Il mio amore per il brand Sergio Rossi

Se pensando a me e ai miei amori adolescenziali pensi a René Caovilla ti capisco, per anni ho raccontato di quanto sia stato importante per me e per la crescita di questo blog; da ragazzina pensavo di non essere nemmeno degna di entrare nella sua boutique, e questo solo perché per me quelle scarpe non erano scarpe, ma capolavori che guardati con l’occhio sbagliato avrebbero potuto ridurmi in cenere.

L’occhio sbagliato è quello di chi li osserva senza capire il lavoro che c’è dietro ogni ricamo prezioso, per intenderci. Quindi per anni ho ammirato quelle meraviglie da lontano, finché ho smesso di pormi il problema e sono stata trascinata in boutique.

Il resto è storia.

Il mio rapporto con Sergio Rossi, invece, è cresciuto e cambiato in modo diverso.

Se Sua Maestà (Caovilla, NDR) rappresentava l’impossibile, Sergio (sì, l’ho sempre chiamato per nome, e non smetterò adesso) era il raggiungibile quasi scontato di gran parte delle mie compagne di scuola, che compravano le sue creazioni con la stessa facilità con cui io riempivo la tasca del mio Eastpack di Goleador gusto cola.

Le scarpe che io ammiravo sui giornali di moda e nelle vetrine dei negozi, per loro erano SOLO SCARPE.

Cioè, le trovavano belle, le provavano, e poi le compravano.

The end!

E io che perdevo ore a perdere diottrie sulle pagine sgranate delle riviste solo per ammirarne i dettagli, continuando a collezionare Goleador e sognando una vita parallela in cui avrei potuto comprarle ed indossarle; perché diciamolo, a 15 anni forse non hai esattamente una necessità impellente di calzare scarpe di quel tipo, ma se puoi farlo, perché non farlo?

Ecco, io non potevo farlo.

In casa hanno sempre supportato la mia passione per le scarpe in modo sano, quindi andava bene guardarle ed essere simpaticamente “fissata”, ma chiederle come regalo per le grandi occasioni era fuori discussione, perché a 15 anni scarpe così costose non hanno alcun senso, soprattutto se le indossi solo il sabato pomeriggio mentre ti fissi i piedi con il culo comodamente poggiato su un divanetto del Gilda Young, sperando che nessuno ci rovesci sopra un bicchiere di Coca Cola con ghiaccio.

Quindi per anni ho continuato ad ammirare Sergio e le sue creazioni ai piedi di tutte le mie amiche, ma non ai miei: e no, non ho mai avuto il coraggio di chiedere alle mie fortunate compagne di classe di prestarmi i loro sandali bianchi con doppio cinturino alla caviglia per una foto o per una festa, perché non mi ritenevo degna di tanta grazia.

sergio rossi

Però ricordo ancora che per una delle primissime feste di 18 anni a cui sono stata invitata (introversi e adolescenza, what a joy!) sono riuscita a convincere mia madre a comprarmi un paio di ciabattine con tacco sottile e incrocio di listini in vernice e pelle nera e rossa, molto ispirate ad un modello di Sergi, ,che però aveva anche la farfalla. Sono costate parecchio, ma mai quanto le originali, e dire che le ho amate è poco.

 

Ho continuato ad amarle anche quando alla suddetta festa un’invitata è arrivata svolazzando con ai piedi le scarpe originali, semplicemente perfette come sempre!

 

sergio rossi farfalla

(Una delle tante versioni delle ciabattine dei miei sogni)

Qualche anno dopo, anche grazie al blog, mi sono avvicinata al mondo Sergio Rossi e ho iniziato a collezionare diverse decollete splendide di questo brand, tra le più comode mai provate.

Ma quando penso a Sergio Rossi, mi ricordo sempre i modelli che non ho mai avuto, quelli dei miei sogni; se li rivedessi ora in negozio forse non li degnerei di uno sguardo, ma con i primi amori spesso va a finire così, è meglio continuare a sognarli a debita distanza.

Grazie Sergio, per quelle parentesi di sogno per anni dopo sono diventate questo blog.

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