Daniele Amato, 15 anni, shoe designer

No, non c’è nessun errore nel titolo, quello che ho scritto non solo è corretto, ma è anche impreciso, perché Daniele Amato, classe 1997,  il più giovane designer di scarpe che questo mondo abbia mai conosciuto, ha iniziato a disegnare scarpe quando aveva sette anni. Se state pensando ad un ragazzino con tanta fantasia e una vaga capacità di disegnare vi sbagliate, perché Daniele ha convinto in pochi minuti anche Manolo Blahnik, notoriamente poco avvezzo alle attenzioni di un pubblico tanto giovane.

Daniele Amato è un figlio d’arte, è proprio grazie all’azienda pellettiera di famiglia, Leu Locati, che ha avuto la possibilità di avvicinarsi al mondo delle borse prima, e delle scarpe poi, proprio grazie ad un fortunato incontro con il nostro amatissimo Manolo; sarò sincera con voi: appena ho letto la prima mail che mi ha inviato Daniele ho pensato ad uno scherzo, ma mi è bastato rileggere quelle righe per capire che dietro a quella determinazione tanto trasparente e sincera doveva esserci qualcosa. E il qualcosa è una collezione di scarpe e borse eleganti, lussuose, caratterizzate da un ottimo bilanciamento tra materiali preziosi scelti dallo stesso designer e modelli puliti nelle forme, e per questo sobri e sensuali.

scarpe daniele amato

 

Secondo voi innamorarsi professionalmente di un artista tanto giovane è illegale!? Io sono davvero senza parole, le scarpe di Daniele mi piacciono molto, adoro la sua storia e spero davvero che il suo successo aumenti giorno dopo giorno, perché il suo talento merita di arrivare in alto.

 

 

19 thoughts on “Daniele Amato, 15 anni, shoe designer

  1. Che talento! Veramente eccezionale. Sarà anche figlio d’arte, ma è solo farina dql suo sacco, complimenti. Tre modelli veramente straordinari.

  2. Se a 15 anni disegna già con questo talento, figurarsi tra qualche anno… Il primo sandalo è stupendo, ma mi piacciono molto anche le scarpe della terza foto. Peccato per la scelta del rettile, ho visto sul sito che ha fatto uso anche del coccodrillo. Daniele, sei giovane quindi sei il futuro, EVITA almeno tu, per favore. Non sono i rettili e le pellicce che conferiscono classe e qualità a una calzatura.

    1. Cara chris , sono scelte di stile io non obbligo nessuno a comperare i miei prodotti a maggior ragione se uno la pensa così infatti io le propongo sia in coccodrillo sia in camoscio o raso e se la richiesta è quella io mi adeguo alle ricerche del mercato e poi l’azienda dei miei è specializzata in materiali d’alta gamma ! quindi…

      1. Rispondo per me, so che poi Cri farà lo stesso: la qualità di un prodotto non sempre significa scegliere materiali di un certo tipo, soprattutto se si tratta di pellami di animali usati solo per quello scopo. Io muoio dalla voglia di vedere quale designer di livello, per primo, presenterà una linea di qualità, ben fatta e vegan, a disposizione delle donne che, come me, rinuncerebbero alla pelle in un secondo. Eppure lo fanno solo per la star di turno, come se noi non fossimo all’altezza, è un gran peccato, ma per tutti, non solo per te sia chiaro, è un discorso che facciamo sempre quando scrivo di “pelliccia, rettile, etc”, materiali che mai acquisterei per scelta personale! 🙂

      2. Daniele, al di là delle ricerche di mercato, nessuno ti obbliga a usare un certo tipo di materiale per conferire maggior lusso al tuo prodotto. Se è bello e valido, parlerà da sé indipendentemente dal materiale usato. Capisco che devi conquistare il mercato e che l’azienda di famiglia è altamente specializzata nella lavorazione di certi materiali, ma ripeto, finché ciò che progetti si può realizzare anche senza causare inutile sofferenza col solo scopo di seguire la moda – quindi per soddisfare il capriccio di esseri superficiali e insensibili -, allora non c’è giustificazione che tenga. Ricordati che le pellicce nonché le pelli dei vari rettili si ricavano scuoiando gli animali VIVI. Ciò che tu come tanti altri stilisti proponete è quindi un’agonia atroce. Non esiste giustificazione per una barbarie simile, mi spiace. A maggior ragione quando esistono materiali che imitano ad esempio la pelle di serpente alla perfezione rendendosi indistinguibili dalla pelle vera.
        Se dunque esiste un’alternativa si ha sempre una scelta. Se hai la possibilità di scegliere, non tirare in ballo il mercato e il marketing come giustificazione, per favore, è veramente inappropriata, soprattutto in un momento in cui la gente si mobilita sempre più numerosa contro le pellicce e la vivisezione in tutto il mondo occidentale.
        Shoe, se ho rubato troppo spazio per rispondere chiedo scusa e stai tranquilla: non tornerò più sull’argomento.

        1. Lo scambio di opinioni è sempre ben accetto, l’argomento mi tocca in prima persona ma accanirsi così solo perché la persona in questione è effettivamente presente sul blog e risponde direttamente ai commenti mi sembra eccessivo, dopotutto anche Casadei usa pelle di rettile, perché non scrivere anche a lui in bacheca su FB? Il consumatore ha il più grande potere, quello di poter scegliere cosa acquistare, conosci bene le mie scelte di vita quindi ovviamente su questa cosa sono d’accordo con te ma puntare il dito su un designer come se fosse solo colpa sua mi sembra una forzatura!

          1. Ma io non punto il dito, mi sono limitata a rispondere, visto che il designer è intervenuto in prima persona per giustificare le sue scelte. Mi sono anche riferita in generale a “tanti altri stilisti” (e forse avrei dovuto scrivere “praticamente tutti”, ahimè). In ogni caso mi spiace se hai frainteso, figurati se è nelle mie intenzioni accusare una sola persona quando sappiamo che *tutti* compiono lo stesso tipo di scelte.

  3. È davvero bello capire fin da piccoli la propria passione e coltivarla con così tanto impegno! Mi piacciono tutti e tre i modelli proposti, ma sono d’accordo al 100% con Chris!

  4. Modelli carini, ma già visti…no? Personalmente io metterei solo il primo sandalo, le altre due non mi piacciono su di me. La scelta del rettile mi piace invece, trovo li renda meno banali!
    Quanto al discorso che abbia 15anni…è probabile che il figlio di un elettricista, a 15 anni sappia creare una prolunga da solo, collegando il +, il – e la massa…o che il figlio del meccanico a 15 anni sappia smontare un motore…Certo, ci vuole la capacità e ci vuole la passione, ma il fatto di avere una determinata famiglia non solo aiuta, ma è fondamentale. Se fosse stato il figlio del calzolaio del paese probabilmente avrebbe fatto un po’ più di fatica a farsi notare!

    1. Bè oddio, io a sette anni non parlavo con designer famosi, nemmeno sognavo di disegnare scarpe, nascere in un determinato ambiente aiuta ma non è una colpa da pagare, e nemmeno garanzia di successo! Non metto in discussione i tuoi gusti personali, ma da qui a dire che è talentuoso perché è nato in una certa famiglia ce ne passa!

      1. Non dico che è talentuoso perché è nato in una certa famiglia, dico che ha avuto modo di farsi conoscere perché arriva da una certa famiglia, ma se fosse appartenuto a una famiglia differente a quest’ora probabilmente i suoi disegni sarebbero ancora disegni e non staremmo qui a parlare di lui. Non è una colpa, è fortuna! Ben per lui! Credo che siano meglio i suoi modelli rispetto a quello di tanti altri stilisti ben più noti e costosi, sono modelli non solo da passerella, ma portabili da gente comune, come una scarpa deve essere.

        1. Precisazione: probabilmente i suoi disegni sarebbero ancora disegni e non staremmo qui a parlare di lui…non perché i disegni non fossero belli, ma perché avrebbe fatto più fatica a farsi notare!
          Ho un amico che disegna/realizza vestiti meravigliosi, ma lavora in un negozio di alimentari…se i suoi genitori fossero stati stilisti, probabilmente a quest’ora anche i suoi vestiti sarebbero sulle passerelle!

          1. Ho capito il tuo punto di vista, purtroppo non tutti hanno la fortuna di riuscire perché non basta il merito, ci vuole anche una dose di fortuna che però non garantisce nulla, soprattutto nel lungo periodo!

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