Platinette?
    Se qlcn, non conoscendoti, ti incontrasse, penserebbe cosa di te?
    Ricambio gentimente i saluti.

  13. Grazie per l’anima gentile, mi ci ritrovo 🙂
    Rispondo molto volentieri.
    Sì, direi che posso ritenermi soddisfatta dell’equilibrio raggiunto, mi ritaglio degli spazi all’interno della vita familiare. Non mi sono trovata nella condizione di malessere e disagio tale da rifiutare il mio genere anche se diverse volte ho pensato che non mi sarebbe dispiaciuto affatto nascere femmina.
    Platinette non è considerabile un crossdresser: se non sbaglio è dichiaratamente gay e i crossdressers nella maggior parte dei casi non lo sono. Si è creato questa figura mediatica che gli ha dato visibilità e notorietà ma assomiglia più a una drag queen o comunque a una figura teatrale mascherata e palesemente mascherata.
    Per quanto mi riguarda la mia immagine è è femminile in tutto e per tutto, con trucco e parrucco. Per intenderci non esco alla Stefano Ferri, il crossdressing è totale. Esco quasi sempre con amiche biologiche e difficilmente la gente percepisce la realtà dei fatti.
    Grazie per l’ascolto e mi fa piacere se continuerai a sollecitarmi con ulteriori chiarimenti

    Veronica

  14. Cara Veronica,
    grazie alla “previsionaria” Sara, credo che questo post raggiungerà un numero di commenti record.
    Perché lei è ospitale, io sono curioso e tu sei disponibile.
    Fra un exit-poll ed una proiezione, mi è sorto un dubbio?
    Il campione statistico è insignificante ma leggo che un crossdresser ha un nucleo familiare già costituito.
    Il partner in che modo vive questa “specialita”, ne era già a conoscenza, prima della sua manifestazione?
    Il seguito dopo che mi sarò “acculturato” (all’improvviso mi sento ignorante e non ci sono abituato, sono affetto da tendenze tassonomiche), per rispetto di tutti.
    Buona notte o buongiorno (a seconda dell’orario di lettura di queste mie parole).

    1. Io vi leggo in silenzio perché ho già parlato con Veronica ma sono contenta di ospitarvi, i blog esistono per questo! Anzi, questo blog esiste per questo!

  15. Le situazioni familiari sono molto varie: c’e’ chi e’ riuscito fin dall’inizio della relazione a creare un clima di complicita’ con la propria moglie o compagna ed e’ il massimo a cui aspirare ovviamente; chi solo tolleranza ma non all’interno delle mura domestiche; chi non e’ riuscito ancora a rivelarsi e vive nel segreto; chi sie’ rivelato ma ne ha ricevuto un rifiuto totale e vive la propria condizione con un senso di frustrazione profonda.
    Nel mio caso sono passata da uno stato di condivisione a uno di sola accettazione ma fuori dalle mura domestiche con la nascita e la crescita dei figli
    Grazie a te per l’interesse alla conoscenza e alla nostra Sara per lo spazio offerto.

  16. Le situazioni di noi crossdresser, naturalmente variano da caso a caso. Io per fortuna, vivo la mia condizione con profonda serenità e naturalezza. Grazie comunque ad una moglie che accetta ed ha accettato questa mia natura fin dall’inizio. Da quando eravamo solo fidanzati e mi sono rivelata a lei. È naturale che prima sfogavo il mio crossdressing, quando ne avevo voglia anche tra le mura domestiche. Adesso avendo un figlio tra le mure domestiche è un pò più complicato.

  17. Stasera ho visto 3 ore di crossdressing in “Laurence anyways”.
    I concetti mi sono un po’ più chiari ma le tematiche restano complicate e complesse.
    Anticipo solo che non é una trama facile ma, da metà film, la colonna sonora da sola vale 2 cinepanettoni (cfr. Miami Beach).
    Ti lascia qlcn, lo consiglio.
    Buona notte a Veronica, Ivana, oltre a Scoiattolina è tutti coloro i quali non Hanno timore di mostrare la propria sensibilità.

    1. Questo film non lo conosco. Provvedero’.

      Invece ti consiglio “Una nuova amica”, uscito nel 2015, che aiuta molto a capire la fenomenologia del crossdressing.

  18. Grazie.
    E’ stato un film carino che ho già visto, lo ricordo benissimo e mi è piaciuto (nonostante sia stato confezionato con ottima fattura commerciale, scopo botteghino USA).
    Ma io sono onnivoro, guardo ancora i cartoni animati (per mantenermi ciofane).
    Credo che “Laurence anyways” (uscito nel 2012 in lingua francese – dal 2015 sottotitolato in italiano) sia leggermente più … “incisivo”.
    Ciao

  19. PREMESSA
    Mi sarebbe piaciuto ma non ho voluto dedicarmi ad un approfondimento di carattere più scientifico, fondamentalmente per due motivi:
    – il primo, ça va sans dire, non ho alcuna competenza specifica (e il solo fatto di stare a specificarlo mi provoca ilarità);
    – inoltre, (pur comprendendo l’inglese – di certo non quello tecnico-scientifico) l’ultimo DSM reperito in italiano é il IV-TR ma sarebbe del 2000, mentre dal 2012 esiste già il “5”. Detto che nel 1968 l’omosessualità era considerata una parafilia (come una deviazione sessuale al livello di pedofilia, necrofilia, feticismo, voyeurismo, travestitismo e transessualismo) e dal 1987 è stata derubricata anche la forma più lieve di omosessualità, se facessi riferimento oggi a studi scientifici ante 2000, il mio approccio logico-razionale alla vita prima si scompiscierebbe dalle risate e poi mi toglierebbe pure il saluto. Voglio (solo aggiungere e) credere che nel 2012, alcune parafilie come feticismo, voyeurismo e travestitismo siano state suddivise in disturbi (patologici) o meno a seconda della rilevanza e della necessità di utilizzo che le persone ne fanno per il raggiungimento dei propri bisogni fisiologici e psichici (più semplicemente, se sono un gioco che può aiutare lo sviluppo dell’erotismo oppure se sono esse stesse il “motivo di vita”).

    Per ulteriore premessa, anche se magari non importa minimamente ad alcuno, e per scusarmi delle successive “pontificazioni”, di seguito riportate, dirò che:
    a) mi manca la conoscenza diretta circa la tematica in argomento;
    b) mi definirei, per aspetto esteriore, un uomo, con identità di genere (coincidente) maschile, con grandi curiosità ultrapansessuali che però rimarranno a livello teorico, curioso peggio di Ulisse (per restare nei classici), con consolidati orientamenti sessuali tutti tendenti agli aspetti più ludici ed occasionali che si possano immaginare anche, e soprattutto, in accordo col partner, mediante l’adozione di ruoli di genere. Insomma, un folle che passa il tempo a leggere degli altri (vabbé, più che altro, mi è servito – divertendomi – ad autoclassificarmi). Ovviamente il mio disturbo non è ancora stato definitivamente classificato ma alcuni lo chiamano “prolissismo”, pericolosa variante degenerativa della già maligna “prolissità”. Salvatevi finché siete in tempo.

    Infine, un grande ringraziamento ad internet [ed al glossario redatto da Michela Balocchi che a sua volta si è ispirata a Davide Tolu il quale ha estratto il quantum dal libro Tr@nscritti di Buci Sopelsa, edizioni Proart (sarà vero?) – cfr. http://www.consultoriotransgenere.it/glossario.html – che Freud ed il mio senso dell’orientamento, sessuale e non, m’assistano].

    Consideriamo, quindi, il tutto come una chiacchierata.

    Per chi preferisce la lingua italiana, il crossdressing ed il travestitismo sono il medesimo concetto.

    A me pare uno stato di “non patologia” (o se qualche sofferenza – a se stessi, intendo – reca, sembra asintomatico): un uomo si sente maschio (continua a desiderare in forma attiva il proprio partner, non necessariamente eterosessuale) ma prova piacere psico-fisico nel mostrarsi vestito da femmina. Direi che è più un feticismo dell’immagine femminile. Solo che non viene vissuto come un gioco occasionale ma, più spesso, come una condizione abituale. Tolto questo, il resto del comportamento e degli interessi coincide con quello convenzionalmente riconosciuto dalla società e, soprattutto, da se stessi.

    Forse le cose si complicano se diventa necessario per il soddisfacimento dei bisogni psichici e sessuali.

    Cmq, come dicono Ivana e Veronica, fino a quando c’è equilibrio ed accettazione nel contesto di riferimento stabile di appartenenza, i problemi appaiono minimizzati anche perché ci si sente in sintonia con se stessi.

    Talvolta, però, il desiderio di vestirsi da “femmina” pare dettato da un’insoddisfazione circa la propria opposta condizione di genere sessuale e di obbligo all’adesione estetica convenzionale dettata dalla società. In tal senso, più fortunati mi paiono i bi-sessuali che non soffrono affatto, sino ad arrivare ai pan-sessuali che s’offrono a tutti (‘na battuta, ogni tanto, ci vuole).

    I meno fortunati , invece, scivolano pian piano nella sofferenza più marcata proprio perché la propria identità di genere biologico (reale) non coincide con quella desiderata, neanche dal punto di vista comportamentale. Sicché un trans-gender mi pare più sfortunato di tutti perché la propria insoddisfazione permane fino a quando il desiderio di cambiamento radicale non prende, finalmente, il sopravvento. Inoltre, numericamente, un trans-gender è raro, sicché credo soffra anche del fatto di avere pochi simili con cui confrontarsi (solo nelle metropoli la situazione è leggermente migliore).

    Ovviamente le gradazioni intermedie, come già detto da Veronica ed Ivana, sono tante, (che una classificazione serve solo a fini scientifici) fino ad arrivare a ciò che credo sia una patologia più marcata e cioè essere transessuali (ma mi fermo qui, per non appesantire ulteriormente) aggiungendo che sono ben consapevole (ed accetto normalmente) che esistano rapporti consolidati di carattere non eterosessuale: per i transessuali, però non mi pare così, perché adottano modi di espressione, ruoli di genere che spesso sfociano nella disforia.

    Però ridurre il tutto a mere esigenze di carattere sessuale, senza un minimo di sentimento affettivo, non riesco a concepirlo come una relazione tra due essere umani: sicché, la mia opinione è che quando la componente sessuale è l’unica motivazione alla base di un rapporto, quest’ultimo sia destinato ad autoestinguersi in breve tempo.

    In modo del tutto personale ho letto il contributo di quest’autointervista (https://danielaedintorni.com/2011/11/06/trav-o-trans-cerchiamo-insieme-di-comprendere-meglio%E2%80%A6/) che qlcs non toglie, anzi.

    Passiamo al film? Siiiiiiii (vi scrivo le mie opinioni, senza SPOILER, a beneficio di chi vorrà vederlo)!!!!!

    La domanda di fondo, in estrema sintesi, é se, in una situazione del genere, l’amore tra due persone può bastare a superare le problematiche emergenti dal cambiamento di Laurence (il protagonista maschile che, tuttavia, nella prima parte del film dichiara una transessualità repressa che, invece, non coincide affatto col semplice travestitismo di cui invece mi sembra portatore sano)? Mah! La risposta percepita è che in questa società (convenzionale, conformista, dichiaratamente tollerante ma di fatto razzista, perbenista ma permissiva, purché fuori dal proprio giardino) non è ancora possibile.

    Il film, pur lasciandoti senza un punto di vista preferibile, a me ha lasciato l’idea della speranza di migliorare le persone e la società.

    Avrò visto male il film ma non mi è sembrato che, nella storia, i due protagonisti abbiano smesso di essere un richiamo affettivo, mentale e sessuale reciproco.

    Sicché, da un gay dichiarato (bravo e sensibile) come il regista, mi sarei aspettato meno dialoghi verbali (peraltro resi spocchiosi esattamente come soltanto noi italiani abbiamo nell’immaginario della grandeur francese). Forse il regista non voleva rendere simpatico/gradevole nessuno, anzi.

    Per tutto il resto, il film c’è, forse solo un po’ stereotipato (per quella che era la mia idea al riguardo) ma può aiutare chi è a digiuno delle tematiche.

    Come opinione circa la prova degli attori, su tutti Suzanne Clemnet (Frederique) … a parte la credibilità dell’interpretazione … è proprio magnetica, oltre che bella.

    Il protagonista maschile (???) compie una credibilissima trasformazione fisica ma non mi ha colpito per i dialoghi che gli hanno affidato: eppure fisicamente e di volto (esteticamente) é davvero gradevole, adattissimo per il ruolo. Bello ma non effeminato.

    La scena più cool per me è quella del ballo “elegante” (?) che (ha pure poca funzionalità per lo sviluppo della trama) serve a spiegare che, nella vita, quando una femmina non regge si da’ alla pazza gioia … per non impazzire. Il maschio biologico, invece, si rinchiude in se stesso (concordo).

    La colonna sonora spazia dai Visage con “Fade to Grey” a Beethoven con la “Sinfonia n. 5”, attraverso brani “di sinfonia classica” ed ormai “classici” del pop primi anni 90 (se non erro, dai Duran Duran ai Depeche Mode con Enjoy the silence).

    Per ora digerite questo.

    Domani (più o meno, per alleggerire la minaccia) torno con le domande per le competenti (loro sì) Ivana e Veronica (in rigoroso ordine alfabetico).

    Accontentatevi di un Ciao (per il baciamano aspettate che passi il “dongiovannista” del momento, Ser Alfio da Roma).

  20. Che dire, ammirata e onorata per tale e tanta dovizia di informazioni e la sete di conoscenza che ti contraddistingue.
    Meno male che domani il blog e’ fermo, cosi’ avro’ il tempo di rileggere il tutto con calma ed eventualmente intervenire: in attesa comunque delle nuove curiosita’ che ci proporrai e di cui sempre, come a Sara, ti saro’ grata.

  21. Essere discriminati, fino alla privazione della propria vita (come spesso è accaduto e talvolta ancora accade), è inaccettabile moralmente, fisicamente, mentalmente ….. incomprensibile, illogico ed irrazionale.
    Codesti sedicenti fanatici estremisti dovrebbero semplicemente imparare a vivere in pace con tutti e con tutto ciò che li circonda; se proprio desiderano immolare la propria vita per raggiungere “paradisi” metafisici, quello é l’unico atto che sarebbero autorizzati a compiere e non certo quello di togliere vite di altri esseri che vivono la propria senza recare danni agli altri.
    Ritenere una persona, che neanche si conosce, differente dai propri orientamenti sessuali (L – G – B o T) responsabile del proprio “malessere”, significa proprio essere “malati”; farlo in nome di una religione è talmente assurdo da rendere inutile ogni commento.
    Sono profondamente e sinceramente dispiaciuto; mi auguro insieme al 99,9999999% della popolazione mondiale.
    Anche davanti al più grande dolore, però, bisogna risorgere e superare: potrei dire che non mi riguarda ed infischiarmene ma ingiustizie così macroscopiche, perpetrate nei confronti di innocenti, riguardano tutti noi.
    Sicché oggi posto solo questo.
    Nei prossimi giorni spero di recuperare per poter aggiungere ciò che avevo promesso al riguardo di quest’argomento.

  22. Di fronte a tale follia c’e’ solo orrore. Nulla da aggiungere!
    La religione non c’entra niente. Qui si tratta solo di gente pazza

  23. Chi non riconosce la vita come valore assoluto non potrà mai accettare concetti come diversità, libertà, rispetto. La religione non c’entra, la follia nemmeno; alle mie orecchie suonano come “giustificazioni” utili a classificare un fatto in una categoria precisa che aiuta chi resta a mettere un punto; purtroppo queste tragedie succedono ogni giorno in ogni parte del mondo, in alcune fanno più rumore, come alcuni “casi” fanno più male, ma le vittime sono uguali e di loro alla fine non si parla mai.

    Ieri avevo pensato di scrivere un post sui motivi che mi hanno portata a non parlare mai di questi eventi nel blog e nei miei social (in nessuno dei miei social, profili personali inclusi), ma poi ho lasciato perdere; nonostante quello che qualche “stimata collega” pensi non credo sia necessario esprimere sdegno con uno slogan su Facebook o con una foto su Instagram, post che tra l’altro si perderanno in un mare di scarpe, rossetti e frivolezze. Ma questo non significa che da parte mia, come da parte di tutte le persone dotate di cervello e cuore, ci sia un profondo senso di vergogna per i semi che stanno germogliando in questo mondo. Non mi sembra rispettoso sminuire la vita delle vittime inserendo un post in un contesto social* solo per alleggerire la coscienza, ma se il discorso si apre spontaneamente non mi tiro indietro, anzi.

    *mi riferisco ai miei social, dove per scelta condivido “solo cose belle”.

    1. Per follia intendevo anche la “lucida volonta’ di fare il male”, che ha una sua razionalita’. Non intendevo cercare “giustificazioni”, solo esprimere sgomento e dolore: certo, esteso agli incommensurabili orrori perpetrati nella storia , in angolo del pianeta, da chi non mette al centro della propria vita l’Altro.

  24. La stupida ignoranza sembra non aver mai fine.
    In ogni caso, il mio precedente thought era solo per dire che io non me la sentivo e, quindi, mi scusavo del ritardo.

    Forse perché credo di conoscere un pochino Sara, ho dato per scontate la sua sensibilità e la sua scelta di inserire solo determinati post, nel quadro di ciò che è il core di questo blog .
    E mi permetto di aggiungere che, se dovessimo mettere in ordine d’importanza gli interessi di questa nostra vita, il 90% di qlss social non dovrebbe suscitare alcun interesse di fronte a chi, invece, parla e scrive solo dei massimi sistemi e delle tragedie della vita. E non c’è un giorno in cui una vita non sia spezzata, rubata, calpestata …. sicché, se si decidesse di fare uno sciopero della fame per ogni giorno in cui avviene una tragedia, credo che ben presto questo nostro pianeta sarebbe privo di esseri umani (e non solo).

    Ma la vita è fatta di tutto, di cose piacevoli e di tragedie, di sconfitte e di risate: quando ho voglia di sorridere e di solleticare il mio gusto estetico passo di qui, quando voglio litigare vado altrove, se devo scrivere cose più serie cerco di tramortire la povera Sara con tante logorroiche mail.
    Questo spazio (io) lo riconosco come una percentuale di Sara, Sara reale (fatta di reale e virtuale fusi insieme) credo sia molto multitasking …. e mica posso stare dietro a tutte le Sara possibili ed immaginabili 😉

    Ok, oggi mi sento ancora convalescente ma so già che guarirò presto. Alla prossima (nel senso d’imminente minaccia per chi leggerà le mie future farneticazioni).

    Un caro saluto, G.

  25. Il giorno 11, sabato del corrente mese, in modo del tutto inaspettato (chi vuole crederci lo faccia tranquillamente), in cosa mi sono imbattuto?
    Ma nella sfilata pomeridiana del “Gay pride” romano, of course!
    Sono anni, ormai, che esiste e che, puntualmente, non mi è mai capitato di assistervi; quest’anno, complice la missione di cui sono investito, vista l’occasione, mi sono fermato per osservare da vicino e dal vivo.
    Io ho visto principalmente sorrisi (perlopiù mi sono sembrati di sincera allegria) ed un intero arcobaleno di stati estetici in percentuale diverse (maggioranza assoluta di bei, ma davvero belli, ragazzi apertamente omossessuali); c’era anche una sparuta rappresentanza di cd. “famiglie arcobaleno”. Non mancavano ragazze PANSESSUALI (ahahaha) e non mancavano i più folcloristici di tutti: i CROSSDRESSERS!!!
    Sarà stata la specialità dell’evento ma la più sobria era vestita da sposa (con a fianco un impalpabile e quasi anonimo compagno (maschio biologico, dressato da maschio).
    In effetti, forse erano più drag-queen, ma, del resto, non potevo mica indagare a fondo lo stato d’animo dei singoli ovvero non confondermi (se uno è crossdressato bene può essere facile confonderlo per una femmina biologica …. e non era il caso di approfondire, ehehehe).
    Dunque, CROSSDRESSERS morigerate ne ho vista solo una; ho scrutato con discrezione e, tranne qualche normalissimo e ricambiato approccio visivo, mi è rimasta una sensazione di volersi divertire tipica dei ragazzi a fine anno scolastico, un eccesso di attenzione all’estetica del corpo e del vestito (insomma, non faceva caldissimo ma sembrava di stare al mare per i centimetri di pelle esposti). Non emergeva alcun profilo dialettico oltre quello dei movimenti rituali del corpo e delle movenze danzerecce più idonee ad aumentare una certa eccitazione psico-fisica.
    Citerò solo un bellissimo e curatissimo corpo in costume bianco (con molto pizzo), quasi da mare, di circa 180 centimetri, issato su altrettanto notevoli tacchi da altri 12 cm (con leggero platform): lo faccio per dire che questa persona (evidentemente nata biologicamente come maschio) non sembrava aver nulla da invidiare, sotto il profilo esteriore, ad un corpo biologico femminile, neanche nel volto. Nel caso specifico, il messaggio da me percepito è stato: “So’ di essere bellissima: guardatemi, non vi piaccio?”.
    Ed infatti sono andato via, con una leggerissima confusione, alla quale dopo mezz’ora circa mi sono dato come risposta che, in ogni caso, le persone si apprezzano per le relazioni che pongono in essere con gli altri e non solo per un pur bel corpo che, di certo può servire ad attirare le prime attenzioni ma poi, senza altri livelli di osmosi, viene superato da altri fattori che finiscono per essere la vera e solida base di ogni rapporto.
    Del resto, mi pare che il ricordo di un’emozione permanga ben più a lungo di quello di un’eccitazione.
    Cmq, se qlcn fosse interessato a rapporti di pura soddisfazione fisica, sulla spalla aveva tatuato il seguente numero 333-69696969…! A cosa potesse riferirsi …. non ve lo so’dire!!!
    Io NON me lo sono salvato, ovviamente …. uahuahuah.

    Ciao, G.

    1. Nei miei anni di frequentazione di locali ed eventi “a tema” ho visto tanti corpi bellissimi e diversamente vestiti, però non ho mai memorizzato alcun numero di telefono, sarà che non erano così facili da ricordare!
      Invece non sono mai riuscita ad andare al Pride per banali motivi logistici perché mi piacerebbe un sacco, quest’anno è andato un mio amico e si è divertito tantissimo, è una festa itinerante e colorata in cui si respira l’illusione della libertà. E a Roma non capita spesso, diciamolo!

  26. È allora, per il prossimo compleanno, regaleremo l’illusione della libertà anche a te.
    IL seghetto per le catene lo porto io, tu prepara un dress code da UUURRLLLOOOOO. 😉

  27. A mezz’ora dal fischio ti chiedo 2 cosine (QUASI del tutto OT):
    1) se sei fortunata, t’impegnerai a donare ad altri 11 semisconosciuti per i prossimi 90 minuti?
    2) perché solo a te compare una stellina quando commenti? E perché le fotine degli avatar appaiono sgranate?

    P.s.: Tu non memorizzavi perché, di solito, erano gli altri a memorizzare il tuo!!! Ah – .. ah – .. ah
    Chiedi a F. INSTAREFLEX se se lo ricorda a memoria … uahuahuah

    Ma lo sapete che “LAURENCE ANYWAYS” lo hanno rimesso in sala?!?!!

    1. Non c’è bisogno di chiederglielo, non se lo ricorda SICURO!!
      Io ho la stellina perché sono la stella della festa 😛
      O semplicemente perché sono il capo supremo del blog, la cosa bella è che il mio webmaster non sa che sono fissata con le stelle ma ha messo proprio il mio simbolo!

      Per gli avatar chiederò spiegazioni, i lavori non sono ancora finiti quindi segnalatemi sempre tutto quello che non funziona!

      Ora vado a supportare i nostri 11, ma in queste cose la fortuna non basta!

  28. A proposito di “nostri 11” .. . . . . grazie per aver fatto segnare l’INTERISTA!!!
    Che poi, pensandoci bene, i calciatori vanno considerati anche loro “uomini sui tacchi” (anche se misurano solo 3/4 cm.)???

  29. Si’, Ho visto ora che laurence anyways e’ in uscita nelle sale italiane da ieri!
    Lo andro’ a vedere. La critica ne parla benissimo!

  30. Ecco, volevo aggiungere che, ovviamente, avevo già visto “The Danish girl” il quale, pur essendo molto ben tecitato dai protagonisti (REDMAYNE si conferma nato x fare l’ attore), non appartiene a questa ccontemporaneità è, quindi, offre pochi spunti d’immedesimazione.
    Da vedere come ogni buon film, in salette sperdute e poco affollate.

  31. Uffa, avevo scritto quasi cento righe tra commenti, revisioni, precisazioni e domande.

    Sono affranto e demoralizzato (non è che non impari mai dai precedenti! E’ che da quando internet è sui telefonini, non ti viene di aprire l’app di word per scrivere, poi copiare, riaprire il website, incollare, etc.).

    Riscrivo solo le correzioni (recitato – e non “tecitato” – … e – e non “è” -).

    I saluti prima me li ero dimenticati. Ciao. G

  32. Il momento (di cui al commento nr. 46) è arrivato 💡 .
    Mi scuso per il ritardo 😳 ma:
    – la giornata è rimasta di 24 ore e, nel mentre, vi ha fatto irruzione (a gamba tesa) il campionato europeo di calcio;
    – per una sorta di rifiuto autoindotto dall’aver perso le parole già scritte, avevo smarrito lo slancio creativo che mi porta ad esternare.
    Se la disponibilità a leggere permane, di seguito, ecco alcuni dei quesiti:
    – il sesso. 😈
    Lo scopo riproduttivo per la salvaguardia del genere umano implica che i rapporti etero, allo stato attuale della conoscenza, restIno i più praticati e, di conseguenza, quelli ritenuti come rientranti nella fisiologica normalità. Tuttavia, dallo scopo di benessere psico-fisico più diffuso deriva che ciascuno lo fa’ come meglio gli pare. Nel caso particolare di specie, mi sorge il dubbio che una persona cui piaccia “travestirsi” possa assumere rapporti etero convenzionali. Mi spiego con un esempio. Se il mio piacere psico-fisico deriva anche dal mostrarmi esteriormente (e dall’essere riconosciuta) come di genere opposto a quello biologico di appartenenza, quando ho rapporti con il partner il mio comportamento sarà biologico (da maschio) o psichico (da femmina)? Quando si è nudi, dovrebbero cadere le sovrastrutture e quindi chiedo, se pur nell’anonimato del web, a qlcn di fornire le proprie valutazione (se non la propria esperienza). Non vorrei essere troppo crudo ma forse devo essere più diretto? Un crossdresser, sotto il profilo sessuale, continua nel suo gioco di ruolo preferito anche nel sesso? Da biologicamente attivo si rende disponibile ad altre “combinazioni”?
    Il partner, solitamente, accetta solo il lato estetico del crossdressing oppure trova appagante anche una rimodulazione nei rapporti intimi, rivisti e coniugati secondo fantasie contingenti?
    E’ mai capitato di uscire pubblicamente con il proprio partner? Se sì, è stata vissuta come normale esperienza consolidata oppure come eccitante trasgressione ovvero con formale imbarazzo?
    – una curiosità. Accarezzare (ed altro) le calze di nylon e di seta femminili è una delle esperienze più appaganti per me. Ma io la vivo da eterosessuale. Starci dentro, indossarle per almeno 6 ore di fila credo sia tutt’altra esperienza. Chi me lo spiega? Vorrei avere un confronto da parte di femmina biologica e non (io oltre il cotone non vado …. l’unica mia alternativa sono i pigiami in seta o i vestiti in lana 😯 );

    Per ora mi fermo qui, per non appesantire (e rischiare di ri-perdere il tutto)

    1. Io posso rispondere solo all’ultima domanda, e lo faccio in modo molto semplice: odio indossare le calze per sei ore di fila, che poi in verità sono di più, perché le calze si mettono in inverno e io odio il freddo, perché ho sempre l’ansia di romperle, cosa che mi capita fin troppo spesso, ed essendo fissata con il nero velato non lucido per tre mesi l’anno esco sempre in modalità vedova. E non apriamo il file calze color carne perché quelle ormai fanno orrore pure ai rapinatori!
      Per quanto riguarda i modelli mi sono già espressi secoli fa nel blog di un’amica, per me i collant dovrebbero bruciare all’inferno insieme ai gambaletti e ai reggiseni con le spalline di plastica trasparente; in quel post ho litigato pesantemente con un soggetto che mi riteneva limitata e troppo giovane per capire il fascino dell’elastico dei collant che spunta dai pantaloni di una donna, immagine che ancora oggi genera in me sensazioni di orrore e disgusto, sono sincera.

      Detto ciò aggiungo che le detesto come accessorio quotidiano ma le amo come “strumento di seduzione”; in quel contesto sono indispensabili per me, come tutte le altre meravigliose creazioni classificabili sotto la magnifica categoria “lingerie”, perché creano un’atmosfera di femminile seduzione che mi affascina sempre, evidentemente l’uomo che ero nella mia vita precedente ha lasciato il segno.

      Ma come siamo arrivati a parlare di calze!?

  33. Io invece voglio cominciare dall’inizio e lo faccio a mio modo 😉 (poi magari , in tempo di esami, mi date un giudizio sullo svolgimento del saggio breve).
    E’ risaputo che giova al buonumore parlare di calze all’ombra dei 40°C; la comunità scientifica ha ormai riconosciuto unanimemente la valenza anticoncezionale del collant e del gambaletto.
    Permangono dubbi sugli effetti a lungo termine della spallina trasparente e sul color carne ma il focus della questione attiene senz’altro all'”ELASTICO”……
    Per la medicina ayurvedica l’elastico dei collant che esce dai pantaloni é un toccasana per la cura della tiroide; per quella omeopatica, invece, se l’elastico si lascia intravedere dalla gonna vuol dire che la donna é affetta da grave forma di strabismo miopico.
    La posizione prevalente della medicina occidentale, in caso di emergenza di elastico trasparente color carne sulla pelle, é senz’altro quella di intervenire al più presto, con massicce dosi di cortisone, per estirpare alla radice il pericoloso agente patogeno e prevenire la formazione di metastasi.
    La Cassazione, al riguardo, ha consolidato il proprio orientamento: é sufficiente a configurare l’ipotesi di reato di “minaccia” anche la sola detenzione e non necessariamente l’utilizzo.
    Per la Sacra Rota é motivo valido per l’annullamento del matrimonio, a meno che non fosse stato il coniuge ad aver obbligato la donna ad indossarlo e dal rapporto coniugale siano nati almeno 5 figli, in tempi diversi!
    MA CHE GENTE HAI FREQUENTATO IN GIOVENTU’??? Mahhh …… 😉
    Siamo arrivati a parlare di calze proprio perché nella tua vita precedente eri un maschio crossdresser che amava la lingerie femminile, ovvio!!!!
    Guarda bene nei tuoi cassetti e troverai lingerie femminile accanto al poster ed alle figurine di Totti, mischiata a camicie che si abbottonano da sinistra a destra, schiuma da barba e quella boccetta di DENIM (“”… per l’uomo che non deve chiedere … MAI””).
    Superiamo la fase del cazzeggio acuto? Forse, quando parlo con te non riesco a garantirlo 😉
    L’indumento più attillato che io abbia mai indossato sono i fuseaux, per attività sportiva: mi pare legittimo, per me, non sapere cosa si provi ad indossare un così aderente strumento di seduzione? E mi pareva interessante porre a confronto i (sicuramente) diversi punti di vista di un maschio e di una femmina che indossano il medesimo indumento: che esse siano collant od autoreggenti, di qlss colore (io, a differenza tua, non sono razzista, anche chi indossa le calze color carne ha diritto di vivere, avere accesso all’università ed alle massime cariche politiche nonché poter adottare il figlio del convivente) o numero di denari.
    Certo, preferisco un paio di parigine ai gambaletti ed ho una leggera avversione verso il lucido e l’eccessivo numero di denari ma sono convinto che siano dettagli nell’immaginario maschile.
    Voglio dirlo: io apprezzo spesso (ma non sempre e cmq) l’attillato quando lo vedo addosso ad una femmina perché mi pare ne venga esaltata la femminilità ma se immaginassi di indossarlo, anche nella consapevolezza di apparire più bello/a, mi viene l’orticaria!
    Sicché un crossdresser avrà i nostri stessi punti di vista?
    Sono le sensazioni provate che mi piacerebbe conoscere, non tanto la tipologia (quella resta de gustibus).
    Adesso, cmq, so’ che sarà regalo gradito a te (e sicuramente con altrettanta somma gioia del fidanzato) una dozzina di gambaletti color carne CON ELASTICO BEN VISIBILE, ahahahah.
    Io resto fiducioso in Veronica ed Ivana … e chiunque altra/o voglia contribuire ad arricchire questi temi.
    Grazie, ciao. G

    P.s.: sto ancora pensando al tuo rapinatore che, nel negozio o nel cassetto della mamma, sceglie il colore della calza per camuffare il proprio viso. Sono scene che risollevano un’intera giornata.
    Ideona: Se Veronica o Ivana (o chiunque altro) ti mandasse delle belle foto di se stesse che indossano calze e tacchi, questo post sarebbe forse più “congruo” invece di mostrare quelle brutte, noiosissime e volgarissime gambe da supergnocca biologica (e non ti azzardare a dare una spiegazione del tipo delle “strisce” …. te meno). ;-P

    1. Ma non lo so se ero crossdresser, ora mi hai fatto venire il dubbio, come lo scopro? Fino a ieri sapevo di essere stata almeno un uomo feticista ma non mi aspettavo la svolta cross, mi dispiace notare che la morte e la conseguente rinascita mi sono costate un sacco di soldi spesi per ricomprare quasi le stesse cose, è una terribile ingiustizia.
      Io sono d’accordo con la Cassazione e aggiungo pure che non tratto con i portatori di collant color carne per non creare precedenti pericolosi, quindi mi vedo costretta a chiudere il file e a non rispondere mai più a domande sull’argomento.
      Un uomo che costringe la moglie a indossare determinati capi si merita i collant color topo, con elasticone in vita e punta rinforzata anni ’90: #muoro

      E ora la vera domanda: si capirà che sto scherzando, come nel 99.9% dei miei commenti!?

      1. Beh, in effetti sono d’accordo con G. Fin dal primo momento che hai pubblicato questo post ho pensato che la foto allegata doveva essere inerente all’argomento. Gambe sicuramente super femminili e belle, ma ci vorrebbe una foto che mostra le gambe di una crossdresser per essere in tema.

      2. Tu sei un’ ingenua giocherellona, dotata di autoironia che mi sopporta da troppo tempo. Fin quando regge e non crea problemi alle persone reali della tua vita…
        Ma se Ivana dice che non sono gambe di fimminazza io mi fido di Ivana.
        Il polpaccio, come il bicipite femminile hanno morfologia e densità diverse

        1. Esiste Photoshop, esiste il body contouring* e poi esiste almeno una persona,
          “(evidentemente nata biologicamente come maschio) che non sembrava aver nulla da invidiare, sotto il profilo esteriore, ad un corpo biologico femminile, neanche nel volto” (cit con aggiunta della parola “che”, altrimenti non aveva senso). Magari quella qui sopra è lei, tu hai pubblicato qui il suo numero e io l’ho chiamata, se vi ricordate bene la foto che c’era quando il post è uscito non era questa, si vedevano delle scarpe rosse e dei jeans stretti…

          L’hai vista dal vivo e ora da una caviglia sei pronto a giurare che quella in foto sia una donna biologicamente donna, e per qualche strana ragione questo sarebbe un errore: non comprendo, davvero, mi sembra una bella foto in cui si vede un gran bel paio di scarpe, nulla di più.

          *non quello chirurgico, ma quello che si fa con il make up

          1. Mia cara, essere citato è motivo di…..

            Risposta
            La più bella donna biologica, non del mondo, non dell’Italia ma semplicemente che io abbia visto batte 6-1 quel bellissimo travestito (di cui alla mia citazione), il quale, a sua volta, completamente dressato da femmina, se la giocherebbe alla pari con almeno metà della popolazione femminile e vincerebbe facile con un altro 20% di femmine “diversamente armoniche”.
            Credo proprio di poter affermare che la foto resta bellissima ma un maschio resta tale e riconoscibile al 99%, anche se armonico, bello e senza muscoli, l’eccezione fa’ la regola, non la sovverte.
            Per discutere della Luna non è obbligatorio esserci andati, cosi’ come non é necessario avere una foto di un crossdresser per parlarne…. era solo un discorso di congruità, opportunità…. peraltro, come vedi, non ho solo obiettato ma ho anche aggiunto un’opinione pertinente alla tematica…. quindi direi che la foto del post non mi impedisce di sviluppare pensieri del tutto autonomi.
            Ora, pur sapendo che ti adoro, siccome il mio cellulare è rotto è stasera non gioca l’Italia, mi faresti il piacere di invitare per me la “creatura” della foto (l’indirizzo te lo dico in privato…. non vorrei un affollamento) …. maschio o femmina, ti giuro che ci divertiremo.
            SORRISONE
            Ciao, G

            1. Conosci Andreja Pejic? E’ nata Andrej, da due anni si è operata diventando una donna a tutti gli effetti, ma anche prima di farlo sfilava sulle passerelle della moda uomo e donna, con delle gambe che io mi sogno.
              Il suo caso è diverso perché era una trans, ma visto che parliamo di gambe e non di altri organi il suo esempio va bene lo stesso; poi è anche una discreta gnocca quindi mostrare lei fa solo bene agli occhi: https://www.instagram.com/p/54zMw3RAeA/

  34. Ok, potresti aver ragione.
    Da domani iniziamo il gioco della verità?
    Nella squadra maschile chi mettiamo?
    Noi tutti viviamo di ciò di cui ci fidiamo, di ciò in cui ci piace credere e di ciò che sembra.
    La verità non sempre coincide con la realtà.
    Per nichilismo potrei dire che Ivana, Veronica ed io non esistiamo.
    Che fidanzato è invece un’amica etc etc.
    Qui l’unica reale che esiste è Sara MALLIA e qlcn che la fotografa.
    Non a caso siamo su shoe PLAY ….. e con ciò voglio solo dire che:
    – non mi è passata la voglia di comunicare giocando;
    – attendo le prove dell’esistenza in vita di voi tutti (a cominciare da Ivana e Veronica) che scrivete o che, semplicemente, leggete.
    Scrivo mentre vedo “Friend request “, angosciante esempio di stalking informatico che ben presto vira in fanta-horror

    aargggghh ….. AIUTO… . STO MORENDO… .. a meno che non veda un gran sorriso di voi tutti . ….. e Sara, travestita da uomo, indossare dei gambaletti color carne, con elastico sulle dita, su dei sandali gioiello con platform

    1. Ho espresso più volte la mia opinione sull’argomento “metterci la faccia”, secondo me non cambia nulla, un commento anonimo non ha meno valore solo perché la persona non ci mette il cognome, è comunque una persona. Quindi finché non verremo invasi da robot capaci di scrivere al posto delle persone io tratterò allo stesso modo ogni intervento, qui o altrove. Su YouTube c’è una guerra contro chi “non ci mette la faccia”, io stessa anni fa sono stata attaccata per questo, ma non credo che il valore di un intervento cambi se chi lo legge vede una foto e un nome che potrebbero tranquillamente essere falsi.

      Il mio fidanzato può essere una donna, un’amica, un compagno immaginario, ma a chi mi legge/guarda cosa cambia!? Niente credo, le mie opinioni hanno comunque un valore, poi magari potrei essere un po’ disturbata ma quello sarebbe un problema mio e del mio fidanzato immaginario.

      Ieri ridevo del fatto che siamo qui riuniti per conoscere una realtà diversa e invece che aggiungere sfumature emotive ad una conversazione ci concentriamo sulla foto che ho scelto dando per scontato che sia una donna e non una cross: forse non è proprio il modo migliore per superare i pregiudizi, non trovi?

    2. :-O ha quasi il mio stesso fisicoooo, io di spalle sono però più stretta ma poi u-gua-li! Qualcosa sui crossdresser è uscito in qualche scena di film o sitcom stranieri quindi non ne ero completamente ignara. Io sono convinta che sarebbe bello parlare anche con un uomo di questo e sono come te per la libertà (sempre nel rispetto del prossimo). Poi da donna ho dei gusti bene precisi e non so se questo possa attrarmi in un uomo (visto che comunque si sta parlando di uomini etero con questa delicata passione) ma di certo la trovo una cosa simpatica se vissuta con armonia dal medesimo.

      1. Amo la sensibilità delle persone ma non avendo mai vissuto una confessione di questo tipo non so bene come reagirei nel lungo periodo, però come dici anche tu sono per la libertà e visto che non fanno male a nessuno perché non accettarli? Poi certo, la pratica è un’altra cosa, ma secondo me non si può scegliere di amare solo una parte di una persona, o la prendi tutta o non è amore, e nel secondo caso meglio chiudere che sprecare la cosa più importante che abbiamo, il tempo. Nostro e dell’altra persona!

        1. Forse sono rimasta indietro col ragionamento. Ne parlavo solo da un punto di vista rapporto amica-amico, genericamente nel sociale. Altra questione, hai ragine, è quando si tratta di coppie eterosessuali e qui confermo anche per me il tuo pensiero sopra.

  35. Non mi sono mai piaciute le classificazioni, un uomo che prova piacere nel indossare abiti femminili rimane sempre uomo. Tutto rientra nelle libertà personali per le quali non mi sento di esprimere giudizi e reprimende. Liberi tutti.

    1. Non ho capito questo intervento, i commenti sono tantissimi ma nessuno ha espresso giudizi, stiamo solo cercando di capire una realtà spesso sconosciuta di cui io stessa fino a poco fa ignoravo l’esistenza. I giudizi e i falsi moralismi non appartengono a questo blog e a chi lo gestisce, e di conseguenza a chi lo segue!
      Sul fatto che a livello biologico un uomo rimanga tale siamo tutti d’accordo, ma se ha un alter ego femminile perché non dovrei rispettarlo? A me non toglie nulla, anzi.

  36. Come tu dovresti sapere\ricordare, ció che mi affascina\colpisce delle persone é anche la bellezza, non solo quella e non per prima: é la somma dei pregi e, soprattutto, dei difetti che mi fa’ apprezzare una persona.
    Questo è un blog a base estetica, quindi, per ciò che sai di me, in materia di gusti estetici, le persone che hanno cura di se stesse sono sempre avvantaggiate.
    La premessa é necessaria perché sto’ x dire una cosa seria: la differenza di genere esiste ed a me piace che esista anche (o forse soprattutto) esteriormente. Non giudico un maschio se é effeminato nel suo modo di esprimersi ed altrettanto se una femmina fa’ il contrario: semplicemente non lo preferisco.
    Penso che chiunque, fatte le proprie scelte, debba poi cercare di interpretare al meglio il proprio ruolo;un po’ come fanno gli attori: ci sono quelli bravi, anche se non sono armoniosi, la bellezza é un primo impatto che può aiutare, aumentare ma, di certo, non può bastare.
    Voglio aggiungere che, inconsciamente (ma ormai lo so’ per certo), proteggo più coloro che sono diversi dal mio stereotipo che non quelli che appaiono “omologati”, definiti, sicuri.
    Curioso come sono, circa 1 anno e mezzo fa’ (forse era uscito un articolo) mi ero informato su questo personaggio che lavorava nella moda.
    Non posso certo dire di conoscerlo ma solo che esteticamente lo trovo come un bel volto su di un corpo ibrido, troppo magro come maschio e con troppe poche “curve” per piacermi come “femmina”.
    Insomma, non mi suscita nulla: l’esempio non ha funzionato su di me …. e come disse lo specchio “Sei ancora tu,oh Regina, la più bella del reame” 😉
    Devo aggiungere un altro paio di concetti.
    Il primo è che ti ringrazio per aver (finalmente) proposto un esempio di maschio vestito e truccato da femmina. L’esempio é congruo.
    Il secondo è che non necessariamente dobbiamo pensarla uguale. Non necessariamente qlcn deve aver ragione e l’altro no e, soprattutto, non necessariamente devi scriverlo …. mi hai dato ragione talmente tante volte che una in più non mi renderà più forte …..

    UAHUAHUAHUAHUAH

    Della serie non posso smettere di prenderti in giro, tanto più che da ieri Foggia e la Gran Bretagna hanno deciso di lasciare la UE!
    Tié

    1. Ma gli esempi potete portarli anche voi, non è illegale pubblicare link nei commenti, ho da poco iniziato ad eliminare manualmente quelli delle blogger che usano l’area commenti per farsi pubblicità perché sono brutti da vedere, ma gli altri vanno benissimo. Non si possono pubblicare direttamente le foto ma quello è un problema comune a molti blog, in realtà si poteva solo su Splinder mille anni fa ma vista la fine che ha fatto Splinder direi che stiamo bene così.
      Come avrai intuito non sono esattamente un’esperta dell’argomento, ma ho fatto delle ricerche per capire e per dimostrare che questa “polemica” sulla foto (che esiste solo in alto, non nel post) è inutile e forse ruba attenzione al vero argomento della mia riflessione; poi ripeto, se qualcuno ha voglia di mostrarsi l’area commenti è aperta, ma le foto in evidenza nel mio blog se non vi dispiace le scelgo io, perché la scelta non è solo “stilistica”, ma a nessuno interessa il backstage del mio lavoro quindi parliamo di cose utili.
      Il genderless è uno step successivo e se ci mettiamo a parlare pure di quello ci perdiamo, mentre i gusti personali sono soggettivi. Certo la bellezza lo è un po’ meno, almeno secondo me.
      Se guardo Cristiano Ronaldo lo vedo che è un bellissimo esemplare di uomo, poi soggettivamente ti dico che non ci passerei nemmeno mezzo minuto ma quello dipende dai miei gusti, perché non è il mio tipo; e sto parlando semplicemente di estetica, non ho nemmeno pensato a quell’arroganza odiosa di cui va tanto fiero. Però che è “bello” lo vedo, come sono belle Belen, la modella Gigi Hadid, o la nostrana “curvy model” Laura Brioschi: non ho alcun tipo di interesse sessuale nei loro confronti, ma che sono belle è abbastanza evidente.
      Non ho scritto il post per avere ragione (su cosa poi? I cross esistono, i generi pure, e le persone che non si riconoscono in un gender anche) ma per capire e per far capire, cosa che sto sicuramente facendo!

  37. Purtroppo in questo periodo sono presissima da impegni familiari e non riesco a leggere tutto con calma e a rispondere. Per ora posso solo invitare G. A visionarmi in qualche foto (molto pudiche per altro) , ma deve indicarmi come posso fare.
    Appena riesco commentero’ volentieri anche se per sviscerare tutte le tematiche proposte avrei bisogno di un mese intero.

  38. Comunque anticipo solo che a: per me (e solo per me perche’ qui le sfumature si sprecano) il rapporto si rimodula mentalmente come una relazione lesbica; b: col passare degli anni, da una situazione feticistica sono passata ad una dimensione di apprezzamento estetico di tutto cio’ che appartiene all’universo femminile; anche di cio’ che generalmente non e’ considerabile elemento di seduzione: mi puo’ far comodo e piacere indossare calzini neri in microfibra 50 denari se questi sono perfetti sotto pantaloni e scarpe stringate. c: l’immagine femminile che oggi propongo in pubblico e’ quella di una donna con uno stile sobrio ma elegante, quasi sempre con tubino e decollete’ .

    1. Cara Veronica, spero che gli impegni non siano diventati eccessivi ma, piuttosto, che sia aumentato il piacere di averne.

      Giusto per sapere (caso mai pensassi che il mio indirizzo fosse “spam” …. che poi, pensandoci bene, non avresti neanche torto) ;- )

        1. E si, dovrei darti ragione: tuttavia, avendole già scritto (con apposita mail) non avevo altro modo per farglielo notare.
          E poi, io lo facevo per lasciarti più tempo affinché ti dedicassi all’abbronzatura ed ai “tatuaggi d’oro”, senza doverti “preoccupare” di tutti noi affezionati “frequentatori”.

          ;-P

  39. Io preferisco attendere piuttosto che mettere fretta.
    E credo (spero) di poter vivere almeno un altro paio di mesi. 😉
    Il mio buon proposito è di autosospendermi, da oggi (ore 17 …. che strano caso, ehehehehe), dal pubblicare thoughts in questo post fino al triplice fischio della finale di calcio di Euro 2106: in tale periodo, ove non sia possibile scrivere/visualizzare link relativi ad immagini pertinenti all’argomento, come giustamente suggerito da Sara, prometto solennemente di studiare un mezzo per poter visionare le foto di Veronica perché non saprei non accettare un cortese (e pudico) invito, perché immagino che le foto siano davvero reali (nel senso di non eccessivamente ritoccate) e anche perché, ormai, la curiosità è stata destata ed adesso gira affamata.
    Successivamente, ho visto che hai iniziato ad accennare alle tue sensazioni: quelle sono mooolto interessanti.
    Ho provato ad immedesimarmi in te (ho socchiuso le palpebre) e confesso di aver avuto ….. ehm no, ho promesso di non aggiungere altra carne al fuoco.
    Tu prepara la migliore descrizione che puoi e quando sarai pronta liberala e fa’ che voli felice tra le righe spensierate di questo post ….. io sarò lì come novello Jack ad attendere le tue emozioni (si sente la voce flautata di Celine Dion?) …..

    (SEMPRE DOPO IL TRIPLICE FISCHIO DELLA FINALE DI CALCIO DI EURO 2106)

  40. Vabbe che sono generoso ma fino al 2106 … é un po’ troppo… facciamo luglio 2016!!

    Ma che partita ha giocato l’Italia!!!!
    Per un attimo Chiellini m’è sembrato pure bello.

  41. Non avevo mai preso in considerazione il mondo cross-dressing, e questo tuo articolo mi ha spinto a informarmi un po’ sull’argomento … e ho scoperto che, pur molto marginalmente, potrei esserlo anche io .
    Piu’ per necessita’ che per altro, qualche capo femminile l’ho indossato anche io, e tutt’ora lo indosso : da buon motociclista vado in moto anche in inverno, e la mia dolce meta’, un giorno, mi ha consigliato di indossare, sotto pantaloni e giubba, un paio di collant abbastanza spessi e un body a manica lunga; pieno di dubbi ho provato e devo dire che mai consiglio fu piu’ azzeccato.
    Da li all’apprezzare tutti i capi di abbigliamento femminile il passo e’ stato breve … Chissa’, un domani potrei anche provare a osare un po’ di piu’, ma per ora un po’ mi manca il coraggio … Non saprei neanche come provare ad aprirmi con la mia meta’ su questo argomento …. Per ora lo coltivo silenziosamente, e vediamo gli sviluppi …

    1. E alla fine il coraggio l’ho trovato, e mi sono anche confidato con la mia compagna, che ha accettato la mia passione … Ho anche provato a indossare i tacchi e a parte la prima volta con una bella storta, non sono poi cosi’ male … Peccato solo che non ho proprio un numero da cenerentola …

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