The true cost: il documentario sul vero costo dei nostri vestiti

Sapete qual è il settore industriale più inquinante del mondo, secondo solo a quello petrolifero? Il magico mondo della moda, che a ben vedere non è poi così leggero e frivolo come sembra.

In questi giorni di relax ho finalmente ceduto a Netflix, dopo mesi di resistenza passiva; per molti il sito è il paradiso delle serie tv ma io ho attivato il mio account per guardare un documentario che mi incuriosiva da mesi, “The True Cost”: vi siete mai chiesti cosa c’è dietro ai nostri amati colossi del low cost e del fast fashion? La risposta è in questo filmato, che dura circa un’ora e mezza ed è sottotitolato in italiano. Potete abbonarvi gratuitamente a Netflix per un mese creando un account in cui gestire anche le liste dei vostri preferiti, preparatevi a dire addio alla vostra vita sociale perché le proposte sono infinite!

the true cost

Come si è evoluto il concetto di shopping negli ultimi anni? Non vi stupirà sapere che è cambiato completamente anche grazie all’avvento di realtà come Zara che consentono di acquistare abiti ispirati a quelli visti in passerella a poche ore di distanza dalle sfilate e a prezzi competitivi. Noi siamo abituati e vedere negozi ben illuminati e vestiti spesso graziosi e invitanti, ma la realtà è ben diversa: gli stessi indumenti vengono realizzati in paesi come il Bangladesh, in fabbriche dove i lavoratori non hanno la più minima tutela, in condizioni disumane e pericolose. I loro stipendi oscillano tra le 2 e le 3 Euro l’ora, come potete immaginare non godono di nessuno dei diritti che per noi sono “scontati” e spesso lavorano in strutture fatiscenti e pericolanti respirando sostanze tossiche e nocive, le stesse che vengono riversate nei fiumi in cui i loro figli fanno il bagno insieme agli animali che mangiano. Devo aggiungere altro? Allora potrei dirvi che il cotone usato per cucire questi capi richiede un massiccio uso di fertilizzanti e pesticidi che stanno decimando le popolazioni che vivono vicino ai campi, e che ogni anno buttiamo via tonnellate di fibre tessili che rimangono nelle discariche a marcire senza un motivo apparente.

E’ un circolo vizioso che sembra essere senza fine, ma la buona notizia è che sono molte le aziende internazionali che hanno deciso di impegnarsi per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e rendere meno dannoso il loro impatto sull’ambiente; c’è però ancora molta strada da fare.

Ovviamente questo post non vuole convincervi a bruciare i vostri vestiti per cedere il passo ad uno stile di vita eco friendly al 100%, per un motivo piuttosto semplice: ad oggi sarebbe impossibile. Nessuna scelta così limitante è oggi possibile secondo me, dal veganesimo all’impatto zero prima o poi succederà di dover cedere alla tentazione dell’altra faccia della medaglia, per necessità o più semplicemente per la nostra volontà, perché siamo pur sempre umani: quello che possiamo però fare, e che secondo me dobbiamo fare, è diventare sempre più informati, così da compiere scelte ponderate in qualunque direzione. Stiamo distruggendo il pianeta e girarci dall’altra parte non serve a molto, capire come e dove possiamo migliorare può invece riaccendere la speranza.

Per anni sono stata anch’io come quelli che fanno finta di niente, sapevo che c’era un problema ma mi sono imposta di pensare che non riguardasse me direttamente, ma suona un po’ patetico non trovate? Il pianeta è la nostra casa ed è uno solo, ci dà la vita ma non può difendersi da solo, vogliamo dargli una mano?

Ecco cosa fare per iniziare, come vedrete non serve stravolgere il proprio stile di vita per promuovere uno stile di vita più sostenibile.

  1. Prima di comprare un capo d’abbigliamento chiedetevi se lo indosserete per almeno 30 volte. Suona stupido, lo so, ma recenti studi dimostrano che le donne considerano “vecchio” un indumento usato per 3 volte: la colpa è sia nostra che del concetto stesso di fast fashion, pensate che da Zara esistono circa 50/100 collezioni l’anno. Come si può stargli dietro? Non si può, e resistere è facilissimo, basta ragionare prima di comprare.
  2. Variate! Lo so, i negozi low cost sono ovunque, hanno prezzi convenienti e abiti carini, ma non siete stanche di essere sempre vestite come le vostre amiche? Di aprire Instagram e di scoprire che altre mille ragazze hanno le stesse scarpe che avete anche voi, o che hanno indossato lo stesso abito per lo stesso tipo di evento? Io sì, dopo una breve ricerca ho scoperto un nuovo marchio interessante che produce capi certificati Fairtrade a prezzi accessibili: non sono bassi come quelli di Zara, ma non lo è nemmeno la qualità dei materiali, ve ne parlerò appena arriveranno tutti i vestiti invernali.
  3. Siete fashion blogger? Dite basta alle collaborazioni con i siti cinesi! So bene che propongono abiti gratis colorati, graziosi e perfetti per le foto, ma vi sentireste a vostro agio ad indossarli in eventi importanti come la vostra laurea, una cerimonia o altro? Io personalmente no, quindi ho detto basta. Anche perché mi è bastato sentire l’odore dei suddetti vestiti per capire che lì dentro c’è tutto tranne che qualità e sicurezza, e la pelle è l’organo più grande che abbiamo, respira e assorbe le sostanze con cui la copriamo: ne vale la pena? La risposta è no!
  4. Comprate e vendete capi usati! Suona un po’ sfigato ma siamo nel 2016, è ora di smettere di pensare che i vestiti di seconda mano siano una prerogativa di fricchettoni e hippie! Prendetevi un secondo per analizzare mentalmente il vostro armadio: quanti dei capi che avete lì dentro sono davvero “usati usati”? Ecco, appunto, si tratta di un finto usato, e lo stesso concetto vale per tantissima altra gente che acquista in modo compulsivo e poi non utilizza niente per più di un’occasione. Iscrivetevi a gruppi di acquisto/vendita, usate le App come Depop e Schpock, visitate i negozi di Humana e Humana Vintage, fate girare la moda e muovetevi! E’ un modo divertente per occupare il tempo e conoscere persone nuove con cui organizzare anche degli Swap Party per continuare a far circolare i vostri vestiti dimenticati.
  5. Leggete le etichette di quello che comprate. Sono lì apposta, prestate attenzione ai materiali e alla provenienza e fate la vostra scelta in completa libertà ma con consapevolezza, vi sentirete incredibilmente liberi, ve lo assicuro.

Non è poi così difficile, no?

 

14 thoughts on “The true cost: il documentario sul vero costo dei nostri vestiti

  1. Bellissimo articolo. Far riflettere su sprechi e danni e’ sempre importantissimo. Molto bello sapere che tu ammetta che sei passata dalla fase di indifferenza a questa fase di presa di coscienza. E con umilta’ e serenita’ riesca a parlarne. Ti fa onore

  2. Il fatto é che Zara, Stradivarius, Bershka e simili non sono nulla in confronto alla presenza e alla vendita massiccia di robaccia cinese. E non parlo di acquisti online. Purtroppo, forse a causa della crisi, dalle mie parti vedo un fenomeno di continuo ribasso di prezzi e di qualità con la conseguente e graduale scomparsa di negozi italiani a favore di interi centri commerciali cinesi. Siamo messi male. É anche il motivo per cui dico sempre che negli outlet della mia città sono scomparse le marche di lusso.

    1. Bè non direi che non sono nulla visto che il Signor Ortega, fondatore del gruppo da cui sono nati questi brand, è il secondo uomo più ricco del mondo; se lui cambiasse le cose già sarebbe tantissimo, un enorme passo avanti e un bellissimo segnale per tutti. Da consumatori abbiamo un potere importante, sono anche le nostre scelte a muovere l’economia e a volte basta davvero poco per cambiare prima a casa nostra, poi parlando con gli amici e così via; i marchi di lusso non sempre sono migliori del low cost, anzi, ma online è facile reperire informazioni per poter scegliere consapevolmente dove spendere.

      1. Certamente, non dico che non serve a nulla l’impatto delle nostre scelte, io per prima lo faccio, specialmente nel settore alimentare. Il problema é che se parliamo di danni al mondo intero il fenomeno cinese mi sembra altrettanto preoccupante, se non di più. A Catania trovo max 2 negozi per brand di quelli sopra citati mentre di negozi e centri commerciali cinesi ne trovo troppi e ovunque. Non voglio essere disfattista ma non riesco a trovare una soluzione a questo fenomeno che si espande a macchia d’olio e che vede sempre più gente che si lascia lusingare dall’economicissimo made in China. Sarebbe bello se la nostra Italia promuovesse dei documentari d’informazione sulle tv nazionali…molti non sono così svegli da volersi documentare autonomamente e preferiscono ignorare. Sul discorso dei beni di lusso mi riferivo di piu al fatto che la loro scomparsa dagli outlet, oltre che dai negozi stessi, é per me sintomo di ridotta capacità economica della domanda e di conseguente ripiego verso scelte lowcost. I negozianti a loro volta si adeguano alla domanda…

        1. Io parlo di danni al mondo intero perché vivo nel mondo intero, sono un po’ gipsy ormai lo sai ma non riesco a pensare a concetti come “la mia città”, “il mio paese”, anche perché vivo tra due posti diversi quindi anche volendo mi mancano le basi 😛

          Però a parte gli scherzi, il “fenomeno cinese” e il “fenomeno Zara” (semplificato alla grande, ma penso si capisca quello che intendo) sono esattamente la stessa cosa, diciamo che è più facile parlare di Zara perché ci sono appunto un nome e un’azienda di riferimento, cose che mancano nella realtà cinese. Credo che qualche programma come Report abbia sollevato la questione, ma a guardarli è lo stesso pubblico che sa anche documentarsi autonomamente online, gli altri continuano a guardare Barbara D’Urso e Il Segreto senza crearsi problemi! Non so come facciano ma mi accontento di non essere così 😉
          Questo post mi ha stupito, ho ricevuto feedback inattesi e confessioni stupefacenti, segno che l’argomento interessa e che pur sapendo che il singolo non cambia il mondo siamo in tanti a volerci mettere il nostro impegno: per me è già un ottimo inizio!
          Concludo con un pensiero forse troppo romantico di Paulo Coelho: “Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione”. Faccio quello che posso, spingendomi sempre un po’ oltre ma con la ferma consapevolezza che viviamo in un mondo difficile, in cui essere perfetti e coerenti al 100% è tristemente impossibile: ci ho combattuto per anni, partendo proprio dal discorso dell’alimentazione, alla fine ho dovuto accettare che purtroppo da qualche parte bisogna cedere.

  3. Ah ma tranquilla, sentirsi cittadini del mondo ormai deve essere il nostro obiettivo! Parlavo della mia città perché conosco bene questa di realtà e immagino che altrove non sia tanto diverso.
    Una puntata di Report non basta ahimè ahaha..
    Beh, che dire… Continuo con i piccoli gesti a “salvare il mondo”, scelgo su ciò che mi é possibile scegliere compatibilmente alle mie esigenze. Neanch’io sono un fenomeno a volte cedo perché accanirsi a cercare la cosa biologica, ecofriendly etc. diventa impossibile.
    É già un buon segno che ci siano stati tanti feedback!

  4. Bellissimo post, Sara. In particolare due cose che hai scritto mi hanno spinto a riflettere. La prima: “chiedetevi se un vestito lo indosserete 30 volte”. Ebbene, penso che tre quarti dei capi del mio armadio siano ampiamente sotto i 30 utilizzi e questo è davvero, davvero triste. Il comprare per il comprare è quasi patetico, lo so!! La seconda, che in verità hai scritto in un altro post, riguarda l’iscrizione alle newsletter di siti di vendite (non serve dire quali!). È innegabile che ricevere quotidianamente le mail che ti ricordano quali brand puoi trovare quel giorno a prezzi stracciati, ti induca a spendere praticamente quasi ogni giorno. Non sono ancora riuscita a decidermi e ancora ricevo ogni santo giorno quelle mail…ma ci sto pensando. Seriamente.
    Ah, guarderò quel documentario

    1. Sono contenta che ti abbia aiutata a riflettere, non lo dico per dire ma il primo step è davvero quello più importante!
      Pensare di non comprare mai più niente è assurdo ma siccome abbiamo un potere enorme da consumatori è doveroso informarci e fare scelte ragionate, qualsiasi esse siano; vedrai che piano piano inizierai a cancellare le newsletter senza aprirle, poi ti cancellerai e già avrai fatto un altro passo! Poi fammi sapere cosa pensi del documentario, tanto su Netflix puoi guardarlo quando vuoi, io ne ho salvati una decina per le giornate di pioggia come oggi 😛

  5. Ecco, anche questo è un post che avevo visto su facebook e volevo assolutamente leggere!
    Mi sembra che tu sia una delle poche ad avere buon senso e a proporre idee ragionevoli! In generale quando si parla di ecosostenibilità, la gente tende ad essere un po’ estremista, per non dire invasata! Secondo me si ottiene l’effetto contrario.. Almeno, per me è così!

    Per quanto riguarda la regola delle 30 volte… ehm ehm…
    Vale anche per le scarpe?;)

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