Il documentario su Manolo Blahnik finalmente disponibile in Italia

Ho appena terminato la visione del documentario su Manolo Blahnik, “Manolo: The boy who made shoes for lizards” e ho deciso di scriverne, perché se ami le scarpe devi guardarlo; imparerai a conoscere uno dei designer più straordinari che abbia mai vestito i nostri piedi, nonché una delle anime più pure che io abbia mai incontrato sul mio cammino.

 

documentario su manolo blahnik

 

Attraverso foto di infanzia, ricordi, aneddoti e racconti, si entra in contatto con Manolo, con l’uomo prima che con il designer, e si capisce perché la sua vita era destinata ad essere costellata di successi.

Il re delle scarpe da bambino si divertiva a creare piccoli stivaletti per le lucertole che popolavano il giardino della grande casa di Santa Cruz, il paradiso in cui è cresciuto, prima di andare a studiare in Svizzera; il nome del documentario è dedicato a quella fase della sua vita, l’unica del passato in cui ricorda di aver avuto un legame forte con le scarpe.

L’anima di Manolo Blahnik

Libertà e rigore, creatività e severità.

Manolo Blahnik ha due anime, quella più artistica ereditata dalla mamma, e l’altra più rigorosa, ispirata dal padre: queste due facce prendono vita sulle sue scarpe, piccoli capolavori di estro e tradizione. Ognuna della sue creazioni racconta un momento della sua esistenza, un’ispirazione, un lampo di bellezza che lui ha catturato e trasformato, plasmando pellami, legni e materiali di ogni tipo.

Il documentario racconta la sua tanto agognata solitudine, ma anche le sue incredibili amicizie, nate sempre con grande naturalezza e con la stessa purezza che oggi lo rende ancora così unico e speciale.

Dall’incontro con Paloma Picasso a quello con André Leon Talley, uno dei giornalisti di moda più rispettati del mondo, l’uomo che a New York introdusse Manolo a Diana Vreeland, allora direttore di Vogue America: Talley racconta che il giovane Manolo si limitò a mostrarle i suoi disegni senza proferire una parola, quasi impietrito davanti alla maestosità di una delle donne più potenti del mondo.

Fu proprio Diana Vreeland a consigliargli di continuare a disegnare scarpe e di concentrarsi solo su quelle. Pochi anni dopo le magnifiche creazioni approdarono ai piedi di una giovane donna inglese, Diana Spencer; Lady D indossò spesso le scarpe di Manolo Blahnik, contribuendo al suo successo planetario.

No, Manolo Blahnik non è nato con “Sex and The City“, come spesso si pensa; la serie TV ha avuto il suo ruolo per rendere il marchio più noto alle masse, a milioni di donne che mai avrebbero pensato di poter indossare le stesse scarpe di un membro della famiglia reale inglese. Le stesse donne che invece si sono immedesimate in Carrie Bradshaw, nella sua passione insensata per la moda e nella sua estenuante ricerca del grande amore: non è un caso che nel film la proposta di nozze definitiva sia avvenuta con un paio di Manolo, bisognava chiudere il cerchio, quale modo migliore per farlo?

Nel documentario su Manolo Blahnik non mancavo aneddoti divertenti sulle sue prime creazioni, come le famose scarpe con tacco alto in gomma: il designer era così preso dal suo lavoro da dimenticare di inserire un’anima in metallo nel tacco, per dargli il giusto sostegno.

Quelle scarpe, scomodissime e quasi impossibili da indossare, sono state un successo, tanto che le donne hanno imparato un nuovo modo di camminare pur di poter calzare le loro Manolos.

Manolo Blahnik è una leggenda, ma ha una percezione molto intima del suo successo, tipica delle persone introverse  e timide: ne ho avuto la conferma quando l’ho incontrato a Milano, in quella sala piena di donne che lo guardavano adoranti lui era sorpreso e stupito, come se fosse la prima volta. Ascoltarlo parlare del suo lavoro, guardando l’eleganza del suo portamento, e osservando la gentilezza dei suoi gesti è stata un’esperienza incredibile.

Se vuoi viverla ti consiglio di guardare il documentario su Manolo Blahnik, è già disponibile su Netflix: scoprire qual è il libro più amato dal designer ti sorprenderà, credimi!

 

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