Christian Louboutin “Desiderio e Vertigine”: in onda su Sky Arte un documentario esclusivo

Ieri sera su Sky Arte è andato in onda un breve documentario dedicato a Christian Louboutin e alla sua storia; il titolo, “Desiderio e Vertigine”, riassume perfettamente ciò che i miei occhi hanno osservato con curiosità, in un’ora davvero intensa!

desiderio e vertigine

louboutin at work

In una delle prime scene di “Desiderio e Vertigine” vediamo Monsieur studiare con attenzione i piedi di una ballerina/modella che calza le sue celebri décolleté Un Bout, realizzate in PVC trasparente con cap toe, tacco e cinturino alla caviglia in pelle giallo fluo: un design sfacciato per una delle scarpe più amate degli ultimi anni, che però non soddisfa pienamente la vista del designer. E’ il turno di un’altra décolleté, questa volta in vernice nera, un piccolo capolavoro di stile che a detta della modella “non sostiene abbastanza il piede”; e così uno degli uomini più potenti del mondo si inginocchia ai suoi piedi e le mostra come allacciare i listini, che si incrociano sul collo del piede arcuato e teso decorandolo con semplice malizia: il gioco è fatto, la perfezione è raggiunta, in un’esasperazione delle forme tanto innaturale quanto sensuale.

Tra un fotogramma e l’altro di “Desiderio e Vertigine” l’ospite viene accolto nel laboratorio Louboutin, il luogo in cui le scarpe gioiello vengono rifinite a mano da artigiani esperti, capaci di lavorare su materiali delicati e preziosi con una minuzia che sembra appartenere ad un’epoca ormai dimenticata. E’ lì che vengono create le scarpe da sposa personalizzate, e con la stessa attenzione vengono realizzate anche le scarpe in pelle di coccodrillo: le due calzature devono avere le stesse identiche squame posizionate allo stesso modo, in un tripudio di innaturale lusso e vertigine assoluta.

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Monsieur ha poi presentato ai suoi ospiti uno dei suoi artigiani più capaci, esperto di origami: è lui a realizzare i fiocchi e le decorazioni simmetriche che decorano molti dei modelli più amati del brand, dai fiocchi piatti ai fiori gonfi di petali leggeri.

Ma come ha deciso di disegnare scarpe, diventando il creatore dei feticci più desiderati al mondo? E’ una strana storia la sua, una di quelle storie che mi fa credere alla frase “if it’s meant to happen it will happen, no matter what”; Christian Louboutin è cresciuto in una famiglia di donne, aveva un legame strettissimo con la mamma e le sorelle, mentre il rapporto con il padre, ebanista, lo ha lasciato con una passione innata per l’artigianato tradizionale e una testa piena di domande. E’ proprio dopo la morte della madre che ha iniziato a disegnare scarpe, come se volesse ringraziarla di averlo reso parte di quel mondo femminile così misterioso e affascinante. Ha lavorato per qualche tempo per Roger Vivier, ma si è stancato presto di creare per altri, quindi ha abbandonato le scarpe e si è messo a disegnare giardini. Sì, giardini, curatissimi e simmetrici, ma sicuramente lontani dall’universo femminile che lo aveva attratto anni prima. Per fortuna due cari amici, Henri e Bruno lo hanno poi convinto a rilevare una piccola boutique in disuso a Parigi, e tutto il resto è storia; Ines de la Fressange è stata una delle prime a notare il talento di Monsieur, tanto da averlo presentato ad una persona che lavorava da Lanvin: questa persona ha apprezzato lo stile eccentrico delle prime creazioni di Louboutin, ma non ha creduto in lui e non l’ha assunto. Ines ride con gli occhi mentre racconta questa storia, sa bene che comunque la strada di Monsieur era scritta e niente avrebbe potuto cambiarla.

E lui racconta quella storia, la sua storia,  come se parlasse di un’altra persona, mentre con la gomma da cancellare Staedtler rifinisce bozzetti e disegni di nuovi modelli; la sua ossessione è la perfezione del disegno, quella stessa perfezione che all’inizio degli anni ’90 ha dato vita alle suole rosse. Racconta che alla consegna dei primi modelli realizzati dai suoi disegni è rimasto deluso, perché sembrava mancasse qualcosa, un guizzo in più che aggiungesse carattere e personalità ad una scarpa che invece appariva “tutta nera”; una delle sue assistenti era accanto a lui, intenta a dipingersi le unghie di rosso: in un attimo Monsieur le ha sottratto la boccetta, e così è nata la suola rossa più desiderata del mondo. A volte la risposta è davanti ai nostri occhi, bisogna solo saperla vedere.

La suola rossa è stata protagonista anche degli scatti fetish realizzati in collaborazione con David Lynch, scelto da Louboutin per la sua capacità di giocare con la luce creando atmosfere sensuali ed ambigue, mai volgari. I due raccontano di aver scelto delle modelle insolite, formose e femminili, per enfatizzare il senso di piacere e di adorazione tipico del mondo del fetish: quelle foto, così sfacciate, hanno fatto il giro del mondo, e rappresentano un omaggio che Louboutin ha voluto fare a quell’ambiente misterioso e sussurrato che ha ispirato e ancora ispira parte del suo lavoro.

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Potrei continuare per ore, ma mi limiterò a raccontarvi un ultimo aneddoto, che non conoscevo; gli uomini possono calzare le suole rosse grazie al cantante Mika, che ha insistito affinché Louboutin creasse per lui delle scarpe per il suo tour. Monsieur si è lasciato convincere nonostante la perplessità iniziale, e ha creato così tanti modelli da decidere di venderli, perché in effetti “Mika è un cantante, non un modello, non ha bisogno di tutte queste scarpe”. E così è arrivata la prima collezione di scarpe Louboutin da uomo, perché “if it’s meant to happen it will happen, no matter what”.

19 thoughts on “Christian Louboutin “Desiderio e Vertigine”: in onda su Sky Arte un documentario esclusivo

  1. Il modello della prima foto è francamente terribile, mentre davanti a tutte quelle Pigalle Spike a momenti svengo. Grazie per aver condiviso immagini e news interessanti tratte dal documentario.

  2. Come dice Louboutin: “ogni donna, seppur vestita di nero, indossa sempre il colore rosso, che sia uno smalto o un rossetto” e mi sa che ci ha azzeccato 😉
    p.s. ci sarà modo di vedere online questo documentario?

  3. Purtroppo non so dirvelo, so che una mia lettrice, Cristina, ha registrato il documentario, ora provo a chiederle se in qualche modo può condividerlo con voi!

  4. Bel colpo, Sara. Grazie della dritta. Me lo sono perso, speriamo di recuperarlo su YT. Mi chiedevo e vi chiedevo, al proposito, quali siano i motivi per cui un brand come Louboutin abbia conquistato il massimo successo in Nord America, dove la clientela è diffusa in più strati sociali, mentre in Europa per CL non c’è stato il boom e i prodotti di Louboutin interessano una fascia ristrettissima. A NYC le donne vanno in ufficio in Pigalle, qui da noi le Pigalle non si vedono nemmeno a teatro, al massimo sui red carpet. Quali i motivi, ne sapete qualcosa? I prezzi? La concorrenza? Una maggior propensione alla comodità delle europee?
    Bacioni
    Scoiattolina

    1. Che bello ritrovarti, bentornata!
      Mi sono fatta anch’io la stessa domanda, e mi sono data una super risposta lunghissima che proverò a riassumere sperando di riuscire a scriverla in un italiano comprensibile, visto che sono di fretta!

      L’Italia è la patria delle scarpe di qualità, noi siamo abituati a vederle, cresciamo in mezzo a modelli in pelle morbida, le troviamo nei mercati in mezzo a frutta e verdura, poi crescendo ognuno sviluppa il proprio senso dello stile e agisce di conseguenza. Mio fratello per esempio non è minimamente interessato al mondo fashion, ma se gli mettessi davanti una scarpa di Sergio Rossi e una décolleté lowcost cinese vedrebbe subito la differenza, pur non essendo un blogger di scarpe 😛

      In America i brand di qualità sono quasi sempre brand di lusso, che hanno prezzi molto più alti della media e nomi vagamente italici; lì ancora non hanno la cultura della scarpa fatta in un certo modo, pensa che proprio oggi ci ho pensato guardato il video di una ragazza americana. Ha mostrato i suoi acquisti, tra cui un’imitazione del sandalo Mermaid di Sergio Rossi, evidentemente cinese, affermando con orgoglio di averlo pagato appena $80. Con 80 Euro qui si fanno ben altri affari, ma Daisy, pur essendo una fashion blogger e un’imprenditrice di successo, e pur avendo una libreria piena di borse Vuitton e deco Louboutin, ha comprato un’imitazione cinese ignorando l’esistenza di Sergio Rossi. Perché? Perché quel tipo di lusso non è facilmente riconoscibile: le borse Chanel e Vuitton hanno i loghi ben esposti che parlano semplicemente attraverso un simbolo, così le Louboutin, scarpe di ottima fattura europea che rappresentano quel giusto mix tra Francia e Italia e sopratutto sono riconoscibili ad occhio nudo. E credo che la risposta definitiva sia in questo: le suole rosse parlano di lusso, stile, benessere, sensualità, fascino, portano un messaggio universale che va oltre il fatto di essere esteticamente interessanti.

      Noi italiane siamo un po’ diverse, abituate alla qualità non sentiamo il bisogno di urlare al mondo che indossiamo un capo firmato; ovviamente non voglio generalizzare, è una cosa che odio, ma le analisi di mercato parlano chiaro, non a caso esistono linee di brand specifiche per i diversi mercati.

      Poi c’è da dire che proprio grazie al successo di Louboutin l’America è piena di rivenditori e punti vendita che applicano sconti che qui possiamo sognarci, e questo rende di fatto più accessibile anche la follia di un momento.

      1. Sara, se il tuo blog non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E’ unico. Irripetibile. Sei preparatissima in materia, ma ci sono due elementi che fanno la differenza: la tua propensione analitica, che rende sempre ciò che scrivi interessante e avvincente, mai superficiale o peggio ancora banale; la capacità di dialogare in maniera semplice ma continua con chi ti segue. Il tuo non è un blog senz’anima, come purtroppo lo sono tanti, non tutti per fortuna, è uno spazio dietro al quale c’è una persona, non un qualcosa privo di identità . Quindi veramente complimenti.
        Ho letto con interesse, ovviamente, la tua risposta ai miei quesiti. Confermi in parte ciò che pensavo, ma aggiungi anche una serie di acute osservazioni che rendono completa l’analisi sul fenomeno. Concludo sottolineando che, comunque sia, in Italia, nonostante i brand di grande pregio, come Casadei, S. Rossi, ecc., la Louboutinmania manca, si sente un po’ come un vuoto. Non solo le CL non hanno fatto il boom, ma proprio nessuno ne parla. Quasi ignorata. Peccato.

  5. Sara, io ho un sogno da anni e si chiama Pigalle! Tempo fa mi ero data da fare ed avevo cercato sul Web come poterle acquistare…ma poi ho desistito. Nel mio sogno non ci sono solo le Pigalle, ma anche tutto il resto: entrare in una boutique Louboutin, provare diversi modelli, ammirare queste opere d’arte, toccare con mano e calzare queste meraviglie.
    Anch’io mi sono sempre chiesta come sia possibile non trovare creazioni Louboutin nemmeno presso rivenditori specializzati in calzature di lusso. Sono scarpe costose, è vero, ma Casadei, per dirne uno, propone modelli anche più costosi, no?
    Rimangono un sogno, per me le Pigalle sono insuperate.

  6. Nooooo, davvero? Nutro della sana, sanissimo, invidia…
    Contaci, prima o poi a Roma ci devo venire per forza!
    Sai dirmi se in Italia esistono altri rivenditori autorizzati?

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