In questo post non troverete scarpe da comprare, marchi da seguire o consigli di stile, ma una pagina di diario; buona lettura a chi vorrà proseguire.
Grazie a questo blog in tanti anni ho letto storie incredibili, le vostre: dalle ragazze che come me fanno numeri da circo per portare a casa l’ennesimo paio di scarpe senza che nessuno lo noti agli uomini che finalmente trovano la loro Cenerentola con cui condividere la passione per le calzature e la vita, fino ad arrivare ai crossdressers, coloro che indossano gli abiti che per consuetudine appartengono all’altro sesso. Quindi donne che indossano vestiti maschili e uomini che indossano abiti femminili, tacchi compresi; sono sincera, nelle mie ricerche ho trovato solo racconti e confessioni di uomini, e questo mi ha fatto pensare molto.
Crossdressers, chi sono?
Noi donne siamo libere di indossare abiti maschili quando vogliamo, le battaglie per arrivare a questa conquista sono state dimenticate da tempo e ormai nessuno nota la presenza costante di pantaloni e scarpe stringate, ma cosa accade quando è un uomo ad uscire di casa vestito da donna? Non parlo di transessuali e transgender, i crossdressers sono eterosessuali felici di esserlo e spesso il sesso non ha niente a che vedere con il loro modo di essere, hanno famiglie “normali” * e partner che hanno saputo accettare questa loro sfumatura; la vita è breve e nascondersi è solo una perdita di tempo, ce lo raccontiamo sempre ma quanti di noi riescono ad essere se stessi fino in fondo?
E’ da mesi che mi chiedo come deve essere, quali sensazioni si debbano provare e quali tormenti superare prima di arrivare alla conclusione che parte della propria felicità è nascosta nelle pieghe di una gonna, tra le trame di un merletto e tra i dolori di un tacco a spillo. Non mi sono data risposta, credo che solo chi vive questa sensazione sulla propria pelle giorno dopo giorno possa rispondere, a modo suo, ma quando mi fermo a pensare alla vita degli altri la testa va da sola e puntualmente finisco per chiedermi cosa farei io al loro posto. Chiamiamola empatia, ma mentre la mente vaga posso quasi sentire quel bisogno di libertà, quella spinta inarrestabile a vivere la vita che mi è capitata, perché già esserci è un’opportunità immensa per lasciare indietro qualcosa di buono.
Coco Chanel, Yves Saint Laurent e Giorgio Armani sono tre dei grandi nomi della moda che dobbiamo ringraziare se oggi nel nostro guardaroba sono presenti giacche strutturate, tailleur dal taglio maschile e i più banali pantaloni: perché io posso vestirmi “da maschio” mentre l’idea di un uomo in gonna e tacchi alti fa storcere tanto il naso? Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista sull’argomento.
Chiudo il mio post con una bellissima intervista fatta a Stefano Ferri, il crossdresser più famoso d’Italia, che tra l’altro ultimamente indossa spesso le scarpe di A.D. Amato Daniele: abbiamo molto in comune, a quanto pare!
*detesto la parola “normale” soprattutto se usata in questo contesto, ma non sono riuscita a trovarne un’altra più adatta.
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Complimenti per l'articolo! L'ho sempre detto che questo Blog non è un semplice ritrovo per appassionati di moda. Ci sei tu dietro che fai la differenza.
Buona settimana!
Grazie!
Bellissimo topic che fa onore al tuo cuore e alla tua intelligenza.
Stefano Ferri e' una persona molto coraggiosa, che ha fatto conoscere la realta' del crossdressing, un modo di essere appartenente ad entrambi i generi, ma dal punto di vista della cultura attuale soprattutto maschile.
Lo seguo sempre su Facebook, ha una delicatezza unica e in quel video si vede tantissimo :-*
Ciao Sara. Un grazie immenso da parte mia per aver dato risalto e visibilità ad un argomento molto poco discusso. Ma in particolare un argomento come il crossdressing, molto spesso dalla gente travisato e confuso con argomenti inerenti alla sessualità. Infatti per molte persone, la parola crossdresser. O il vedere un uomo vestito e abbigliato in maniera più femminile equivale ad aver visto un travestito e una persona in cerca di sesso. Un argomento che fà paura a molti, il solo parlarne fà ribrezzo. Quindi onore a Stefano Ferri e al suo immenso coraggio nell'affrontare la vita di tutti i giorni in abiti femminili. Un esempio per tutti, perchè veramente l'abito non fà il monaco. Sara, continua così. Ho sempre intuito che eri una persona speciale, sensibile e intelligente. E questo tuo post ne è la dimostrazione lampante. Spero solo che ci siano altri interventi e commenti da altre persone. Che questo tabù venga sfatato.
Lo lascio qui anche domani perché mi piacerebbe parlarne anche con chi di solito mi segue per altri argomenti, vediamo un po' se succede qualcosa! Intanto ho ricevuto delle mail bellissime scritte da persone che non vogliono commentare pubblicamente, per me è già meraviglioso così!
Sono sincera, non conoscevo questa moda maschile, che come dici tu non ha nulla a che vedere alla sessualità. Devo dire che sono per la libertà dell'essere umano sempre o comunque e trovo che come non è un' ostacolo per una donna vestita in modo maschile esprimere la sua femminilità, sarà lo stesso per un uomo, qualunque sia il tipo di abbigliamento abbia scelto! baci
Sarà, ma purtroppo oggi non è, e analizzando la cosa ci si rende conto di quanto certi limiti siamo insensati! Grazie di aver letto :-*
Argomento "particolare".
Guarda, io la moda di quest'anno non l'ho apprezzata per nulla: troppo maschile. Pantaloni informi con cappotti maschili informi, strati e strati di cose, spesso larghe, spesso troppo coprenti. Mi è sembrato che questa moda così tanto maschile sia talmente estrema da non rendere giustizia a nessuna di noi. E aggiungo anche che detesto i tailleur, penso non ne avrò mai uno. Questo per dire che io sono l'esatto opposto: un maschiaccio vero, ma che ama vestirsi con abiti da bambolina.Difficilmente indosso i jeans, mi sento il sedere troppo abbondante per poterli mettere con tranquillità e preferisco coprirlo con vestiti svasati e gonne bon ton. Che poi siano paranoie mie, ci credo, eh, ma con gli abiti maschili ho un pessimo rapporto personale, pur amandoli (giuro che i jeans mi piacciono tantissimo).
Come mi ha fatto strano vedere stuole di donne "vestite da mashio" (spesso da barboni, a mio avviso, ma sorvoliamo), mi farebbe altrettanto strano il contrario. Ma non per una questione sociale, anzi, figuriamoci, piuttosto per uno schema preciso in cui incasello la moda. Non so come spiegarlo in altre parole, però effettivamente con abiti e pantaloni faccio una severa selezione mentale e li incasello in stili diversi, quasi con rigidità. Infatti, difficilmente riesco a mixare stili differenti in un solo outfit.
Tornando al discorso, per quanto mi risulterebbe strano, allo stesso tempo lo troverei divertente -in senso buono, ovvio- e di rottura. Potrebbe spiazzare, potrebbe aiutarci a uscire dagli schemi di cui io stessa sono un po' osservatrice in fatto di moda e stile.
E poi sarebbe scherzoso ed irriverente.
Sinceramente non ho mai sentito parlare di crossdressers, neanche quando vivevo a Barcellona, piena di eccessi che non fanno scandalo.
Mi ha incuriosito molto l'argomento :)
Secondo me parlare solo di moda è riduttivo, qui parliamo di identità più che di voler seguire un trend. Anche a me piace vestire in modo femminile ma come dico sempre al mio fidanzato nella mia vita precedente devo essere stata un uomo, perché su tante cose ho un modo di pensare e un pragmatismo tipicamente maschile. Lo dico scherzando, è chiaro, ma non mi rivedo nello stereotipo della donzella moderna; non sento il bisogno di vestirmi da uomo e sono ben felice di dover litigare contro la cellulite, il mal di piedi e la riga dell'eye liner storta ogni santo giorno, ma non cambierei mai il mio modo di essere e di pormi per essere più "femminile". Lo stesso vale per i crossdressers, il loro bisogno però non è solo interiore e questo li mette in difficoltà perché il mondo ancora non è pronto a capire che l'essere umano è in continua evoluzione e che nascondere la testa sotto la sabbia non serve a nessuno. Che fastidio può dare un uomo con i tacchi!? Nessuno, non mi toglie libertà, anzi, la sua battaglia mi dà coraggio ma purtroppo non la pensano tutti così.
Questo tuo post mi ha un po' spiazzata Sara...non avevo mai sentito parlare di crossdressers prima d'ora! Possibile? Quante cose non si sanno o non si comprendono delle persone che magari ci circondano ogni giorno e quante cose non sappiamo di noi stessi! Bellissima l'intervista a Stefano Ferri.
Possibilissimo perché anch'io prima di conoscerne uno non ne sapevo molto!
Ciao, innanzitutto, mi presento, sul web, mi conoscono come Irene, ma nella vita quotidiana sono uno dei tanti uomini che passano inosservati, nascosti dietro la quotidianità del loro abbigliamento maschile.
In realtà, Irene è una delle due amministratrici di xdress.it, l'unico salotto italiano dove noi crossdresser, possiamo chiacchierare serenamente della loro "passione per la femminilità".
Vorrei farti i complimenti per aver descritto così bene il nostro amore per il mondo femminile.
Voglio anche ringraziarti per aver saputo guardare con semplicità,oltre il pregiudizio con cui la società da sempre ci giudica.
Se mi autorizzi,mi piacerebbe poter condividere questo tuo pensiero sul nostro sito.
Buona giornata.
Irene
Ciao Irene!!
Sai che io sono iscritta al forum? L'ho scoperto grazie ad una mia lettrice che ha commentato qui sopra, purtroppo non ho mai tempo di partecipare ma è davvero molto carino!
Ovviamente puoi condividere il post, avevo davvero paura di non spiegarmi bene ma sono contenta di sapere che sta piacendo!!
Normale, in effetti, non mi pare il termine piú adatto.
Una single word non la trovo neanch'io: forse il concetto era " nucleo di 2 o piú persone prevalentemente conviventi nella stessa dimora, legate tra loro da vincoli prevalentemente affettivi e, comunque, di parentela ovvero come riconosciuto dalle normative vigenti dello stato ove tale nucleo convive".?
Perché tu saresti normale?
Ed il tuo fidanzato?
Ognuno é speciale per qualcun'altro diverso da se stesso e questo, nella sfera dei rapporti interni al nucleo di convivenza, é persino ovvio.
Normale riferito all'esterioritá formale apparente del proprio corpo o dell'abbigliamento indossato o delle azioni compiute alla presenza di altri ovvero dei concetti esteriorizzati in modo verbale o, cmq, percepibili da altri mi sembra il tema centrale di quest'argomento.
E su questo potrei anche accennare i miei concetti personali ma ....., fatta eccezione per Sara, chi legge gli altrui commenti al fine di rispondere?
Persino Irene che non replica a nessuno dei commenti, mi fa' pensare che queste forme di espressione verbale siano molto poco "social" anzi.
Non si sviluppano discussioni e, quindi, non ci si accresce; si lasciano tante affermazioni ma un confronto di opinioni mi pare percepibile solo da Sara,mia curiosa Musa.
E pensare che solo pochi anni fa' non era cosí: anch'io mi sento piú povero.
Lo specifico argomento non m'interessa granché ma per rispetto ho visto la video dichiarazione (anche qui non ho apprezzato granché i concetti): fare outing lo trovo sempre un gesto di notevole coraggio.
Essere prolissi o non essere? Questo il problema!
Se sia piú.... diciamo che per stasera, come inizio, mi fermerei qui.
Poi se vedró repliche, replicheró ....altrimenti una mail a Saretta, di approfondimento.
Buonanotte a Rumore di tacchi, Veronica, Ivana, Elisabetta, M.Elly, Laura, Irene ed al Fidanzato. ;-0))
P.s. Io sarei alto ed interista, quindi non rientro nella "normalitá", sicché con i tacchi non mi ci vedo proprio.
A Mr. B. invece donano sempre, nonostante l'etá avanzi, hihihihi
Al posto di "normale" avevo inizialmente scritto "ordinario", ma suona anche peggio. "Convenzionale"?! Boh, alla fine ho scelto l'opzione "me ne frego della parola basta che passi il concetto", e dalle mail che ricevuto (a cui risponderò presto, scusate!) ti assicuro che è passato.
Io sono sempre stata fiera di essere "strana" e mi sono sempre circondata di persone "strane", stimolanti, aperte e pronte al confronto, sarà per questo che ho costantemente bisogno di viaggiare e conoscere sempre realtà diverse. La vita è una ma possiamo farci milioni di cose, sta a noi decidere quali, con chi ed in che modo...
Come penso tu possa immaginare passo da qui costantemente ogni giorno e ho letto tanti commenti quasi in tempo reale, ma ho voluto aspettare un buon momento per rispondere perché l'argomento è delicato. Un conto è linkare il sito di un negozio di scarpe, un altro parlare della vita degli altri senza cognizione di causa mentre aspetto la metro. Che non prendo mai, ma era per dire.
Magari anche gli altri fanno come me, magari stanno ancora digerendo le parole lette e le sensazioni provate, o magari come te replicano solo se qualcuno replica, diciamo che ognuno può fare come vuole qui dentro!
Quali sono i concetti che non hai apprezzato nell'intervista di Stefano? Se vuoi delle repliche lascia degli spunti, altrimenti la vedo complicata ;-)
PS: Saretta no, ti prego, non farmi questo.
E del dresscode dettato da Daria BIGNARDI per Rai3, che vogliamo dire?
Niente tacchi oltre gli 8 cm, tubini e braccia scoperte .... con tutto il rispetto ... a Stefano FERRI va' di lusso, i problemi saranno i miei che dovró "zappare" oltremodo.
Crozza sempre sul pezzo .... sará mica passato da quí?
Certo perché ancora pensiamo che "vestita da monaca" si traduca automaticamente con "professionale e preparata". Quando le donne smetteranno di farsi la guerra da sole il mondo sarà un posto migliore. Per dovere di cronaca specifico che sono stanca, non guardo la TV e ho appena finito di analizzare la nuova versione del blog, che sarà online a breve, se dico cose sconclusionate date la colpa a questa giornata devastante!
Ok. Allora un paio di cose leggere: anch'io stasera non guardo la TV (eccetto Crozza) e vado alla mia 3^ Casa, quella del Cinema.
Te lo dico perché in sala mi trovo uno stuolo di ragazze diciottenni che ha appena finito di godersi "Interno berlinese"; nel distanziarmene incontro una tipa e mi viene un colpo per la somiglianza col tuo viso!!
Guardo meglio per non rischiare lo svenimento e mi accorgo che é un uomo vestito da donna!!!
E basta, su.
Shhh, il film inizia
Ma eri in differita!?
Noooo. Lo svuotamento sala è stato lento.
Certo che la poca luce, per quella frazione di secondo, mi ha giocato un brutto scherzo.
Colpa tua che mi hai indotto, a livello sub-conscio, ad immaginarti come il "maschio" che dici di essere stata nella tua vita precedente.
Ah, perché non prendi più la metro? Adesso che lo so, in determinate tratte, sto' più rilassato, eheheh.
A tempo debito la mail di risposta (giusto per non riempire troppo questo tuo spazio pubblico): in sintesi, il video mi è parso privo di spiegazioni sul perché di questo suo modo di essere/vivere.
Ripeto: è coraggioso mostrare la propria realtà ma mi è parso un esercizio terapeutico per l'approfondimento dell'aspetto cognitivo di se stesso (dice lui di essere in analisi), quasi un'utile catarsi.
Che non vuol dire certo viverlo patologicamente (ma neanche ha escluso di andare dallo psichiatra piuttosto che dallo psicologo).
A me la conoscenza del diverso da me affascina ma non è che possa trovare qualsiasi notizia/evento interessante: non credo proprio di essere un machista ma, più semplicemente, trovo l'argomento più curioso che interessante.
La mia tara deriva, probabilmente, dal fatto che per me l'essere femminile rincorre l'idea di bellezza assoluta ed oggettivante, sicché immaginare un maschio non bellissimo vestito da donna mi pare argomento privo di attrattiva.
Banalizzo: al mare, col caldo, meno roba si ha addosso e meglio si sta.
Un crossdresser, per sentirsi meglio, indosserebbe 2 pezzi od un costume intero femminile, piuttosto che il solo slip?
Non ci arrivo: le femmine hanno un corpo, una fisicità, una gestualità ereditata geneticamente da millenni di storia, che le fa stare bene con tutto, i maschi no, le femmine dedicano tempo ed impegno per tale esito, i maschi molto meno.
Che poi un crossdresser sia contento di come si veste (in modo femminile) a me crea solo simpatia: ammiro le persone vestite bene, molto meno quelle femmine che girano completamente struccate, capelli ed altra peluria incolti, vestite da maschio e gesticolano da troglodita con espressioni verbali prive delle più elementari nozioni grammaticali. Se adeguiamo il discorso ad un maschio che si veste con abbigliamento convenzionalmente femminile, il discorso non cambia. Anzi.
E poi vorrei capire: lo scopo è di sentirsi bene così oppure è il fatto di assomigliare esteriormente (in parte) ad un essere femminile che fa sentire "bene"?
Sarà sintomo di un principio di transgenderismo?
Beh, allora ammiro lo sforzo compiuto da quei maschi che ancora lo sono ma modificano ogni dettaglio del proprio corpo e tutto l'aspetto esteriore da sembrare di una bellezza "femminile".
Come si chiama quel cantante barbuto che vinse l'Eurofestival ... Conchita WURST: ecco, in tal caso mi piace (con quella voce a chi non piacerebbe) tutto .... tranne la barba ... hai fatto trenta, raditi e vai di fondotinta (ma in quel caso il messaggio mediatico che voleva fornire credo fosse prevalente rispetto alle proprie esigenze).
E tu Sara, lo sai, una delle tue migliori qualità è la felice convivenza di femminilità associata all'uso del congiuntivo!!
Vorreste il cielo che mi smentirebbe al listante ;-)
Caro G.,
come in tutte le realtà,anche nel crossdressing ci sono infinite sfumature e infiniti modi di viverlo. C'è chi lo fa per feticismo, chi per attrazione della bellezza femminile, chi sconfinando nel transgenderismo. E in mezzo gradazioni e intensità a non finire. Per me è una grande attrazione, uno straordinario affascinamento del femminile che mi spinge a volermi immedesimare nell'altro genere. E nel momento in cui ciò si realizza al meglio, ne consegue una condizione psicologica di benessere totale, quasi di riappropriazione di sè e la sensazione è quella di aver colmato un vuoto, di aver superato la nostalgia di ciò che sembrava irrggiungibile.
Per il solo fatto di aver ricevuto una replica (della precedente neanche ricordo più la data dell'evento), sento l'onore, il piacere ed il dovere morale di continuare la discussione, benché non provi passione per l'argomento.
E questo anche perché, talvolta, nella routine ci si dimentica che dietro un nick più o meno fantasioso c'è sempre e cmq una persona, un essere umano al quale rendere la stessa dignità che si aspetta per se stessi.
Fatto il preambolo, passiamo alla sostanza? Ma si, proviamoci.
Prima del chiarimento, non avevo mai colto che Veronica avesse manifestato la propria identità di genere. Distratto o meno, ho sempre pensato che qualche maschietto frequentasse questo blog per i motivi in argomento ma il primo del quale ho avuto certezza è stato Irene (che, peraltro, mi sembra di aver letto solo l'altro ieri).
Se posso chiedere, tanto la padrona di casa è very friendly e sento di poter dire che questo post è stato creato a questo specifico scopo, quando e come hai sentito, manifestato (e, finalmente, indossato) quest'esigenza?
E, tanto per chiarire, perché un nick femminile (e non uno neutro, magari, come me, per esempio)?
P.s.: Certo che se la tua passione sono le scarpe femminili, ti avviso che frequentare questo luogo ti porterà sul lastrico, eheheheh!!!
Praticamente da sempre. Il primo ricordo e' a tre anni, mentre indossavo un paio di scarpe di mia mamma. Quindi un desiderio di indossare capi femminili fin dalla tenera infanzia.
Il mio nick e' femminile perche' questo e' il mio nome quando esco con outifit femminile.
La mia collezione di scarpe non arriva alle 400 di Sara, ma ai 150 si'. In gran parte pero' prese in saldo o comunque low cost.
Un caro saluto e grazie per aver fatto proseguire la discussione che permette di far conoscere un po' meglio questo modo di essere liberandolo da pregiudizi e false idee.