Footzy Rolls Contest: il confort pieghevole in regalo per una di voi

Poco più di un anno fa ho scritto un post in cui presentavo un regalo appena ricevuto, Footzy Rolls, le deliziose ballerine pieghevoli, pratiche ma soprattutto molto carine; la scorsa settimana ho scoperto che sono finalmente arrivate anche in Italia, così ho pensato di omaggiare una delle mie lettrici con questo delizioso cadeaux.

Non sono una fan dei “giveaway”, mi piace premiare solo chi lo merita, quindi anche questa volta per portarvi a casa il tesoro dovrete impegnarvi: tutto ciò che dovete fare è commentare questo stesso post, raccontandomi di quella volta in cui avete pregato che cadesse dal cielo un paio di ballerine perché le scarpe che indossavate vi stavano massacrando. Il commento più ironico, descrittivo e spiritoso verrà premiato con un paio di ballerine originali FooztyRolls, scelte dalla sottoscritta nella collezione 2011. Non voglio imporvi di diventare fan della mia pagina su Facebook, ma sarebbe gradito 🙂

Naturalmente potete commentare una sola volta, per farlo non è necessario essere iscritti a WordPress, ma dovrete comunque scrivere il vostro nome o nickname e il vostro indirizzo mail, tramite il quale verrete contattate in caso di vittoria. L’ultimo giorno valido per commentare è domenica 5 Giugno, giorno del compleanno della vostra amata Shoegal. Lunedì, dopo i festeggiamenti, decreterò il nome della vincitrice, che contatterò personalmente per scoprire che numero porta! E’ tutto chiaro? A voi la parola!

PS: vi segnalo che esistono anche le infradito FootzyRolls, comode come le ballerine, ma meno chic secondo me.

29 thoughts on “Footzy Rolls Contest: il confort pieghevole in regalo per una di voi

  1. Ahah ragazze mi sono dimenticata di precisare che potete commentare questo post, a prescindere dal racconto: quello deve essere uno ma se avete qualcosa da dire e chiedere sul contest potete farlo nei commenti, senza problemi 😉

  2. Spagna, estate di qualche anno fa, vacanza con le amiche: un pomeriggio, mentre siamo in spiaggia, una delle amiche, allegramente appollaiata su uno scoglio, viene toccata da una medusa sul sedere… dopo esserci sadicamente godute qualche attimo di contorcimento di quella poveraccia abbarbicata sul suddetto scoglio, decidiamo di portarla nel centro di primo soccorso situato ovviamente da tutt’altra parte rispetto alla zona spartana e naturalistica dove eravamo noi… Partiamo, ma ad un’altra mia amica, famosa per essere “lamentosa”, si rompono accidentalmente le infradito durante la risalita per raggiungere il lungomare… ovviamente inizia il lamento “L’asfalto brucia, come farò, andate pure senza di me, morirò qui….”, al che decido di cederle i miei sandali e di stare scalza… così attraversiamo mezzo paese sotto il sole cocente (e nessun, dico nessun negozio aperto), dopo di che, con i piedi che gridavano pietà, ho dovuto cercare di spiegare al bagnino, nel mio ottimo spagnolo, cosa era successo alla mia amica, anche se forse oramai avevo più bisogno io di una cura per le ustioni di millemillesimo grado che avevo sui piedi… In quel momento avrei venduto mia madre, il mio moroso e anche qualche paio di scarpe (forse, mmmh non lo so, non bastano madre e moroso?) perchè un paio di ballerine scendessero dal cielo….. E, per inciso, l’amica a cui avevo prestato le scarpe si è quasi lamentata perchè i miei sandali le stavano un po’ grandi… Non posso rendervi partecipi della mia reazione… 🙂 Questa è una delle tante occasioni in cui le scarpe (in questo caso le NON scarpe) mi hanno fatto rimpiagere il fatto di essermi alzata dal letto quella mattina!!!!

    Tra l’altro il 5 Giugno è anche il mio compleanno!! 🙂

  3. Ahah storia fantastica, sadicamente parlando, grazie del contributo!
    PS: ho vissuto per 25 anni senza conoscere nessuno nato il 5 giugno ma negli ultimi giorni ho scoperto che tantissime persone sono nate nel mio stesso giorno, che sollievo, iniziavo a sentirmi un pò aliena eheh

  4. Estate 2008. Non si sa bene perché quella tranquilla estate sul lago di Garda si è trasformata nell’estate più delirante del secolo, io amante del relax e delle scarpe comode, mi sono trasformata in una discotecara tamarra, amante della vita notturna e dei cocktail annacquati (ultimi focolai di gioventù). Una sera si decide di andare dal paese in cui stanziamo noi (800 m sul livello del lago) a Desenzano in discoteca. Il tutto richiede circa una cinquantina di minuti di auto e arrivo diretto nel parcheggio del locale per cui io tutta baldanzosa indosso abito nero e tacco 12. Per tacco 12 intendo un sandalo nero con applicazioni gioiello, senza plateau, bellissimo, messo in totale solo una volta e per pochi minuti.
    A metà del viaggio in macchina scopro che è prevista una deviazione in centro Desenzano per recuperare non ben definite persone. Come tutti questi paesi di villeggiatura il centro è off limits per le auto….per cui abbiamo parcheggiato a circa 3 chilometri di distanza dal luogo dell’incontro. Non vi dico come sono arrivata all’incontro con questi “amici”: trucco completamente andato, sudatissima, viso contorto dal dolore. E poi c’è stato il ritorno alla macchina, altri 3 chilometri invocando tutti i santi del calendario.
    Risalita in macchina ho contato i danni: piedi rossi e gonfi, vesciche OVUNQUE…Mi scendevano i lacrimoni.
    Arrivati in discoteca scopro che non c’era un cacchio di tavolo, sedia, muretto o diamine di qualcosa per sedersi e quindi continuo a soffrire in silenzio con gli amici che mi chiedevano “ma che fai vieni in discoteca e non balli?”. Alla fine, in preda alla disperazione trovo una zona del locale con una specie di muretto, accecata dalla possibilità di sedermi mi precipito e mi siedo…..senza accorgermi che il suddetto muretto era punteggiato di piccoli faretti incastonati. Risultato? Oltre ai piedi da buttare mi sono bruciata un polpaccio e un pezzetto di vestito.

    Da allora: sempre scarpa di ricambio dietro, a costo di uscire la sera con una valigia appresso.

    Adesso che l’ho raccontato mi sento meglio 🙂 di solito ci si sente dire “che sarà mai, tutta sta tragedia per due vescichine…”.

    Mi sono delurkata per l’occasione, complimenti per il blog e per tutto!

    a presto

    Alessandra

  5. Maggio 2005. Ero stata appena assunta da una famosa multinazionale. I primi giorni il look doveva essere impeccabile. E lo era..tanto da guadagnarmi in pochissimo tempo il compiacimento dei piu’. Un giorno mi comunicano che avrei avuto in mattinata un colloquio personale di conoscenza con il direttore europeo che era venuto a far visita al sito. Fantastico ..l’abbigliamento doveva essere impeccabile. E lo era , se non fosse stato che , dopo aver parcheggiato in azienda , uscendo trafelata dalla macchina , il tacco del mio splendido decollete rimase sull’asfalto…!!La mia faccia? Come quella di Giovanni nel film di Aldo , Giovanni e Giacomo quando trova la macchina nuova tutta rigata…. Non avevo il tempo di tornare a casa ( 25 km) e come sapete le aziende si trovano nei nuclei industriali dove non ci sono negozi di scarpe!!Allora si che avrei voluto un bel paio di ballerine first aid che, considerando pure la mia altezza, non avrebbero nemmeno penalizzato il mio look!!!
    Poichè scalza non potevo di certo entrare in azienda ( perdendo peraltro il primato di”la piu’ ben vestita”) decisi di camminare continuando ad indossare i miei decollette con un tacco si ed uno no….praticamente con un piede completamente piegato ..per tutto l’ingresso in ufficio e….per tutto il colloquio…Il fatto e’ che a vedermi davanti non si notava niente perchè anche l’andatura era disinvolta..ma chissà che avrà pensato di me il grande capo quando nel congedo, girandomi, avrà notato che camminavo con una scarpa non aveva tacco !!! 🙂
    Alla fine, comunque, la cosa piu’ difficile da sostenere non fu il colloquio , ma quando un collega entro’ nel mio ufficio e mi disse:” Dottoressa, e’ a lei che le si e’ rotto un tacco? Mi dia la scarpa che gliela porto ad incollare in manutenzione e gliela faccio riavere quanto prima ! ” La caduta di un mito ..o forse solo l’inizio per passare alla storia eheheh 🙂

  6. Io partecipo più per onor del racconto che per vincere il contest 😉
    Credo di poter annoverare almeno due momenti in cui avrei voluto una ballerina in folle picchiata verso i miei piedi 😉
    la prima volta in cui ho indossato le Proenza Schouler (!) 😀 e quella volta in cui sono andata a ballare, con una notevolmente ridicola deco a punta bianco gesso….
    tacco e punta troppo, troppo assassini.
    In abbinamento: pantalone e cravatta neri, camicia bianca con zip che, oltre a farmi passare per la cameriera di turno, ha ben pensato di rivelare la sua fedifraga natura di ignobile cerniera lampo lasciandomi in reggiseno nel bel mezzo del mio dimenarmi…
    Cosa centra questo? Centra, centra… perchè la sicurezza ha visto entrare una giovane esuberante ben vestita -anche se da cameriera- , e ha visto uscire una povera barbona vergognosa che con una mano si teneva la camicia chiusa sul petto e con l’altra teneva in mano le scarpe con cui non riusciva più a camminare… Scalza fino all’auto parcheggiata in cima a una salita, con un principio di ipotermia per aver tenuto troppa fede al proprio comandamento “a ballare si va senza giacca e senza borsa, quali siano le condizioni atmosferiche!”, e ovviamente, era inizio inverno 😉
    PS: io mi sarei accontentata, se non di una ballerina caduta dal cielo, di un fidanzato che avesse fatto non dico lo sforzo di portarmi in braccio, ma almeno di correre a prendere l’auto e evitarmi la camminata… e invece, il fidanzato c’era, ma la galanteria mancava 😉

    Poi vogliamo sapere il tuo racconto, però, Shoegal! 😉

  7. Ah beh, io giro tutto il giorno con un tacco tra il 9 ed il 12 in abbinata al tailleur che è ormai la mia divisa da quasi vent’anni (ahi!), e di volte in cui avrei sognato la caduta di un paio di ballerine dal cielo, anche del peso di un incudine, non si contano. Sarebbe più facile raccontare le volte in cui ho detto: “Che bello, non ho male ai piedi…”.

    Due le occasioni, una, appunto, lavorativa, ed una più divertente ma anche più dolorosa.

    Quella lavorativa: megaconvegno che organizzavo io in un posto dove ero appena stata assunta. Fino all’ultimo minuto a svolazzar leggera da una parte all’altra. Coincidenza con impegno istituzionale dall’altra parte della città. Si parte come sempre all’ultimo minuto, salvo scoprire che la presenza di un Ministro aveva paralizzato il traffico: niente macchina, taxi, tram. Niente. SOLO A PIEDI. Tre Km, di cui l’ultimo in salita. Accompagnando alcune persone (uomini) che correvano per non arrivare in ritardo… Gli ultimi metri mi sembrava di essere Fantozzi nella partita di pallone, che vedeva la Madonna di Lourdes sopra la porta avversaria. Non contenta, il rientro è stato uguale (e la discesa col tacco – sapete meglio di me – è ancora peggio della salita!).

    L’altra occasione: una delle rare uscite in discoteca; paio di sandali tacco 12 bianchi con strass da urlo. Sì, ma di dolore, l’urlo! Sembravano comode, lo erano state anche per andarci in giro, ma a ballarci per tutta la sera… il tacco peraltro si è consumato come fosse stato della stessa materia con cui sono fatti i sogni (e le buste della spesa ecologiche) in modo asimmetrico, e dopo qualche ora sembrava avessi inventato un nuovo stile di ballo, quello del mal di piedi!

  8. shoe, io come già sai ti anticipo di poco per il compleanno.. 😀
    festeggio il 2 giugno!

    alloooooooooooooooooooooooora..il giorno in cui più di tutte le altre volte ho sperato di veder cadere un paio di ballerine dal cielo è stato durante la mia missione in kosovo 🙂
    per dimostrare che sono un militare come tutti i miei colleghi maschi mi sono cimentata nella “Dancon March”, ovvero una marcia di 26 km su strade ( sentieri ) di montagna. Come se i 26 km non fossero abbastanza questa marcia si fa zavorrati, ovvero con uno zaino con 10 kg di peso, in più cinturone in vita, pistola, caricatori, mimetica e anfibi…una passeggiata salutare 😀
    caparbia come un mulo mi sono incamminata..dopo 5 km avevo già i piedini pieni di vesciche, dopo i 20 stavo per morire…faceva un caldo bestiale e andavo avanti più per puntiglio che per altro. Posso camminare per ore sopra uno svettante tacco 12, ma quasi 30 km con gli anfibi non li auguro nemmeno alla mia peggior nemica. Gli ultimi 2 km li abbiamo fatti su strada asfaltata, io ero più morta che viva e i miei piedini ormai non riuscivo più neanche a trascinarli, e credo che per un paio di ballerine, cadute dal cielo o trovate per strada, avrei potuto anche uccidere.. 😀 purtroppo le ballerine non le ho trovate, e scalza non potevo andare ( anche perchè togliere gli anfibi dopo 7 ore di marcia e 26 km di strada sarebbe equivalso a fare un attentato terroristico XD ), in compenso ho finito il percorso e ho ricevuto i complimenti da tutti i miei colleghi. Ho portato alto l’onore delle donne in divisa, e ne è valsa la pena..
    certo che però il mio Comandante per premiarmi di tanto sforzo un paio di scarpine me le poteva anche regalare, non trovate?
    😉

  9. Ahahaha oddio ragazze siete meravigliose, avete reso la mia serata studio infinitamente più piacevole; non è bello ridere delle disgrazie altrui ma condividerle fa stare meglio!!
    Ma ora tocca a me, ovviamente il mio racconto è fuori concorso.

    Mi capita spesso di soffrire per colpa dei listini dei sandali nuovi (mai per il tacco, sempre per lacci, laccetti e spuntature anteriori), e non guido mai con le scarpe alte, quindi in macchina ho sempre un paio di ballerine nere che ho comprato proprio per stare tranquilla in (quasi) ogni situazione.
    Qualche anno fa però sono andata a trovare un’amica in Grecia e insieme ad altri ragazzi siamo partite per una gita in Macedonia, ahaha, non ridete su, è stata una figata alla fine! Ma da genio quale sono mi ero portata solo due paia di scarpe: le temibili Converse che mi stringono le dita e un paio di infradito. Dopo poche ore le Converse mi hanno massacrata, quindi ho pensato bene di sostituirle con le infradito, per lasciare libere le vesciche. Peccato che le infradito hanno causato altre vesciche, nei punti classici su cui poggiano i listini: non avendo altre scarpe ho continuato a camminare per Skopje con i sandaletti, ma per evitare di sfregare le vesciche devo aver camminato male perché mi sono svegliata con una tendinite fulminante ad entrambi i piedi, un dolore atroce! Mi è passata dopo quasi un mese, il giorno in cui ho smesso di seguire i consigli dei medici e sono tornata sui tacchi: il paradiso!
    Non mi è più capitato ma solo il pensiero mi fa male, oggi se sto più di un’ora con le infradito sento i primi accenni di dolore… se solo avessi avuto un paio di FootzyRolls in borsa, a Skopje!!

  10. Quando ho letto il contest mi è ritornato alla mente un episodio accaduto mooooltissimi anni fa, esattamente un capodanno.
    Come di rigore bisognava trascorrere la notte di fine anno in discoteca e per l’occasione mi ero fatta confezionare un vestito di raso rosso. Ovviamente l’outfit andava completato da un bellissimo paio di decoltè di raso rosso tacco 10.
    Le avevo già messe in qualche rarissima occasione, ma mai per una notte così speciale.
    Per sicurezza mi ero portata appresso un paio di stivali, casomai le scarpetti di cenerentola cominciassero a dar fastidio! Mai lo avessi fatto!
    Non sicuramente per colpa mia! Lasciai gli stivali nella macchina del compagno della mia amica con la promessa che qualora ne avessi avuto bisogno lui avrebbe provveduto ad andar a prendere il ricambio. Si si… fidati degli imbecilli!!!!!
    Dopo un’ora dal nostro arrivo comincio a sentire un dolore acuto ai piedi… terribile… avevo voglia di prendere le decoltè e lanciarle in aria per poi sparar loro contro!
    Ma molto stoicamente faccio finta di nulla e continuo a ballare e a girare per la discoteca salutando a destra e a sinistra. Nel frattempo mi sembrava di aver fuoco ai piedi tanto mi facevano male.
    Mi impongo di attendere almeno la mezzanotte… ma non è possibile, non ce la faccio proprio. Allora chiedo al mio ex amico di andare a recuperare le scarpe!
    Come tutta risposta mi sento dire aveva inserito l’antifurto, di sua invenzione, e non era possibile aprire la macchina prima delle 2 senza far scattare l’allarme. Ma si può essere più scemi?????
    Risultato?? Nottata chiusa nel bagno delle donne dove alternavo il peso da un piede all’altro senza mai togliermi le scarpe perchè si sa che i pavimenti dei bagni delle discoteche non sono sicuramente asettici! E lì nel bagno ho festeggiato la mezzanotte ricevendo visite continue di amiche che venivano a scambiare gli auguri.
    E pensare che in quell’occasione ho anche incontrato una ragazza che mi ha detto quanto un mio ex mi avesse amato al punto da parlare sempre di me quando stava con lei!!!
    Ironia della sorte!
    Ad ogni modo quella notte avrei pagato con l’anima per avere un paio di scarpine da tenere in borsetta, trendy e comode a sostituire quelle orribili decoltè, che dopo quel giorno sono rimaste chiuse per non so quanto nella loro scatola prima di essere definitivamente buttate.
    Un abbraccio a tutte

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  12. Che bel contest!! 🙂
    Bhe pensandoci un pò mi viene in mente un episodio accaduto meno di un annetto fa, in autunno, una mia cara amica era ormai agli sgoccioli della gravidanza, ed ogni giorno era quello buono per correre a veder nascere la prima “nipotina” acquisita. In uno di questi giorni papabili ho indossato un paio di stivali, plateau discreto ma tacco assassino, tanto belli quanto assai precari nella stabilità, ma visto il tragitto casa- lavoro- casa il tutto era ben tollerato. Alle 3 arriva la chiamata “Ti stiamo passando a prendere, ha iniziato il travaglio”. Ansia e agitazione a mille, arriviamo presto al San Camillo di Roma. Il reparto maternità si trova in uno dei padiglioni più lontani rispetto all’ ingresso in mezzo alla pineta e a varie stradine più o meno impervie. Arriviamo in reparto e sulle scale la mamma della mia amica ci dice che la piccola non si decideva ad uscire. Visto che le cose andavano per le lunghe decidiamo di andare al bar a comprare almeno una bottiglia di spumante e qualcosa da mangiare (e gli immancabili pennarelli per scrivere la data e l’ ora della nascita della cucciola). Ci incamminiamo e iniziamo a percorrere una salita abbastanza ripida tra le radici dei pini maledetti, appoggiandomi al braccio di un amico riesco senza troppa fatica ad arrivare sulla strada dove in un bar abbiamo comprato da mangiare e da bere. Sul più bello arriva la telefonata: “Correte, è nata!!!” Qui inizia la tragedia, spumante in una mano, pennarelli, tramezzini e pizzette nell’ altra e i maledetti stivali ai piedi con una discesa folle da fare per lo più di corsa. Penso seriamente che qualcuno mi abbia assistito perchè nonostante fossi avvinghiata al braccio di un amico ho seriamente avuto paura di finire al pronto soccorso, avrei dato qualunque cosa per un paio di ballerine!!! Tuttavia appena ci hanno fatto entrare a vedere la piccola e la mamma ancora scossa per la fatica tutto è passato in secondo piano, stivali, discese e caviglie a rischio. Da quel giorno però ho promesso alla mamma che il primo paio di stivali della cucciola glielo avrei regalato io! 😀
    grazie per avermi fatto ricordare questo splendido momento!!
    Chiara

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  14. carino questo contest!!!

    …alloooooora, a me è successo un paio di settimane fa (e l’ho anche scritto sul mio blog ultimo post), classico sabato sera con amici, si decide di andare in pizzeria, si prospetta quindi una seratina tranquilla, ne approfitto per mettere i miei stivali preferiti, scamosciati e morbidissimi, di un bel blu notte, alti al ginocchio, con plateu e tacco VERTIGINOSO a spillo.
    Per fare dalla macchina alla pizzeria e dalla pizzeria alla macchina, sono più che perfetti!
    Se non fosse che una volta fuori dalla pizzeria a qualcuno viene la brillante idea di fare un giro sui navigli…. siamo già a Milano, la serata è piacevole con una temeratura mite…. approfittiamone no?!

    O___o

    Volevo morire!!! Vada per la luuuuuuuuuuuuunga camminata su e giù per i navigli, vada per la sfacchinata dal parcheggio (è risaputo che trovare parcheggio sui navigli è un’impresa da mille e una notte) ma camminare per così tanto tempo e con tacchi così alti e “instabili” su pavè e sanpietrini, non è proprio il massimo della vita!!!
    Crampi alla pianta del piede, storte, e andatura da cammello per tutto il tempo…..
    …no no, ma noi siamo fighe lo stesso!
    Il colmo c’è stato quando entrata in un locale chiedo della toilette, e mi dicono…. “in fondo alla scala”…. COSA?????
    Ma quella non è una scala, è un tornante non autorizzato!!!
    No no, ma non si è girato tutto il locale per vedere chi fosse quella pazza che non voleva fare le scale per andare al bagno…… (scale a chiocciola in ferro batutto).
    E’ stato quella sera che ho pensato al business del secolo:
    Sognavo qualche marocchino che vendesse ballerine, e invece c’erano solo borse tarocche e peruviani che vendevano rose…… ma che cacchio me ne faccio delle rose???? Le ballerine dovete vendere sui navigli, così si che vi fate i soldi!!!!

    😛

    PS: ….giusto per la cronaca il mio compleanno è il 1° giugno! Ma quante belle gemelline siamo????!!!!! ^____^

  15. Era un caldo pomeriggio di primavera di qualche anno fa. Io e il mio ragazzo decidiamo di andare a passeggiare sul lungomare,come due piccioncini, baci di qua, baci di là, abbracci interminabili…provocando insomma a chiunque ci guardasse un diabete istantaneo! Io con delle ballerine carinissime NUOVE tutte colorate e lui molto più dolce del solito. Poi, sapete, ci si sente sempre stupendamente quando c’è il sole, il tuo ragazzo ti coccola e ti metti per la prima volta le scarpette nuove! Ad un certo punto mi chiama mia madre al telefono chiedendomi di passare a prendere il pane. Mi faccio accompagnare dal mio ragazzo che parcheggia la macchina dall’altro lato della strada rispetto al panificio: per arrivarci dovevo attraversare la piazza. Lui decide di aspettarmi in macchina. Comprato il pane torno dal mio amore che mi guarda, mi sorride, mi manda bacini ed io, tutta contenta e con la faccia da stupida, ricambio, quando…ad un certo punto…BOOOM! Calpesto una grande quantità di ”feci canine”, scivolo, volo e casco di sedere proprio sopra il ricordino!!! Senza pensare a tutta la gente in piazza che assiste alla scena! In sintesi con le ballerine puzzolenti e mutate di colore, come anche il resto dei vestiti, corro verso la macchina, cerco di aprire la portiera ma il mio ragazzo non ha intenzione di farmi salire visto il mio cattivo odore! Alla fine, dopo averlo scongiurato, decide di accompagnarmi a casa e quella sua dolcezza di qualche momento prima svanisce! Ha guidato super velocemente, con la testa fuori dal finestrino e davanti casa mi ha letteralmente cacciato fuori dalla macchina! Conclusione: al momento della caduta ho davvero desiderato avere a portata di mano un paio di ballerine PULITE ( e anche dei vestiti puliti) ! Quando si dice :”Che figura di cacca! ”

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  17. Mancavano due settimane al mio compleanno.

    E soltanto una al giorno della mia laurea.
    Tutto era pronto per la discussione finale.
    Niente corse folli e notti insonni fino all’ultimo giorno, quindi.

    Soltanto un incubo che si presentava ogni notte in forme curiose e differenti.

    Nella prima versione il mio parrucchiere impazziva e il giorno prima del fatidico evento mi rapava a zero, in preda ad un raptus furioso.

    Nella seconda versione arrivavo all’università in anticipo, in tuta, in attesa che i miei mi portassero il vestito (decisamente più adatto alla discussione della tesi di laurea), ma loro restavano bloccati nel traffico e non sarebbero mai riusciti ad arrivare.

    Tali incubi avevano il potere di farmi sentire terrorizzata e, in qualche modo, inadeguata all’evento. Continuavo a svegliarmi in un bagno di sudore, ansimando per l’angoscia che mi trasmettevano (lo so, lo so, sono semplicemente ridicoli, ma l’atmosfera era di quelle pensanti, opprimenti, irrespirabili, giuro!).

    Avevo comprato per l’occasione un bellissimo tailleur, anzi, IL tailleur. Nero, gessato, ma di un gessato particolare, fine. La gonna non troppo lunga, non troppo corta. Lo stesso vale per la giacca.

    Mancavano solo le ospiti d’onore: le scarpe.

    Capii che erano loro non appena vi misi gli occhi sopra: nere, décolleté, tacco da 10, sottile.

    La mia compagna di studi che si laureava insieme a me mi disse: “Ma non ti sembrano un po’ azzardate? Già saremo emozionate, ci manca solo che mi fai un capitombolo nel bel mezzo dell’aula, davanti a tutta la commissione … ”

    Ma, no. Erano perfette.

    Non avevo considerato però che avremmo potuto parcheggiare l’auto soltanto in posti distanti dall’università, in piena zona a traffico limitato.

    E non avevo considerato nemmeno che, raggiungendo a piedi l’università, per l’emozione non avrei notato la grata che sta sul marciapiedi davanti al bar della signora Marta, quel bar davanti al quale passavo tutte le mattine.

    E di certo non avevo considerato che il tacco della scarpa destra si sarebbe incastrato proprio in tale grata, senza possibilità di liberarlo.

    Ho dovuto togliere il piede dalla scarpa, stare in equilibrio sulla gamba sinistra, appoggiata al mio futuro marito, il quale, chino, cercava invano di liberare la mia amata scarpa dall’odiata grata.

    E io, sull’orlo delle lacrime: “Ti prego, ti prego, non lo rompere! Non rompere il tacco!”

  18. Pingback: Buona domenica! « Shoeplay
  19. Antefatto: io adoro i tacchi alti, li venero, ma li sopporto pochissimo, bastano pochi passi perché i piedi implorino pietà.

    Occasione: matrimonio di una coppia di amici, Maria e Andrea, di cui lei malata per le scarpe come me.

    Fesseria: prometto a Maria che al suo matrimonio sfoggerò un paio di sandali gioiello René Caovilla.

    L’avessi mai fatto, signoreiddio.

    Non per i sandali, che hanno fatto la loro porca figura, ma perché non ho tenuto conto della location scelta per le nozze e quella ancora peggiore scelta per la cena. Ma io ero fiduciosa: parcheggeremo a due passi dalla chiesa e così faremo per il ristorante, che sarà mai?

    CHE SARA’ MAI?!

    Partiamo da Roma con un’altra coppia di amici e lui parcheggia la macchina nel parcheggio dell’hotel, ex convento alle spalle chiesa, dove ha preso una camera per la notte come tanti altri. Noi aspettiamo nel parcheggio-cortile che gli amici si cambino d’abito, per fortuna c’è un giardino con delle panchine, eppure è più il tempo che passo in piedi a salutare chi arriva che seduta, per cui i piedi iniziano a dare segni di allarme.
    Poi inizia la tragedia.
    Quando siamo tutti pronti per andare in chiesa, vedo gli amici avviarsi a piedi.
    -Scusate, non prendiamo l’auto? Davanti alla chiesa c’è un parcheggio.
    -Ma no, è qui a due passi, non c’è bisogno!
    NON C’E’ BISOGNO?!
    Ditemi voi se non ce n’era bisogno: strada asfaltata di accesso al parcheggio in discesa e costellata di brecciolino. Strada comunale che porta alla chiesa senza marciapiede ma in compenso piena di buche, sassi, radici di alberi, spaccature. Sento le Caovilla piangere e chiedermi come ho potuto fare loro una cosa del genere. Chiedo perdono alle piccine a ogni passo cauto e tentennante (il mio lui mi teneva perfino per mano), mentre i piedi urlano neanche fossero sotto i ferri dell’Inquisizione. Ovviamente la strada per arrivare in chiesa è più lunga di quel che pensavo. Ovviamente nessuno immaginava che avesse una scalinata di accesso.
    Mi sento morire.
    Arrivo in cima quasi arrancando e sul punto di svenire mi fiondo in chiesa per stravaccarmi su una panca, i piedi poggiati sul poggiaginocchia fortunatamente imbottito. Non mi sono schiodata di lì fino all’arrivo della sposa, non mi sono mai alzata durante tutta la messa finché non è stato il momento di uscire.
    Una volta fuori, ho maledetto lei, lui, il parroco, il santo patrono di quel santuario, ma soprattutto i fotografi: abbiamo aspettato sulla soglia della chiesa venti minuti abbondanti, IN PIEDI, che gli sposi uscissero per tirar loro il riso. Io gli ho tirato il sacchetto intero.
    Dopodiché una terza coppia di amici che aveva parcheggiato davanti alla chiesa mi ci dà un passaggio per il ristorante. Forse Dio esiste. Scendo la scalinata bestemmiando a ogni gradino, ma una volta in macchina sollevo i piedi e li metto sulle ginocchia del mio lui fino all’arrivo a… UN AGRITURISMO?!
    Peggio: la parte sulla strada è un ristorante-pizzeria separato dalla strada medesima da un giardinetto e da un maxiparcheggio sterrato. Sì, avete letto bene, STERRATO, ovvero terra battuta coperta di ghiaia.
    Luigi ci fa scendere vicino all’ingresso/giardinetto del ristorante per cercare poi parcheggio, io sollevata vado incontro alla padrona che ci ha visto arrivare camminando su un sentiero di blocchi di tufo, ma quella mi fulmina dicendo:
    -Siete gli invitati del matrimonio? L’ingresso è dall’altra parte, dovete percorrere la strada qui a fianco fino alla piscina.
    Guardo la strada di fianco all’edificio: sterrata, ghiaiosa e in discesa. Se non faccio subito seppuku è solo perché il mio lui me l’ha impedito. Un passetto alla volta percorro questa strada con i piedi ormai agonizzanti e le Caovilla che gemono. Arriviamo al bordo piscina e mi fiondo su un’altalena. Perché un’altalena? Perché gli imbecilli dell’agriturismo avevano sparso le sedie per il giardino, reso molle dalla pioggia del pomeriggio. E tuttavia i nostri amici, man mano che arrivano, prendono posto su queste sediacce e per non rimanere in disparte affondo i tacchi a spillo nell’erba ancora bagnata, inzuppandoli per bene di terra. Lasciamo perdere il fatto che ero l’unica con i sandali aperti, per cui l’unica che si è bagnata i piedi col freddo dell’aperta campagna notturna.
    Ciliegina sulla torta, la parte di ristorante adibita a sala banchetto era allo stesso livello della pizzeria, per cui abbiamo salito una rampa di scale per arrivarci, ma quando finalmente ho preso posto al tavolo, mi sono levata immediatamente i sandali e ho poggiato i piedi sul nudo cotto e così li ho tenuti sino alla fine della cena.
    Eppure, quando i miei zii sono venuti a prenderci (abitano non lontano), nel rimettere i sandali sono stata folgorata da un’altra scarica di dolore e ho dovuto rifare lo stesso tragitto per uscire da quel posto del cavolo e aspettare un quarto d’ora buono nel maxi parcheggio sterrato che arrivassero i salvatori.
    In piedi, of course.

  20. Non uso quasi mai scarpe alte o troppo strette, quindi non ho molti aneddoti da raccontare, nè storielle divertenti.

    Più di un anno fa, ho però indossato delle open toe di Zara col tacco a spillo, che però non era alto per gli standard, dato che sarà stato si e no di 8 cm. Non altissimo, ma per me sicuramente scomodissimo.
    Mi sono ritrovata nel pieno centro di Catania, in piazza teatro Massimo… scalza. Senza neanche le calze velate.

    Si, a certe dive holliwoodiane piace avere un contatto con la natura, ma a me è piaciuto decisamente meno il contatto con la polvere, i mozziconi di sigaretta e le pozzangherine di birra e cocktail che allagavano la piazza -.-

    Ora che ci penso, all’ultimo matrimonio al quale ho partecipato, ho indossato delle scarpe col tacco a rocchetto di mia madre, risalenti a vent’anni prima circa. Durante la giornata si sono completamente distrutte e la suola si è scollata, lasciando unite solo le cuciture dei talloni. Risultato? Ho camminato con delle scarpe lunghe 50 cm per ore ed ore!

  21. Queste scarpine sono fighissime, le volevo comprare a Londra quando ci son stata l’ultima volta ma siccome s’era fatto tardi, la mia sorella tiranna mi ha trascinata via dal negozio 🙁
    anche se son sfigata coi giveauei ci provo ugualmente!

    Dunque, essendo abbastanza alta, posso consentirmi di portare raramente i tacchi, anche perché mi fanno male, tanto che ad un certo punto inizio a camminare tutta storta stile Aigor, insomma un quadro abbastanza triste.
    Di solito quindi porto sempre delle ballerine di riserva in borsa con me ma come si dice, quando la sfiga ti coglie, c’è poco da fare.

    L’estate scorsa fui invitata ad andare al premio Ischia, un importante premio giornalistico italiano. Essendo io una giovine giornalista ero tutta felice e contenta e non mi pareva vero di poter partecipare a quell’evento!
    Dopo aver messo a punto il look, scelsi ovviamente anche le scarpe. Indossavo un long dress, perciò decisi di mettere dei sandali neri un pochino fetish (!) dal tacco sottile e altissimo.
    Per andare al premio, avevo appuntamento con due miei colleghi; una volta a casa loro, saremmo andati nella location della serata in macchina.
    Arrivo a casa loro tutta felice e contenta, raggiante con questo bel vestito e altiiiissima grazie ai miei sandali quando uno di loro mi dice che purtroppo non gli partiva la macchina, quindi ci saremmo dovuti arrangiare.
    Cerchiamo vanamente di chiamare un taxi: l’isola era piena e beccarne uno era veramente complicato. Alchè l’altro mio collega propone di farcela a piedi tramite un piccolo sentiro, una specie di mulattiera.

    Ovviamente io esprimo subito il mio dissenso: abito lungo+tacchi alti+mulattiera=morte certa.
    Lui mi convince dicendo che c’erano loro con me, che comunque la strada era breve e blablabla…

    Risultato?

    Ovviamente ci abbiamo messo 45 minuti. La strada era lunga e sconnessa, al decimo rischio di caduta, ho augurato parecchi mali al mio collega e mi sono dovuta togliere le scarpe, anche per non rischiare di rovinarle o addirittura di rompere il tacco.
    Non vi dico i miei piedi come stavano. Ho tentato di sistemarli alla meglio con una salviettina umidificata prima di rimettere le scarpe e di entrare in platea, ma erano comunque pieni di tagli e ridotti malissimo.
    Se non altro, le scarpe erano salve…

    Ma al prossimo premio Ischia, magari riesco ad andarci proprio con queste ballerine in borsa, chissà ;p
    baci!

  22. A dire la verità non metto tacchi da più di 2 mesi e mi fa male il piede che mi sono rotta solo a pensarci (ciò però non mi ha frenato dall’acquisto di un paio di sandali con tacco di Zara…chissà quando li metterò!). Quindi in questi mesi ho desiderato ballerine volanti ogni singolo secondo 😀
    Ricordo però una sera al mare in cui ho voluto esagerare mettendo per la prima volta un paio di sandali di Asos con un tacco assassino (tipo 14.5 cm) che dopo una breve passeggiata mi hanno fatto maledire il momento in cui ho avuto la malsana idea di indossarli! Ad ogni panchina ogni 20mt mi fermavo per sedermi, mi sembrava di dover fare la via crucis 😀 La passione dei tacchi alti 😀

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  25. OK OK……….FUORI CONCORSO , va bene?!?

    Questo episodio mi è capitato un pomeriggio di moltissimi anni fa, credo che molte di voi non erano ancora nate o stavano muovendo i primi passi, di sicuro non con un tacco 12!
    Frequentavo un istituto tecnico a 50 Km da casa mia per cui mi dovevo svegliare all’alba, fare 40 ‘ di autobus fino alla stazione ed un’ora di treno fino a Forlì.
    La stessa manfrina al ritorno con il pressante e devastante problema delle coincidenze tra orario di arrivo in stazione e conseguente partenza del bus per casa.

    Ma che c’entra tutto questo con il tema di questo contest?
    IN effetti mai mi è passato in mente di indossare un paio di ballerine, ma l’episodio sciagurato è stato causato da una scelta inappropriata di calzature, per cui non mi faccio problemi a raccontare quello che segue.

    Si era negli anni in cui impazzavano pantaloni a zampa di elefante e stivali ed io quella mattina avevo esagerando indossando un paio di stivaletti bordeaux alla caviglia, attillati e a punta, con un tacco di circa 7 cm, che è stato la causa del patatrac!

    Anzi , ad essere sincero, la causa fu la mia voglia di pavoneggiarmi e fare colpo su una tipa per la cui i miei ormoni facevano la ola ogni volta che entrava nel mio campo visivo.

    Fu così che di ritorno in treno, dopo essere stato in paradiso dividendo con “lei” lo scompartimento e un piacevole ora a ridere e scherzare, mentre il treno si stava ormai fermando in stazione, mi accorsi che di lì a pochi secondi sarebbe partito anche il mio bus, e nel malaugurato caso lo avessi perso, avrei dovuto bivaccare in stazione per oltre 45 minuti.

    Così, da bravo maschio alfa, aprii di schianto la porta della carrozza e senza neanche aspettare che il treno si fermasse, mi precipitai sul marciapiede saltando a piè pari i tre gradini, dando prova di agilità ed ardimento alla bella che stava guardando tra il basito e l’orripilato il mio gesto suicida!

    Però il destino bastardo era in agguato e, come nei migliori film di Fantozzi, il sopratacco del tamarro stivale rimase incastrato nella griglia del primo gradino metallico e nello stesso istante che il piede sinistro toccò il marciapiede il mio corpo roteò spinto dal treno in corsa facendomi ruzzolare ingloriosamente a terra!

    Con una capriola riguadagnai la postura eretta e presi a correre verso il sotto passaggio trà l’ilarità generale.

    La mia buona stella mi guardava benevola, impedendomi di maciullarmi sotto il treno, come invece successe al mio orgoglio.

    Credo avrei preferito di gran lunga una dozzina di vesciche che patire quella indimenticabile FIGURE’MMERDA!

    Ahahahahahha!

  26. Allora..non so se sono ancora in tempo. Vediamo:
    2005 Primo stipendio, cosa faccio? Mi compro un paio di stivali! Ovvio: la cosa scarposa più costosa in virtù della prima libertà monetaria..per il mio compleanno..AGOSTO. Ok, che di lì a poco sarebbe stato normale indossare stivali in estate, ma allora era davvero cosa molto discutibile ( e lo è ancora oggi, seppur sdoganata…).
    Il mio adorato paio di stivali MaxMara, primo paio di scarpe costose, tutte in cuoio profumato e mooooorbide, ma con un tacco già considerevole: 10 cm. Allora, non avevo nulla che fosse più di un 8 cm…ero ai primi passi taccomuniti seri *_*.
    Così me li porto nella mia prima vacanza da sola con il mio, di allora fidanzato. Convinta ai massimi livelli che in Versilia il clima torrido di quell’annata avrebbe concesso almeno una serata fresca…macchè.
    Festeggiamo la mia nuova vita (da lavoratrice) con una bella cenetta a Lucca, poi, ipotetica, passeggiata.
    Portami in un posto romantico..dico io, passeggiamo un po’ (ma ricordati che ho i tacchi, grazie): mai furono parole più sbagliate, ad uscire dalla mia bocca.
    Facevo meglio a strafogarmi di gelato fino alle coliche.
    Inizia la via crucis, camminare, camminare, camminare…arriviamo alle mura, le FAVOLOSE mura di Lucca, così romantiche….Ok. Siamo arrivati? Chiedo ingenuamente: NOOO, la risposta. Ancora camminare, il caldo non molla mai, nemmeno alle 11, ho già le vesciche sulle gambe…lo stivale rivela tutta la sua furia d’attrito. Non indossavo le calze e mi ero appena fatto la ceretta:un irritazione da perdere il senno, già bussava alle porte. Non basta: il ç@ç*°## mi fa camminare su TUTTO il giro completo (5 km) delle mura della città storica, il centro e…E poi, basta, Astolfo è già pronto sull’IPPOGRIFO, con biglietto di andata e ritorno dalla Luna. CEDO psicologicamente al lato “fiera”, tolgo le scarpe, mi accascio a terra con in piedi a pezzi. Gambe viola crisantemo. Sguardo omicida, nessuna panchina mi aveva confortata per anche due secondi scarni, per tutto il “giretto romantico”…Avevo perso la parola: solo ringhi e ruggiti rabbiosi. Ho chiesto al mio “cavaliere”di portarmi in braccio. La sua risposta, invero assai poco delicata: “sei troppo pesante..dai,… LO SAI ANCHE TU”. Il primo stivale lo ha preso in piena faccia, il secondo, boh, a caso. Mi è dispiaciuto per il graffio sulla punta del sinistro, ma è stato liberatorio *_*.
    Poi, mi ha portata alla macchina in braccio: masticando rabbiose minaccie….Ok, abbiamo resistito assieme soli altri 3 anni..le mie passioni non devono essere seconde a nessuno, come le mie scarpe e questo mi ha fatto capire una cosa: se vi chiedono di mettervi comode, specie quando succedono questi inconveniente (idee romantiche in rotta di collisione con i vostri ideali) è bene tirare fuori lo scontrino (del vostro cupido, mica delle scarpe) e fare un comodo cambio in garanzia ^_^.

    Oggi, dopo varie prove, posso dirmi soddisfatta del fidanzato. Ma le mie bimbe tacchizzate sono sempre prima di ogni cosa!

    baci :*
    Momo

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