Le chiacchiere del sabato: Motivi MadeOnMe e il dilemma delle taglie

Motivi MadeOnMe: donne e taglie

Come vi ho accennato ieri su Facebook oggi inauguro questa rubrica di chiacchiere in libertà. Mi trovo sempre a dire la mia nei blog degli altri, spesso scrivo dei papiri infiniti che nessuno legge perché ormai il concetto di commenti nei blog è cambiato da quando io ho iniziato a scrivere anni fa, ma siccome sono vecchia dentro sono rimasta legata a quel periodo di condivisione e scambio di opinioni. Mi piace l’idea di dedicare questo spazio a temi diversi, attuali e “caldi”, è anche un modo per farmi conoscere meglio; mi piacerebbe anche che mi aiutaste a scegliere nuovi argomenti di volta in volta, per adesso l’appuntamento è per il sabato mattina, momento perfetto per una chiacchierata tra amiche, ma potrei anche estenderlo alla domenica. E ora preparatevi una bella tazza di tè o caffè, buona lettura!

 

Qualche settimana fa leggendo il blog di Agata, Chic Che Non Impegna, ho scoperto la nuova collezione di Motivi MadeOnMe, che si presenta come la risposta ad uno dei problemi che affliggono noi donne: trovare abiti adatti alla nostra fisicità. Il brand ha proposto tre mini collezioni dedicate a tre donne diverse, diamante, perla, e sirena.

Motivi MadeOnMe
Ho trovato subito piacevole una classificazione tanto attenta, lontana dai soliti “pela, mera, clessidra” che sono senza dubbio facili da visualizzare, ma anche poco gratificanti; ma ancora di più ho apprezzato molto la totale mancanza di riferimenti alle taglie: Motivi infatti parla di forme, non di numeri.

Motivi MadeOnMe, le polemiche sul web

E’ per questo che non ho ben compreso l’ennesima polemica scoppiata nel web in merito a questa iniziativa: sì, nei cataloghi e nei lookbook gli abiti sono indossati dalla classica modella alta e magra, e allora? Si può essere alte e magre ma avere comunque le spalle strette rispetto ai fianchi, si possono sognare forme più morbide, non è che essere magre sia per forza la perfezione assoluta per tutti. E in questo, mi dispiace dirlo, siamo noi donne a sbagliare, non i brand che continuano a proporre modelle snelle.
Anche nell’abbigliamento maschile si scelgono testimonial super bellissimi, con degli addominali da panico, ma avete mai sentito un uomo lamentarsene!? Io mai, davvero, nemmeno quando mi sono trovata davanti a David Beckham in mutande alla stazione Termini. Ah, purtroppo si trattava solo di una foto. Enorme, ma sempre bidimensionale!
Se noi imparassimo per prime ad accettarci per come siamo vivremmo meglio anche le imposizioni che arrivano dall’esterno, siamo sempre noi a cercare etichette da appiccicarci addosso. “Curvy”, “morbida”, sono parole, solo definizioni che non bastano e non devono bastare a definire una persona. La chiave è stare bene con noi stesse, prima ancora di preoccuparci del numero riportato sull’etichetta di un vestito, perché c’è in ballo molto più di una giornata di shopping finita male. La cosa più assurda, che ho vissuto anche io in prima persona, è che se provando un paio di scarpe della nostra taglia risulta stretto ce la prendiamo con il modello “fatto male”, se invece capita con una gonna siamo automaticamente noi ad aver sbagliato a mangiare la cioccolata guardando un film la sera prima, o le patatine fritte mentre spettegolavamo con le amiche durante l’happy hour. Come se un eccesso potesse davvero fare danni irreparabili!
Quando ero più piccola ho avuto anch’io i miei momenti no, non posso negarlo, ma negli ultimi anni ho imparato, e sto ancora imparando, a vivere con più distacco certe situazioni; ma soprattutto ho imparato a rispettare il mio corpo, a prendermene cura, non perché “se sono magra vengo apprezzata e ho la vita più facile”, ma perché lo vedo come il mio “contenitore”, il “mezzo” che mi permette di stare al mondo e di fare tutte le cose che amo di più. “Stare bene” è la prima cosa che mi consente di uscire, viaggiare, ballare, ridere, per questo mi impegno a fare tutto il possibile per mantenere questo status il più a lungo possibile.
Quindi ben vengano brand che si interessano a vestire ogni forma per enfatizzare al massimo i punti di forza, nascondendo i difettucci che tutte, TUTTE abbiamo. Non mi dite che non è vero, pensate alla parola Photoshop e vi ricorderete che ho ragione! Conta la salute, non la taglia stampata sopra un’etichetta!
Ultimamente ho notato una tendenza a trovare sempre l’aspetto negativo in ogni cosa: “bella iniziativa, ma le modelle sono magre”, “bei prodotti, ma se li inviano alle blogger voglio riceverli anche io”. Ma basta! Come dice sempre mio fratello “tutto quello che viene detto prima di un <ma> si dimentica appena si finisce la frase”; è un grande saggio, lo so bene!
Prendiamo il bello che c’è in ogni cosa e cerchiamo, quando possibile, di cambiare il “brutto”: in questo caso cambiare non vuol dire affamarsi per raggiungere un ideale di bellezza che non esiste, ma modificare il proprio punto di vista, e il proprio modo di vedere le cose, di vedere noi stesse.
E’ un percorso complicato, noi donne sappiamo essere molto severe con noi stesse, lo sono stata anche io, ma vi assicuro che alla fine del viaggio vi sentirete infinitamente più leggere, e ripensare a come eravate prima vi farà sorridere, come sto facendo io in questo momento, mentre ripenso alla me di qualche anno fa, quella che voleva cambiare tutto, tranne il suo modo di pensare. Che invece è l’unica cosa che ho modificato, per fortuna!

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PS: nel remoto caso in cui qualcuno se lo fosse chiesto la risposta è no, il post non è sponsorizzato da Motivi!

15 thoughts on “Le chiacchiere del sabato: Motivi MadeOnMe e il dilemma delle taglie

  1. Mi piace questo metodo di dire le taglie dovrei provare! Comunque molto interessante questo post sono d’accordo sul tuo modo di pensare, crescendo finalmente si riesce ad apprezzare di più noi stesse e come siamo fatte! baci

  2. Mi piace molto come scrivi. Emergono sempre spirito, ironia ed autoironia, ma anche una coinvolgente indole critica ed una propensione all’approfondimento. Ho letto d’un fiato ciò che hai scritto, come sempre, e mi sono riproposta di risponderti. Ho cercato di raccogliere un po’ pensieri e riflessioni, poi mi sono resa conto che se avessi dovuto scrivere tutto ciò che vorrei mi occorrerebbe uno spazio pari al tuo, forse il doppio. Allora cerco di sintetizzare. Innanzitutto prometto che cercherò di essere presente il più possibile, il sabato mattina. Tutt’al più leggerò qualche ora dopo, ma non me dimenticherò.
    La classificazione proposta da Motivi dimostra sicuramente più sensibilità nei confronti del mondo femminile, di certo più di chi aveva proposto l’avvilente catalogazione pera-mela-cressidra. Sono d’accordo solo in parte quando dici che non sono i brand a sbagliare, ma solo noi donne. Hai ragione al 50%. Noi sbagliamo perché li seguiamo, ma loro sbagliano a continuare a proporli. Ho l’impressione che avvenga quasi solo in Italia. In Inghilterra, ma anche negli USA, le donne curvy hanno pari dignità rispetto alle più snelle, ci sono tantissime modelle curvy e la moda over size viene seguita con grandissimo interesse. Ora io non voglio fare una campagna a favore delle taglie forti, perché sono contraria agli eccessi e so benissimo che una certa soglia non va superata, anche nel peso e nelle dimensioni. Però il confine va portato un po’ più in là. E questo può avvenire soltanto se le donne hanno più consapevolezza dell’interesse che suscita una silhouette/sirena e soprattutto se i brand entrano nell’’ordine di idee di assecondare questo trend (fa anche rima, brutta peraltro!).
    Star bene è la cosa fondamentale, come sottolinei vigorosamente verso la fine. Ed ancor più saggia e intelligente è l’osservazione con cui poni l’accento sul fatto che sono bene accolto “i brand che si interessano a vestire ogni forma per enfatizzare al massimo i punti di forza, nascondendo i difettucci che tutte, TUTTE abbiamo”. Una stretta di mano. Non voglio dilungarmi, già mi secca aver scritto un sacco più delle altre amiche. Poi di sicuro ne riparleremo. Un bacio!

    1. Avevo scritto un commento lunghissimo ma si è cancellato, provo a ricordami tutto!
      Iniziava con “mi casa es tu casa”, il mio blog è una piazza aperta a tutti quindi non ti preoccupare per lo spazio che occupi con un commento, io adoro leggere quelli belli lunghi! E ti ringrazio subito anche per la parte che hai dedicato a me, è bellissimo sapere che quello che scrivo vi fa compagnia e vi piace 🙂
      Tornando al post, i brand, tutti i brand, ormai fanno riferimento alla vecchia storia del “nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”; una volta era una strategia usata dai più scaltri, adesso è normale basare un intero progetto su pubblicità che hanno come protagoniste testimonial discutibili, musichette insopportabili e slogan provocatori!
      Il caso di PittaRosso nel 2014 ha fatto discutere tantissimo, la pagina Facebook è stata presa d’assalto da consumatori avvelenati, il marchio ha vinto il premio per la pubblicità peggiore dell’anno, e ha sicuramente aumentato il fatturato. Non lo so per certo, ma ho questa sensazione! Da consumatrice ho imparato a dare il giusto peso (minimo) alle scelte marketing dei brand, cerco sempre di prendere le distanze da quello che arriva dall’esterno, perché si tratta sempre di influenze indirizzate ad uno scopo, far parlare di se; e con Motivi sta funzionando, stanno collaborando con Carla Gozzi e sotto ai suoi post su FB si è scatenato l’inferno, ma nessuno si è preoccupato più di tanto, anzi! Io al posto del “Signor Motivi” o del “Signor Pittarosso” e così via non dormirei la notte per l’ansia di aver infastidito così tanta gente, per fortuna non mi occupo di marketing!

      UK e USA sono aree sicuramente più abituate alla presenza di donne curvy e purtroppo anche obese, ma non pensare che lì abbiano vita facile, dipende molto dalle zone! Hanno sicuramente più scelta a livello di shopping, questo sì, ma anche lì i modelli di riferimento sono gli stessi che abbiamo noi, anche se ogni tanto vengono accompagnati anche da forme più umane! Però lì le blogger “curvy” vengono seguite molto, cosa che qui purtroppo ancora non capita, spesso trovo i loro link nelle pagine Facebook dedicate alla “satira un po’ acida” con commenti davvero poco costruttivi!
      Siamo sicuramente indietro rispetto a tante parti del mondo, ed è un peccato, ma rimango fiduciosa per il futuro!

  3. Ah ah ah come hai ragione quando dici che magrezza non equivale a felicità! Sto per compiere quarant’anni e negli ultimi quattro sono nate le mie due bambine. Dopo due gravidanze sono tornata alla Tg.40 e non ho mai fatto sport, se non camminare per la mia città. Mi piace il mio corpo e indosso qualunque cosa mi piaccia, ma da ragazzina ero talmente magra che mi vergognavo, delle mie gambe che sembravano stuzzicadenti per esempio, e non indossavo mai nulla di aderente.
    E tutte le mie amiche a far diete perché tendevano ad essere cicciottelle…io avrei pagato oro per qualche kg in più!!!
    Insomma, vorrei solo dire che non sempre essere magri per costituzione significa essere felici!!

    1. Ti capisco molto bene, è successo anche a me da piccola ed è stato tremendo! Per fortuna avevo intorno persone intelligenti, ma quando le mie “amichette” hanno cominciato a parlare di anoressia con precisi riferimenti alla mia magrezza è stata dura, fino a quel momento non mi ero mai posta il problema di essere magra e nemmeno sapevo che esistessero i disturbi alimentari! La cosa si è risolta da sola, ma so per certo che anche essere molto magri può non essere una passeggiata, solo che si tende sempre a parlare della situazione opposta, perché forse è la più comune!

  4. Trovo eccellente l’idea di Motivi, non capisco perché ne sia nata una polemica: meglio un capo d’abbigliamento che valorizza, piuttosto che la taglia stampata sull’etichetta, che a volte è pure fuorviante (prendi Luisa Spagnoli…).

  5. Un po’ le capisco le donne che criticano le modelle magre usate come standard unico per tutte le forme, se non altro perché sembrano tutte uguali, e non si capisce chi é quella coi fianchi abbondanti o quella con le curve a sirena! Secondo me la resa diversa di un vestito su diverse fisicità si sarebbe colta meglio con modelle con curve più evidenti! Mi ricorda un’iniziativa fatta da levi’s per i loro jeans demi e bold curve, e avevano usato solo modelle magrissime, e la differenza di resa dei jeans su vari ‘tipi di curve’ non saltava all’occhio, ed era un peccato perché l’iniziativa era molto valida!

    1. Le capisco anch’io, ma non ha senso lanciare una crociata contro un brand solo perché sceglie modelle tutte uguali! Anche se la modella avesse la mia fisicità avrei comunque bisogno di provare su di me lo stesso abito, perché poi sono io che devo indossarlo, quindi per me il manichino che lo veste dei lookbook conta davvero poco e niente!

  6. Ciao Sara,
    Io sono una frana in ambito moda, mi piacerebbe tanto osare e cambiare il mio stile basic, pensa che indosso quasi sempre dei miniabiti perché non sono in grado di abbinare maglia e pantaloni.
    Tu però hai una grande dote, la capacità di far innamorare del mondo della moda anche quelle come me che pensano di non potervi fare parte. Sei una persona straordinariamente ‘normale’ e questo ti fa apparire vicina, sei davvero l’influencer della porta accanto, quella che ti tende una mano facendo riferimento alla quotidianità, non sei come la maggior parte delle youtubers che sembrano confinate su un’ isola che non c’è! continuerò a seguirti anche nella speranza di riuscire a costruire uno stile tutto mio. Complimenti per tutto!

    1. Ciao Eleonora, hai scritto davvero un commento bellissimo e importante per me, ti ringrazio davvero tanto!
      Non mi interessa pormi sul piedistallo, mi diverte riuscire ad esservi utile, ed è emozionate leggere parole così carine, grazie ancora!

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