Scarpe&Loghi: sì o no!?

Un recente articolo di TalkShoes mi ha fatto tornare in mente un argomento di cui avrei voluto discutere con voi: i loghi dei brand e il vostro rapporto con essi.

Mi spiego; tutti abbiamo passato l’adolescenza, inquietante fase della vita degli esseri umani in cui una forza più grande di noi decide che qualcosa è “figo”, costringendoci ad avere quel determinato accessorio, o logo addosso, perché essere dei “diversi” a 14 anni è tutto tranne che divertente.

C’è chi ha ceduto con piacere, chi per sopravvivere, e chi non ha ceduto (vi invidio), ma tutti ricordiamo gli anni delle sneakers Perry Ellis (orribili, a queste non ho ceduto), alle magliette Onyx con le bamboline disegnate (guai ad avere quelle finte!), alle tute dell’Adidas, e così via. Crescendo spesso la voglia di fare i manichini alle aziende passa, e l’essere umano si trova davanti ad un bivio: continuare a fare da stampella, diventando fashion victim (o outfit blogger), o inventarsi il proprio stile.

Ed è a questo punto che mi sorge spontanea una domanda: come vivete i loghi!? Vi piace che anche dall’esterno si sappia che la borsa che portate al braccio con fierezza è di Prada, o preferite una più sobria Celine, riconosciuta solo da chi, come voi, ama la sobrietà? Io vado per la seconda, ho un paio di borse logate, acquistate anni fa, che considero dei classici, ma la mia vera passione sono le scarpe, per tanti motivi, ma anche perché l’etichetta sta dentro, e la vedo solo io.

Solo io (e chi, come me, condivide questa follia) so che quella decolletè con tacco in metallo e dettagli maculati è un modello iconico di Sergio Rossi, chi mi guarda per strada ignora il fatto che quel sandalo in vernice viola sia di Dolce&Gabbana, etc etc. Quindi posso ammettere serenamente che mai indosserei nulla del genere:

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(Foto:TalkShoes)

Voi cosa ne pensate? E soprattutto quali sono i brand della vostra adolescenza? Le mode cambiavano tantissimo da nord a sud, aiutatemi a ricordarle!

10 thoughts on “Scarpe&Loghi: sì o no!?

  1. io sono sempre stata anti omologazione 😉 la maglietta della onyx mi era stata regalata (una sola) ma non mi piaceva quindi non la mettevo! non per snobismo "io non metto quello che mettono gli altri", la trovavo proprio bruttina. e oggi faccio più o meno lo stesso, indossando ciò che mi piace, fine. marchi e marche mi dicono poco, quindi molto raramente mi capita di avere occasione di esporli. eccezion fatta per la pinko bag! ne ho due, mi piacevano davvero il colore e lo stile un po' diverso da altre della linea.

  2. Potrei iniziare ora e finire mai… io ho fatto le medie con i paninari, quindi Moncler a tutti i costi, Naj Oleari, Timberland, Sebago, El Charro, Henry Lloyd, Levi's 501, Dr. Martins, Vans, Virtus Palestre… sono già stanca e, a dirla tutta, orripilata! A onor del vero a quei tempi ero già un'estimatrice di Armani ma come spiegarlo ai compagni di classe? Viva lo stile e abbasso i loghi a tutti i costi, veramente di bassa finezza, anche perchè tutto ciò che è iper logato è super imitato e alla fine sono più i falsi che gli originali che girano, questo perchè nessuno ha interesse a copiare e nessun altro a comprare qualcosa di non nettamente riconoscibile. Possiedo molte cose "firmate" ma per capirlo devi guardare sotto la suola non sopra, dentro la borsa non fuori… Condivido in pieno la tua opinione.

    1. Io al liceo ho iniziato a parlare di Les Tropeziennes, Sergio Rossi, LeSilla, ancora mi ricordo i sandali alla schiava argentati, decorati con una maxi stella sul tallone, che ho sognato per anni… le mie compagne invece sognavano l'ultimo modello nella Nike, che amarezza 😉

  3. Io ho vissuto le scuole medie all'insegna di Onyx e Phard e nel malefico periodo della linea di scarpe di Ian Ziering di Beverly Hills. Guai a non averle e se non le avevi eri fuori dal gruppo. Non le ho mai avute e a pensarci ora mi viene quasi da sorridere.

  4. Né alle medie, né al liceo sono stata attratta dai loghi, anzi, li rifuggivo. Oggi il logo o simbolo su una calzatura firmata non mi disturba, purché non sia (troppo) eccessivo e abbia un senso, ovvero sia decorativo. Ad esempio i sandali t-bar di Dior in cui il logo funge proprio da t-bar mi piacciono, hanno un senso nel loro urlare il nome della griffe. Diverso è il caso di un paio di ciabattine sempre Dior in cui il gigantesco logo è impresso sulla fascia anteriore senza altro fine che quello di urlare: siamo di Dior! Guess fa la stessa cosa, ma un conto è essere Dior, un conto…Guess. Posso pure capire che lo stilista ci tenga affinché le sue creazioni siano riconoscibili, ma se sviluppi uno stile unico – ad esempio Jimmy Choo – o un elemento che solo tu usi/puoi usare – le suole rosse di Louboutin – di un logo in bella vista non ce n'è bisogno. Imprimerlo quindi a tutti i costi sulla merce lo vedo più come segno di insicurezza da parte dello stilista, che di qualità certificata del prodotto.

    1. Io non credo sia una scelta dello stilista, quanto del marketing; in Italia sono poche le donne attratte dal logo, ma viaggiando mi sono accorta che all'estero, soprattutto in Asia, vanno forte gli accessori con maxi loghi a vista, dagli occhiali Chanen con logo più grande delle lenti ai foulard Gucci con il monogram impresso milioni di volte!

  5. Perry che? Mai avute. 

    Bamboccina Onyx tarocca su borsone a tracolla. Durante la seconda media ero troppo grassa per permettermi una tee di Fornarina con la F stampata ad ali, poi son dimagrita e mi sono data alla pazza gioia brendizzandomi Miss Sixty. ma mai ho ceduto alle tute. Proprio l'altro giorno discutevo con amici su quant siano brutte e antifemminili… nessuno mi vedrà mai con una tuta!

    La cosa che più mi preoccupa, però, è ripensare ai primi anni della mia adolescenza con le zeppone della Onyx e della Fornarina (secondo me è da questi traumi che detesto le zeppe), poi la moda è cambiata e i tacchi hanno fatto parte di me dai 17 anni in poi. Cavolo, voglio scrivere un articolo.

    Comunque, il logo in vista, spesso è cafone. Se appare la scritta del brand tono su tono non mi da noia alla vista, così come la trama loggata di vuitton, ma è la scritta che risalta che mi disturba il sistema nervoso.

     

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